Disturbi del sonno: caratteristiche, rimedi e cause

I disturbi del sonno possono essere di diverso genere ma in ogni caso colpiscono quel momento della giornata, il sonno appunto, in cui il nostro organismo interrompe i rapporti con gli stimoli circostanti, sia con quelli percettivi che motori, in uno stato in cui la parte cosciente del nostro cervello viene temporaneamente sospesa. Grazie al sonno, il nostro organismo può reintegrare le forze e la salute sia psicologica che fisica, promuovendo quindi lo stato di salute generale dell'organismo. Si stima che le ore di sonno adeguate sono circa 8, in cui si ha il recupero dell'organismo e soprattutto della memoria. 

 

 

Vediamo di seguito quali sono le principali caratteristiche dei disturbi del sonno, i rimedi e a chi rivolgersi in questi casi. 

Stadi del sonno

In condizioni fisiologiche il sonno è composto da diverse fasi. Quella REM vede un verificarsi di movimenti oculari rapidi, chiamati appunto "Rapid eye movements". L'altra fase è quella NREM, ossia quella non REM, composta da cicli che si alternano durante il riposo per una durata simile fra loro.

In generale, abbiamo 5 stadi del sonno: 4 stadi NREM e uno REM. Anche queste fasi si alternano, iniziando prima dai 4 cicli di NREM, per poi passare alla fase REM che dura 15 minuti circa. Questo primo ciclo dura 100 minuti circa ed è seguito poi da altri cicli simili. 

 

 

Nella fase REM si ha attività cerebrale ed è infatti la fase in cui si sogna. Si hanno quindi maggiori attività metaboliche rispetto alla fase NREM, con il consumo di glucosio e ossigeno dovuto all'attività cerebrale. In questa fase sono attive quelle porzioni cerebrali che controllano le emozioni, che infatti proviamo durante il sogno. La corteccia prefrontale non è, invece, attiva e questo rende conto della difficoltà nel ricordare i sogni una volta svegli. 

L'alternarsi del sonno e della veglia è controllato a livello cerebrale da porzioni cerebrali specifiche deputate alcune a controllare lo stato di veglia, altre quello del sonno. Nel prendere sonno si ha una ridotta stimolazione dei sistemi di veglia, presenti in particolare ne tronco encefalico. Nella fase NREM questi sistemi neuronali subiscono una scarica stimolatrice molto bassa, che si riduce maggiormente nella fase REM. 

La stimolazione dei centri per la veglia, chiamati "formazione reticolata" sono dovuti a neurotrasmettitori. Alcuni promuovono il sonno, come il GABA e la galanina, altri devono essere inibiti perchè si inizi il sonno, come nel caso dell'adenosina. Alcuni composti assunti con la dieta possono andare ad agire proprio su questi centri nervosi, come nel caso della caffeina che impedisce l'azione dei neurotrasmettitori promotori del sonno, provocando quindi un effetto anti-sonno. 

Nella fase NREM avviene la memorizzazione dei comportamenti appresi durante la veglia, e per questo motivo è importante avere un sonno ristoratore e di quantità di ore sufficientemente adeguate. Le ore di sonno sufficienti per la maggior parte delle persone, che sono 8, potrebbero essere non sufficienti per altre, che potrebbero aver bisogno di 10 ore di riposo. Al contrario, alcune persone recuperano in meno tempo, con 5-6 ore di riposo che risultano sufficienti ad essere svegli e attivi durante la giornata. 

Disturbi del sonno: insonnie, parasonnie e le altre tipologie

Questo tipo di disturbi possono essere di vario genere, e vanno dall'incapacità di prendere sonno e dormire in modo adeguato ad una presenza di sonnolenza eccessiva durante il giorno, a cui spesso non si può resistere. Come si può notare, quindi, sono disturbi agli antipodi ma che colpiscono la stessa sfera della vita di un individuo: il riposo. 

I principali disturbi del sonno sono: insonnie, parasonnie, ipersonnie, disturbi del ritmo sonno-veglia. 

L'insonnia è quella più comune e più nota, ed è dovuta ad un'incapacità nel prendere sonno facilmente o nel non riuscire a dormire una quantità di tempo sufficiente al riposo. L'etimologia del termine "insonnia" deriva, infatti, da "insomnia", ossia "mancanza di sogni. Vi sono 3 tipi di insonnie, che si differenziano per il momento del riposo in cui si verificano. 

Abbiamo quindi: 

  • insonnia iniziale, in cui si ha difficoltà nel prendere sonno;
  • insonnia intermittente, in cui la difficoltà sta nel proseguire il sonno e si hanno quindi numerosi risvegli nel corso del riposo;
  • insonnia terminale, in cui ci si sveglia prima del previsto e non si riesce a riprendere più sonno.

