Integratori per la tiroide: quali sono davvero efficaci?

Gli integratori per la tiroide vengono presi da diverse persone con l'intento di stimolare la tiroide "per dimagrire", avere maggior energia e aumentare il metabolismo, proprio perchè nell'accezione comune i problemi alla tiroide fanno necessariamente "ingrassare".

 

 

In realtà, le formulazioni proposte e messe sotto l'attenta valutazione della ricerca scientifica hanno come finalità quella di migliorare le condizioni di vita e di salute di chi è affetto da patologie che coinvolgono la tiroide, in modo quindi da attenuarne i sintomi e le conseguenze.

Vediamo, di seguito, quali integratori sono efficaci per le diverse patologie tiroidee e quali sono i reali effetti e quelli che la Scienza deve ancora confermare. 

Integratori per la tiroide: davvero efficaci?

Nel corso del tempo sono state studiate diverse molecole proposte per il trattamento di diverse patologie tiroidee, ma gli studi a supporto di una loro supplementazione, nonostante siano promettenti, sono ancora da validare e confermare. Solo dopo si potranno usare questo tipo di integratori nella pratica clinica comune e quindi consigliarli per la promozione della salute generale della popolazione.  

 

 

Un altro problema legato all'uso di queste formulazioni è che quelle in vendita hanno talvolta delle impurezze, cioè sostanze non dichiarate in etichetta o concentrazioni diverse da quelle reali del prodotto. In alcuni casi sono state ritrovate delle tracce di ormoni tiroidei in integratori venduti per il sostegno della tiroide. Questo potrebbe indurre, nei pazienti, effetti tossici come la tireotossicosi iatrogena, ossia un aumento anomalo di ormoni tiroidei dovuto non ad un incremento delle funzionalità tiroidee, e quindi ad un ipertiroidismo, ma ad altre cause, come appunto l'esposizione tossica agli ormoni. Questo problema, che riguarda la purezza degli integratori in commercio, è stato trattato in questo studio

Carnitina: possibile integratore per l'ipertiroidismo?

La carnitina dal punto di vista chimico è un'ammina quaternaria e si trova in modo ubiquitario in diversi organi e tessuti dei mammiferi. Essa, infatti, svolge un ruolo importante nella beta-ossidazione degli acidi grassi, in quanto li trasporta attraverso la membrana mitocondriale al fine di procedere con la loro ossidazione e la produzione di energia, sotto forma di ATP, in seguito alla catena di trasporto degli elettroni. Di conseguenza, la carnitina ha un ruolo cruciale nel metabolismo energetico della cellula. 

A livello biologico, questa molecola svolge anche una funzione importante nella funzionalità del cuore, andando a ridurne lo stress ossidativo, l'infiammazione e la necrosi del tessuto cardiaco, come dimostrato in questo studio.  

La carnitina viene introdotta attraverso la dieta, ed in particolare dalla carne rossa e dai latticini ed in parte può essere immagazzinata come scorta dell'organismo. Il suo maggiore utilizzo è nel mondo dello sport, grazie al suo ruolo di stimolatore energetico.

Già negli anni '60 sono stati riportati i primi studi che proponevano la carnitina come utile nel trattamento dell'ipertiroidismo, e addirittura nel morbo di Graves, una patologia ipertiroidea di natura autoimmune. L'effetto della carnitina riportato in questi studi era quello di migliorare la condizione dei pazienti, passando da ipertiroidismo a eutiroidismo, andando però ad agire non sulla funzionalità della tiroide ma attraverso un effetto inibitorio degli ormoni tiroidei. 

Successivamente, altri studi hanno confermato il ruolo benefico della carnitina nel morbo di Graves, ed in particolare in seguito al trattamento con la forma L-carnitina. Lo stesso risultato si ha anche per altre forme di ipertiroidismo. 

 

 

Inoltre, è stato riscontrato una riduzione della concentrazione della carnitina sia in caso di ipertiroidismo, che in caso di ipotiroidismo. Si pensa quindi, che l'integrazione della carnitina potrebbe essere utile in entrambi i casi, per la riduzione delle miopatie connesse a questo tipo di patologie. 

