Shirataki (konjac) - Pasta senza calorie

Gli shirataki sono una sorta di spaghetti giapponesi di colore bianco traslucido e di consistenza viscosa e gelatinosa, il nome stesso "shirataki" significa letteralmente "cascata bianca". Gli shirataki sono composti prevalentemente da acqua e glucomannano, una fibra alimentare ottenuta dalla radice del konjac, utilizzata anche come integratore antifame.

 

 

Il konjac è un ingrediente che ha la peculiarità di essere molto ricco di fibre ma di non possedere praticamente calorie, e quindi né grassi né glutine, ecco perché viene spesso consigliato nelle diete alimentari o a chi soffre di celiachia.

Non stupisce, quindi, che si stia diffondendo la mania degli spaghetti shirataki a zero calorie, ormai in vendita in quasi tutti i negozi di prodotti biologici e ovviamente nei market asiatici, anche perché vengono sponsorizzati come "l'elisir di lunga vita dei giapponesi", da tempo noti come il popolo più longevo della Terra.

 

 

I prezzi non sono proprio bassi: un pacchetto di shirataki da 250 g costa all'incirca 1,80€.

Forse è superfluo sottolinearlo, ma è bene sapere che gli spaghetti shirataki hanno tempi di cottura brevissimi, pochi secondi in acqua bollente possono bastare altrimenti si forma una pappa collosa che diventa impossibile da districare.

Il konjac

Il konjac, detto anche gonyak o lingua del diavolo, è una pianta perenne tipica di tutta la fascia tropicale e subtropicale dell'Asia ed è particolarmente diffusa in Giappone, Cina ed Indonesia.

Nella cucina giapponese il konjac è ampiamente utilizzato, oltre che per fare gli spaghetti shirataki sia bianchi che di colore grigio-nerastro (più raramente), anche per preparare dolci, caramelle e gelatine di frutta.

Più in generale il konjac sta prendendo piede in questi ultimi anni in tutto il mondo come alternativa vegan, dato che se ne ricavano sia una farina che una gelatina alimentare.

Shirataki

Non ultimo, il konjac viene usato anche in cosmesi per produrre creme per il viso, creme esfolianti o spugne, nonché in farmacologia e omeopatia per ottenere prodotti digestivi e che migliorino il transito intestinale.

Gli shirataki sono utili per dimagrire?

Gli shirataki sono privi di calorie, ma anche di gusto. Di fatto, lo scopo degli shirataki è quello di abbassare la densità calorica della pietanza alla quale vengono abbinati, diluendone ovviamente anche il gusto, e aumentandone notevolmente l'indice di sazietà. A questo tuttavia si può ovviare facilmente, basta preparare un sugo che sia sufficientemente gustoso, e il gioco è fatto. Il vantaggio è quello di potersi permettere un sugo piuttosto calorico, che non sarebbe tollerabile, a livello appunto di calorie, se mangiato con una pasta tradizionale (che ha 350 kcal per 100 g da cruda, e circa 160 da cotta), ma che lo diventa se le calorie del piatto si riducono a quelle del solo sugo.

 

 

Vista la loro consistenza, gelatinosa, che li fa assomigliare abbastanza agli spaghetti di soia, un abbinamento particolarmente azzeccato risulta essere proprio quello con i sughi che vengono utilizzati per gli spaghetti di soia: come il paad thai e le sue innumerevoli varianti.

Se non si utilizzano nel sugo verdure amidacee o legumi, in genere si ottiene un piatto a base di proteine e grassi, o a base sostanzialmente di grassi se non si usano carne, pesce o uova. Il problema degli shirataki (se di problema vogliamo parlare) è la difficoltà di creare una pietanza equilibrata nei macronutrienti. Il problema può essere risolto in due modi: prevedendo un accompagnamento ricco di carboidrati (per esempio un dolce), oppure accompagnando agli shirataki un sugo a base di legumi.

Concludendo, gli shirataki possono essere consumati, ogni tanto, per ridurre la densità calorica di un sugo, se piacciono. Le strategie per abbassare la densità calorica di un piatto sono tante e non è necessario utilizzare un prodotto costoso e inusuale solamente per ottenere un risultato che può essere banalmente raggiunto in altri modi (per esempio utilizzando la verdura). Se piace il prodotto, la sua consistenza, e si trovano piatti in cui utilizzarlo che piacciono realmente, e non vengono consumati solo perché costretti dalla dieta, allora ben vengano gli shirataki. Altrimenti, meglio lasciarli perdere.

 

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