Si parla di "insonnia transiente" quando l'insonnia si verifica per un tempo ristretto e sporadicamente, e dura quindi solo pochi giorni. Se la durata è, invece, maggiore, ad esempio un mese, si parla di "insonni acuta". L'insonnia cronica è quella che dura più di un mese e porta ad accumulo di ore di sonno perse e necessarie, quello che viene chiamato "debito di sonno". Questo porta a conseguenze negative sulle capacità fisiche e mentali dell'organismo. In particolare, si possono avere disturbi della memoria e dell'attenzione, nonchè umore alterato. L'insonnia cronica porta anche a disturbi a livello metabolico, predisponendo a patologie come diabete, obesità e ipertensione

 

 

Opposta all'insonnia vi è l'ipersonnia, ossia una sonnolenza eccessiva in cui vi sono brevi fasi di sonno anche fuori dalle ore di riposo. Questo ha conseguenze anche per la vita della persona che ne soffre perchè incide anche sulla sua capacità di svolgere le normali attività quotidiane. Esistono diversi tipi di ipersonnie, racchiuse nell'acronimo ESD (Eccessiva Sonnolenza Diurna). Chi ne soffre può essere colpito dal sonno nelle situazioni più impensabili, anche alla guida ad esempio. Ogni tipologia di ipersonnia ha le sue cause e terapie, che devono essere identificate in modo accurato. I sintomi comuni a tutte le tipologie di ipersonnie sono cefalea, calo del desiderio sessuale, difficoltà nella concentrazione, ansia e depressione

La più famosa tra le ipersonnie è la narcolessia, o malattia del sonno. Essa è una vera e propria patologia dovuta ad un'alterazione dei centri cerebrali che regolano il ritmo sonno-veglia. Può determinare cataplessia, ossia perdita delle forze fisiche, soprattutto in seguito alle emozioni, allucinazioni simili ai sogni ad occhi aperti, paralisi del sonno prima e dopo il sonno. In realtà chi soffre di narcolessia non ha mai un sonno ristoratore, ma entra in fase REM 15 minuti dopo essersi addormentato, senza avere mai una fase di sonno profondo. Di conseguenza non si ha mai un riposo adeguato dell'organismo, soprattutto del cervello. 

Altri disturbi del sonno catalogabili come ipersonnie sono la sindrome delle gambe senza riposo e quella delle apnee notturne. Nella prima si avvertono sensazioni di formicolio e brividi alle gambe, che portano al loro movimento durante il sonno e quindi ad un sonno mai ristoratore. Di conseguenza si ha eccessiva sonnolenza durante il giorno.

Nella sindrome delle apnee notturne, che può essere causata da ostruzione delle vie respiratorie o ad uno stimolo cerebrale che spinge all'interruzione dello stimolo alla respirazione, si ha un risveglio dovuto proprio alle apnee che si verificano mentre il soggetto sta dormendo. Di conseguenza, si ha un risveglio improvviso e un riposo interrotto, che porta a sonnolenza diurna. 

Le parasonnie, invece, comprendono una serie di disturbi del sonno molto variegata che nella maggior parte dei casi colpiscono la fase REM del riposo e determinano spesso un risveglio improvviso. Quest'ultimo può essere dovuto a incubi che determinano il movimento del corpo, oppure a sonnambulismo o comportamenti violenti mentre si dorme. 

L'alternarsi del sonno e della veglia dipendono dai ritmi circadiani, ossia dall'alternarsi del giorno e della notte. Il nostro corpo percepisce queste variazioni attraverso gli "oscillatori interni" che percepiscono i fattori ambientali come l'alternarsi della luce e del buio o la differenza di interazioni sociali. Se cambiano questi fattori ambientali, come nel caso di chi lavora di notte, gli oscillatori interni assumono ritmi diversi da quelli classici di 24 ore e si possono avere talvolta dei disturbi del ritmo sonno-veglia. Quest'ultimi sono disturbi del sonno che portano chi ne soffre a non dormire per un quantitativo di ore sufficiente. 

Cause dei disturbi del sonno

Tutti i disturbi del sonno che abbiamo visto in precedenza possono essere dovuti a diversi fattori. Fra questi abbiamo cause di natura psichica, come il disturbo bipolare, la depressione, l'ansia. Altre cause sono, invece, di natura neurologica, come nel caso della sindrome delle gambe senza riposo. 

I disturbi del sonno possono essere, inoltre, dovuti anche a patologie sistemiche concomitanti, come allergie alimentari, malattie tiroidee, scompenso cardiaco, ipertensione, dolori articolari e artrosi, disturbi di tipo gastrico o anche all'asma bronchiale. 

Nei bambini i disturbi del sonno sono spesso dovuti a disturbi di natura gastrica e digestiva, talvolta anche alla presenza di vermi e parassiti intestinali. Negli anziani sono, invece, dovuti spesso al declino cognitivo. 