I risultati devono ancora essere dimostrati in modo più ampio, soprattutto per quanto riguarda l'ipotiroidismo, per cui esistono un numero inferiore di studi a dimostrazione dell'efficacia della carnitina in merito. 

Inositolo come integratore per la tiroide

L'inositolo è una molecola idrofila che dal punto di vista biochimico appartiene ai carboidrati. Il suo sapore è, infatti, dolce. Il suo ruolo fisiologico è quello di partecipare alla sintesi dei messaggeri secondari della cellula, andando anche a formare i fosfolipidi di membrana delle cellule. 

La sua forma più comune nell'organismo è quella di mioinositolo, che possiamo trovare sopratutto a livello cerebrale e nel tessuto nervoso in generale. Svolge, infatti, proprio a questo livello un ruolo importante nella trasmissione dell'impulso nervoso, così come anche nel benessere mentale e nella promozione di un riposo ristoratore. 

Altre funzioni dell'inositolo sono quelle di regolazione dei livelli di insulina nel sangue, bilanciamento dei livelli di calcio e di trasporto dei lipidi da un distretto corporeo ad un altro. 

L'inositolo si trova in diverse fonti alimentari vegetali, come frutta, legumi, cereali e frutta secca. Spesso, però, nei cibi non è biodisponibile a causa anche della presenza dei fitati che ne limitano l'assorbimento. Per questo motivo, la fonte alimentare principale è la lecitina. 

L'inositolo è importante per la stimolazione dell'attività ormonale, come nel caso del TSH. Squilibri a livello del metabolismo dell'inositolo portano, quindi, a squilibri nella sintesi, secrezione ed immagazzinamento degli ormoni tiroidei. 

Alcuni studi hanno rilevato che l'integrazione con inositolo e seleniometionina porta ad una riduzione degli anticorpi specifici che si formano in seguito a patologie ipotiroidee autoimmuni. In particolare, ulteriori ricerche scientifiche hanno rilevato che questa combinazione di integratori porta ad un incremento dei livelli degli ormoni tiroidei e dello stato di salute generale del paziente, riportandolo all'eutiroidismo. Questo si verifica soprattutto nel caso di tiroiditi autoimmuni. 

Un effetto ancora da confermare dell'uso di seleniometionina e dell'inositolo è quello sui noduli alla tiroide. Alcuni studi hanno rilevato che essi sembrano essere ridotti nella loro misura in seguito all'integrazione di queste due molecole per un periodo di circa 6 mesi. Sono, però necessari altri studi a conferma di questi risultati e per l'indagine dei meccanismi d'azione che stanno alla base di questi effetti, prima che questo tipo di integrazione venga usata come un vero e proprio trattamento di uso comune e diffuso. 

Alla base dell'effetto positivo dell'inositolo nelle ipotiroiditi autoimmuni sembra esserci un suo effetto sul sistema immunitario, andando anche a regolare i livelli di TSH.

Nonostante i risultati promettenti riguardanti il ruolo dell'inositolo tra gli integratori utili, ad esempio per la tiroidite di Hashimoto, occorrono studi che prendano in considerazione un campione di popolazione più esteso e valutino maggiormente gli effetti sulla qualità della vita e i meccanismi d'azione che stanno alla base di questi risultati. 

Melatonina e il suo ruolo nelle patologie tiroidee

La melatonina è una molecola lipofila che svolge un ruolo importante nella regolazione di diversi aspetti della vita prima e dopo la nascita. Regola, ad esempio, il ritmo circadiano mantenendo l'alternanza sonno-veglia

Questa molecola viene usata spesso come integratore per regolare aspetti come lo stato di allerta e il sonno, in particolare per quanto riguarda l'adattamento a diverse situazioni e fusi orari. 

