La senna: effetti e controindicazioni del lassativo vegetale

La senna: caratteristiche generali

La senna è una pianta utilizzata in fitoterapia la cui coltivazione ha origini in Egitto e in India, ma è coltivata e utilizzata anche in altre parti del mondo come in Pakistan. Il nome scientifico di questo vegetale è Cassia angustifolia e Senna alexandrina, entrambe piante appartenenti alla famiglia delle Fabaceae che vengono considerate simili dal punto di vista fitoterapico. 

 

 

L'habitat privilegiato della senna sono i terreni aridi ma molto soleggiati e pertanto cresce bene nel bacino mediterraneo. 

I principi attivi efficaci si trovano sia nelle foglie che nei frutti, con concentrazioni diverse nelle differenti parti della pianta. Le molecole presenti nella senna sono diverse, fra cui troviamo mucillagini, flavonoidi, oli essenziali, glicidi, resine e derivati dell'antracene. 

In realtà, nella senna è presente la forma inattiva del principio attivo, pertanto definita "profarmaco". I principali profarmaci presenti sono i sennosidi, composti antrachinonici che all'interno dell'organismo vengono poi metabolizzati nelle loro forme attive, reina e reinantrone. In particolare, la reina è la molecola responsabile dell'effetto lassativo, principale motivo per cui viene utilizzata la senna in fitoterapia. 

 

 

Effetti della senna e meccanismo d'azione

La senna viene molto utilizzata come lassativo, spesso in unione con altre sostanze all'interno di preparati fitoterapici. Questa pianta viene quindi somministrata in caso di stitichezza particolarmente grave, dati gli effetti collaterali che il suo uso può comportare. Fra questi ultimi vi sono crampi addominali e nausea. Per questo motivo, questa pianta viene spesso associata ad altri preparati a base ad esempio di cannella, chiodi di garofano e zenzero, al fine di ridurre le conseguenze negative di un suo uso, specie se prolungato nel tempo.

Il tempo di azione della pianta è di circa 12-16 ore, dopo i quali si esplicano gli effetti lassativi, che sono prevalentemente legati agli estratti dei bacelli della pianta, mentre sono meno utilizzati a questo scopo quelli delle foglie. Gli effetti lassativi sono dovuti alla presenza degli antrachinoni, i principi attivi della pianta. Essi non sono assorbiti a livello intestinale e arrivano a livello del colon intatti. In questo sito subiscono l'azione della flora batterica intestinale che andrà a convertirli nella forma libera, che esplicherà la sua azione lassativa. Quest'ultima è dovuta al fatto che queste molecole favoriscono il riassorbimento di acqua a livello dell'intestino crasso, portando all'ingresso all'interno della cellula di cloro e sodio e alla secrezione di potassio. Come conseguenza si avrà il richiamo di acqua a livello intestinale e l'aumento della massa fecale. Inoltre, i principi attivi della senna favoriscono la motilità intestinale attraverso la stimolazione dei nervi presenti nell'intestino crasso.

 

 

La senna, quindi, viene utlizzata in prevalenza per trattare la stipsi dell'adulto, evitando di utilizzarla nei bambini per gli effetti collaterali che essa può avere. 

Va precisato inoltre che, come per tutti i lassativi, le foglie di senna o simili non fanno dimagrire, ma portano soltanto alla riduzione dei liquidi corporei con tutte le conseguenze che un eccesso di questi effetti può causare. Non si ha invece, in questi casi, la perdita della massa grassa, che è l'obiettivo reale di un qualsiasi trattamento volto al dimagrimento salutare e reale. 

Controindicazioni e interazioni della senna

La senna è controindicata in caso di disturbi intestinali di vario genere come ulcera peptica, colite e appendicite. L'uso della senna è sconsigliato anche per bambini al di sotto dei 12 anni, così come anche per persone affette da diverticolosi, oppure da occlusione intestinale, emorroidi o fistole perianali. Inoltre, un uso prolungato della senna può provocare diarrea con dolori addominali e una diminuzione eccessiva della concentrazione di potassio nel sangue.

L'abuso di prodotti a base di senna o di altre piante con derivati antrachinonici può dare assuefazione e quindi ridurre o annullare l'effetto benefico di questi preparati.  

Non è consigliato l'uso della senna in donne in gravidanza o in allattamento. Spesso, infatti, prodotti fitoterapici come quelli a base di senna vengono usati in gravidanza per ridurre la stitichezza che può derivare da questa condizione fisiologica. Si pensa erroneamente, infatti, che essendo derivati da piante non possano provocare effetti collaterali. 

In realtà gli antrachinoni presenti nella senna possono avere effetti irritanti della mucosa intestinale in caso di uso prolungato della senna e possono, inoltre, causare melanosi. Quest'ultima è una condizione che interessa solitamente il colon, ad esito positivo, che è caratterizzata dalla comparsa di colorazioni più scure, tendenti al blu, nella mucosa colica. Queste colorazioni sono dovute all'accumulo negli enterociti di macrofagi ricchi di proteine e lipidi. L'accumulo di macrofagi è dovuto all'induzione di apoptosi da parte degli antrachinoni della senna o di piante simili. Di solito, la melanosi compare dopo 4 mesi circa di assunzione costante di lassativi come la senna. La melanosi è comunque reversibile, come dimostrato anche da alcuni studi, in seguito all'interruzione dell'uso di queste sostanze. 

La senna può avere interazione con i farmaci glicosidi cardiaci, in quanto il loro effetto di aumento della contrazione cardiaca può essere contrastato dalla riduzione del potassio nel sangue indotto dalla senna. 

Altre interazioni della senna sono con i corticosteroidi e i diuretici, ma anche con tutti i farmaci assunti per via orale, a causa della riduzione del loro assorbimento intestinale indotto dall'effetto lassativo della senna. In particolare, in associazione con i diuretici potrebbero portare ad un eccessiva escrezione di potassio. 

La senna è cancerogena?

Uno studio del 2006 si è occupato di dimostrare gli effetti collaterali dell'assunzione della senna, utilizzando come modello sperimentale ratti a cui sono state somministrate diverse dosi di questa pianta, fino ad arrivare a 300 mg per kg di peso corporeo. Sono state realizzate successivamente diverse valutazioni in merito agli effetti di questa somministrazione. In particolare, eccetto gli effetti dovuti all'adattamento dell'organismo all'effetto lassativo, comunque reversibili successivamente all'interruzione del trattamento, non sono state osservate alterazioni neoplastiche, anche dopo una somministrazione di quasi 2 anni al dosaggio massimo considerato. In base a questo studio, quindi, è stato concluso che la senna non ha potere cancerogeno. Restano ancora da fare ulteriori studi, in diversi modelli sperimentali, che confermino questo risultato. 

 

 

 

 

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