La "religione" vegetariana

Indice delle risposte pubblicate

Gentile Direttore, sono capitata casualmente nel sito cibo360.it, che reputo interessante in diverse sue parti. Tuttavia, ho sentito il bisogno di scriverle per denunciare il senso di superficialità con cui è stato affrontato nelle vostre pagine un tema fondamentale, come la scelta vegetariana/vegana. Ritengo molto cosciente da parte sua voler affrontare la tematica da un punto di vista nutrizionale e alimentare, punto di vista spesso trascurato e offuscato dalla polemica etica che affianca i discorsi dei vegetariani, ma ritengo altresì altamente scorretto dedicare spazio alla diffusione di idee personali dell’autore dell’articolo (al quale avrei rivolto questo messaggio in maniera personale se avesse firmato il testo) non supportate da alcuna evidenza o riferimento bibliografico, idee che peraltro dimostrano la totale superficialità e non conoscenza delle problematiche etiche che stanno alla base della scelta vegetariana. Ricordo che a volte questa scelta è frutto di anni di riflessione e studio da parte delle persone che la compiono. Sarò felice, qualora vogliate approfondire l’argomento (sia personalmente che attraverso il sito che gestite), di girarvi delle referenze bibliografiche essenziali e mi auguro inoltre che, per rispetto delle persone che seriamente hanno compiuto una scelta vegetariana/vegana, vogliate modificare il contenuto delle pagine in questione proponendo un testo maggiormente curato ed escludendo inoltre i toni derisori usati attualmente, che risultano altamente offensivi. La ringrazio per l’attenzione e le invio i miei cordiali saluti

 

 

 

 

L'articolo è di Andrea Tibaldi, il sottoscritto, come indicato nella colonna di destra, in alto.

Ricevo mediamente un paio di mail la settimana molto simili a questa. Tutte le volte rileggo l'articolo e proprio non riesco a vedere dove siano i toni così offensivi nei confronti dei vegetariani. E tutte le volte, concludo che l'articolo ha colto nel segno, mettendo il dito nella piaga.

Se uno prendesse in giro la mia scelta salutistica, deridendomi perché io non posso sfondarmi di bomboloni alla crema, o perché i miei piatti di pasta sono da 70 g mentre lui non può scendere sotto i 150, perché io mi alzo la domenica mattina alle 7 e salgo in sella alla bicicletta mentre lui dorme fino alle 10 e via discorrendo, non mi sentirei per nulla offeso... Perché sono convinto di vivere meglio di lui e di godermi il piacere di mangiare quanto (e più) di lui. La mia non è una scelta etica, ma di opportunità: essere salutisti fa vivere di più e meglio, ne sono convinto e per questo ho scelto questa strada.

 

 

Leggiamo una definizione di etica: "è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati."

Il vegetariano fa una scelta basata sull'etica e questo lo porta a credere di essere dalla parte del giusto, e fino qui tutto bene, ma poi crede che tutti gli altri siano dalla parte sbagliata! E qui iniziano i "guai", perché scatta la crociata di indottrinamento che si attacca a qualunque cosa per dimostrare che la scelta vegetariana è quella giusta, una sorta di crociata religiosa. Mangiare carne diventa la causa dei mali del mondo: l'inquinamento, un sacco di malattie, la crudeltà nei confronti degli animali, chi mangia carne diventa una specie di mostro da riportare sulla retta via.

Sai cosa ti dico: che mi sento offeso quando qualcuno mi accusa di essere immorale, di distruggere il mondo, di distruggere la mia salute, di essere violento, solo perché mangio carne (spesso e volentieri uccido personalmente ciò che mangio perché faccio pesca subacquea).

Così siamo pari... Offesa tu, offeso io.

Il cibo non è una religione, per fortuna.

 

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