I disturbi del sonno sono provocati anche ad alcune sostanze introdotte con la dieta, come il caffè, l'alcol o i cibi particolarmente difficili da digerire. Anche la nicotina può incidere nella qualità del sonno così come anche l'attività fisica fatta poche ore prima di addormentarsi. Inoltre, l'uso di computer, smartphone e altri dispositivi elettronici nelle ore vicine al sonno può comportarne un disturbo e una difficoltà nel prendere sonno. 

Altri fattori esterni possono incidere sul ritmo sonno-veglia, come dei turni di lavoro notturni, specie se effettuati a rotazione, oppure cambiamenti nel fuso orario e voli aerei trans-meridiani. 

Diagnosi dei disturbi del sonno

Nei centri specializzati, i disturbi del sonno vengono diagnosticati con l'esame polisonnografico dinamico. In questo test si registra l'attività cerebrale nel corso delle 24 ore e, sempre nello stesso tempo, si registra il tono muscolare, l'attività respiratoria, la frequenza cardiaca e i movimenti oculari. 

Al soggetto in esame può essere chiesto un diario del sonno e dei questionari validati scientificamente, come quello della "Scala della sonnolenza di Epworth". Questi documenti servono al terapeuta per acquisire informazioni riguardanti le abitudini legate al sonno e quindi per verificare la presenza di eventuali disturbi. 

Conseguenze dei disturbi del sonno

Specie se protratta per lunghi periodi di tempo, la carenza di sonno è nociva per la salute sia fisica che mentale, e provoca diversi disturbi. Fra questi abbiamo astenia, ossia stanchezza cronica ma anche altre conseguenze, come: gonfiore e pallore del viso, tremori e alterazioni sensoriali, in particolare dell'olfatto e della vista. 

Altre conseguenze sono di tipo psichico, come ansia, depressione, irritabilità, difficoltà nella concentrazione, nella memoria e nell'apprendimento. Altri effetti dei disturbi del sonno sono alterata capacità decisionale e perdita di interesse per la realtà. 

La carenza cronica di sonno porta anche allo sviluppo di altre patologie come diabete, obesità, ictus, ipertensione e infarto. Altri disturbi sono di tipo fisiologico, dovuti all'alterazione dell'asse ipotalamo-ipofisario, che generano quindi alterazioni del sistema immunitario, della sessualità e, nei bambini e adolescenti, alterazione della crescita. 

Rimedi e farmaci per i disturbi del sonno

Per questi disturbi esistono diversi tipi di terapie, a seconda della tipologia di problema del sonno e dell'approccio che si vuole adottare, che non necessariamente deve essere farmacologico. 

I rimedi che non comportano l'uso di farmaci sono ad esempio le terapie di "igiene del sonno", in cui si educa il paziente a cambiamenti nello stile di vita e all'assunzione di comportamenti che favoriscano il sonno. Un esempio è l'esposizione solare in modo regolare, in modo da favorire la percezione del ritmo circadiano. Altri comportamenti possono essere l'evitare di dormire nel pomeriggio, oppure la riduzione di caffeina, alcol e nicotina. Può essere talvolta necessario seguire un percorso psico-terapeutico per affrontare le cause dei disturbi del sonno, ad esempio in caso di stress, ansia e depressione. 

Vi sono, poi, rimedi erboristici che evitano il ricorso ad ipnotici e sedativi. Fra questi vi sono rimedi a base di valeriana, luppolo, passiflora, escolzia, tiglio, camomilla e lavanda

Anche alcuni alimenti possono favorire il sonno, come il latte tiepido, che contiene triptofano, precursore della serotonina, molecola che regola l'umore.

Inoltre, vi sono integratori a base di melatonina, molecola prodotta già a livello fisiologico dalla ghiandola pineale e che ha la funzione di regolazione del ritmo sonno-veglia. La supplementazione con questa molecola facilita il sonno e il suo prolungamento, senza gli effetti collaterali dei farmaci ipnotici. 

Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, in passato, fino agli anni '70, si usavano i barbiturici, ora del tutto sostituiti con terapie più moderne. Oggi si usano in prevalenza le benzodiazepine, che però provocano dipendenza. Altri farmaci ipnotici hanno composizione chimica diversa dalle benzodiazepine, come il Zolpidem e il Zaleplon, e vengono chiamati "farmaci Z", perchè al contrario delle benzodiazepine non provocano astinenza se sospesi. 

Spesso, se i disturbi del sonno sono di tipo terminale, e colpiscono quindi un risveglio precoce, si indaga sulla presenza di depressione, che ne è spesso la causa. In questi casi, quindi, al posto degli ipnotici si prendono farmaci antidepressivi

Ricordiamo che in presenza di disturbi del sonno che si protraggono per lunghi periodi di tempo, è sempre bene ricorrere ad una valutazione del medico. 

 

 

 

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