Sci, corsa e inquinamento

Indice delle risposte pubblicate

Buongiorno Tibaldi, dal suo articolo sullo sci si desume palesemente la sua passione per questo sport, e la avversione verso la corsa, ma la pretesa di salubrità di uno sport che non lo è mi sembra campata in aria pur se avvalorata da statistiche che malauguratamente non tengono conto di tante cose: alcune su tutte... Esser passato da un tornello non significa ne aver sciato, ne essere sciatore, ne ricreativo ne nulla. Quanti supposti sciatori son lì solo per mostrare il nuovo equipaggiamento? Quanti bambini indistruttibili affollano le piste? Quanto si infortunerebbe uno sciatore sportivo se sciasse quanto un runner? Dalla mia mail, lo so, emerge una certa avversione verso lo sci, lo so, ma vivendo in montagna ho sempre visto lo sci come il responsabile dell'abbruttimento delle mie valli rese mezze calve e piantumate di piloni d'acciaio e cemento, d'inverno l'inquinamento del mio paese supera quello del centro di Milano, e tra le tante razze sportive penso sia una delle meno simpatiche... Ma non ho statistiche in merito. Lo sci alpinismo già mi è più simpatico. La maggior parte degli sciatori concepisce la montagna solo con la neve, e non vi mette piede durante l'anno... Non ho statistiche, ma solo l'arroganza di affermarlo vedendolo da sempre. La mia statistica è: chi scia, in genere, non ama veramente la montagna. Vogliamo parlere dell'eliskiing? Lasciamo perdere... Il più grande comprensorio sciistico del mondo, quello delle dolomiti, ha "addomesticato" a tal punto queste montagne dall'avergli fatto perdere tantissimo del loro originario fascino... L'idea di potersele sciare tutte in giornata senza mai fare la stessa pista esalta gli avventori della neve, ma a me e a chi vive (non di turismo!!!) tra queste valli deprime enormenente.

 

 

 

 

Sci e ambiente

Tantissima "carne al fuoco" in questa mail molto stimolante. Cercherò di rispondere ai due argomenti della mail cercando di essere chiaro e sintetico... E non coinvolto.

Il coinvolgimento personale fa perdere di obiettività e questo non è mai un bene, il fatto di rendersene conto (come hai più volte ripetuto nella tua mail) è un buon inizio... E lo stesso vale per me.

Punto 1: meglio lo sci o la corsa?

Non sono sport comparabili. La corsa è uno sport "fit", lo sci uno sport "fun". Io non ho alcuna avversione nei confronti della corsa, altrimenti non sarei un runner, quale sono! Infatti amo il triathlon e lo pratico regolarmente, dunque almeno 6 mesi l'anno mi pratico il running per preparare i 5 km finali dei triathlon sprint.

Nell'articolo sulla pericolosità dello sci ho solo fatto presente che è più probabile farsi male correndo piuttosto che sciando (lo stesso vale per il ciclismo), due attività apparentemente meno pericolose. Non nego di certo il fatto che correndo è quasi impossibile subire traumi molto gravi, cosa possibile nello sci... Stiamo pur sempre parlando di uno sport di velocità, ma ripeto la probabilità è molto bassa e le statistiche parlano chiaro. Anche prendendo le più pessimiste (2 incidenti per 1000 giornate sci) e supponendo di sciare 150 volte l'anno (3 volte la settimana per tutto l'anno, cosa ovviamente impossibile) si avrebbe un infortunio ogni 3,3 anni, cioè una probabilità inferiore di quella del running.

 

 

D'altronde non occorre scomodare le statistiche (basta frequentare gli ambienti sportivi) per scoprire che la corsa è uno sport in cui l'infortunio è una costante da gestire durante la carriera sportiva, cosa che la mia filosofia tollera per un professionista non di certo per un dilettante. Per esempio, moltissimi triatleti sono ex runner che si sono rotti (in tutti i sensi...) di essere sempre infortunati, o che non possono più correre nemmeno 3 volte la settimana e quindi si danno (volenti o nolenti) anche ad altri sport meno traumatici.

Punto 2: sci e deturpazione dell'ambiente.

Secondo me dovresti analizzare la situazione obiettivamente e chiederti: che modello di sviluppo avrebbero avuto i territori alpini senza turismo sciistico? Sarebbero rimasti popolati, ristrutturando i masi, mantenendo belli i paesi, vivendo di una economia legata ad attività produttive e non al turismo? Io non ne sono convinto.

Io penso che l'indotto del turismo, sulle alpi, comprenda la stragrande maggioranza delle attività produttive, anche di quelle non legate direttamente ad esso.

Sul fatto che la maggior parte degli sciatori non siano veri sportivi sfondi una porta aperta. A me non interessa sciare in mega comprensori, mi bastano 3 piste.

Fosse per me ci sarebbero meno impianti... Secondo me le persone come te dovrebbero agire a livello politico lottando per limitare lo sviluppo selvaggio degli impianti sciistici, preservando le valli ancora incontaminate (tutto sommato ce ne sono ancora tante, non facciamo i catastrofisti) ed evitando lo sviluppo indiscriminato del turismo invernale. Esistono realtà che ce l'hanno fatta (per esempio Cortina) e altre che hanno deturpato eccessivamente il territorio (come Marilleva o il passo del Tonale): come sempre tutte le cose si possono fare bene o male ma secondo me il turismo invernale ha portato più benessere che fattori negativi sulle Alpi.

 

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