Nonostante sia largamente utilizzata, pochi studi sono stati fatti a dimostrazione e approfondimento dei suoi meccanismi d'azione. Alcuni di questi hanno dimostrato un ruolo della melatonina nel miglioramento delle funzioni tiroidee, in particolare in seguito alla sua integrazione per 6 mesi. In particolare, la supplementazione di melatonina e mioinositolo sembra aumentare la concentrazione di TSH a livello ematico. La melatonina sembra, però coinvolta nella patogenesi delle tiroiditi autoimmuni, in particolare per quanto riguarda il morbo di Graves. Questa molecola, infatti, andrebbe a ridurre lo stress ossidativo che si ha in caso di queste patologie. 

Alla luce di questi risultati, occorrono ulteriori studi che utilizzino procedure valide a livello scientifico, a dimostrazione degli effetti della melatonina sulle patologie tiroidee. 

Altri integratori per la tiroide

Un'altra molecola proposta come potenziale integratore per le patologie tiroidee è il resveratrolo. Esso è una molecola della famiglia dei flavonoidi, che si trova in diversi vegetali come l'uva e le noccioline. Ha mostrato diversi effetti positivi sullo stress ossidativo e contro diverse patologie, fra cui alcune forme di cancro. Svolge, infatti, un'attività antiossidante e per questo motivo viene spesso usato per la formulazione di diversi integratori di uso comune. 

Gli studi esistenti sulla relazione tra resveratrolo e tiroide hanno rilevato un effetto positivo nel blocco della proliferazione delle cellule tumorali nella tiroide. Inoltre, altri studi hanno riscontrato un'efficacia di questa molecola nella regolazione dei livelli di TSH, attraverso la riduzione dei livelli di iodio. Per questo motivo, potrebbe essere usato potenzialmente come terapia contro patologie tiroidee. 

Il resveratrolo ha mostrato effetti interessanti anche contro forme di tiroiditi autoimmuni e ipertiroidismo, grazie alla sua azione antiossidante. 

In realtà tutti questi effetti proposti per il resveratrolo devono ancora essere confermati da studi scientifici validi, con prove maggiori a supporto. Nonostante questo, la molecola è presente in diversi preparati non approvati da alcuna autorità sanitaria. Inoltre, spesso queste preparazioni presenti in commercio hanno dosaggi molto inferiori rispetto a quelli risultati efficaci nei diversi studi. 

Altra molecola, proposta come integratore utile alla tiroide, è il selenio un micronutriente essenziale per l'organismo perchè è coinvolto in diverse funzioni cellulari, in particolare nell'attività antiossidante di enzimi di cui è il componente, come la glutatione-perossidasi. Nella dieta viene assunto attraverso alimenti come i funghi commestibili, la frutta secca e i cereali. Il selenio è, però, anche tossico in grandi quantità, soprattutto sotto forma di sale di selenio. 

Il selenio è in realtà immagazzinato all'interno della tiroide, in particolare nelle selenioproteine delle cellule tiroidee. Il selenio è anche cofattore degli ormoni tiroidei deionidasi, che attivano e inibiscono gli altri ormoni tiroidei. Da questo si può capire come il selenio sia importante per la funzione della tiroide, tanto che alcuni studi hanno associato la carenza di selenio all'aumento del volume della tiroide nelle donne. Lo stesso risultato non si ha, però negli uomini. Un'insufficiente dose di selenio è anche associata ad incremento di noduli tiroidei. L'integrazione con selenio sembra migliorare lo stato di salute in pazienti affetti da morbo di Graves, in cui sono stati riscontrati bassi livelli di selenio. 

I risultati più promettenti si hanno contro le tiroiditi autoimmuni, come il morbo di Graves e la tiroidite di Hashimoto. Nel primo caso, il selenio riduce i problemi oculari legati a questa patologia, che sembra essere fortemente associata con la carenza di selenio. 

Nel caso della tiroidite di Hashimoto, invece, in seguito ad un'integrazione con selenio si ha la riduzione degli autoanticorpi, portando ad una diminuzione dei sintomi legati alla malattia. 

In ogni caso, gli studi riguardanti gli effetti del selenio sulle patologie tiroidee sono però insufficienti e necessitano di conferme ulteriori, soprattutto perchè prendono in considerazione periodi di trattamento troppo brevi. Inoltre, vanno presi in considerazione anche i potenziali effetti negativi da sovradosaggio del selenio. 

 

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