Il gelato e i grandi artisti

I gusti gelato sono un po' come le canzoni: ciascuno ha i suoi preferiti, che mangia e (ri)mangia senza mai esserne stufo. Che sia con gli amici, in solitudine davanti alla televisione o magari in gelateria per festeggiare un momento importante, con gli anni, il gelato è diventato il cibo-emblema del nostro Paese. Molto più di un semplice alimento, è una tradizione che supera i decenni e unisce le generazioni.

 

 

Non senza un pizzico di arte. Abbiamo testimonianze di grandi artisti ghiotti del gelato, fenomeni della tradizione nostrana diventati consumatori abituali del dolce più amato al mondo o autorevoli portavoce del suo gusto.

Come Giacomo Leopardi, amante della scrittura e del gelato. Un infinito diletto che lo accompagnava quotidianamente e che, come riportato dal suo amico e biografo Antonio Ranieri, sapeva regalargli attimi di pace nonostante l'affanno costante della vita.

Nel suo bar di fiducia, il recanatese ordinava coppe di gelato "quanto più grandi possibile", con le palline di gelato che dovevano essere disposte una sopra all'altra come a comporre una montagna di dolcezza.

Non disdegnava una pausa con il gelato neppure Gianni Rodari, penna illustre specializzata in letteratura per l'infanzia. Proprio per i bambini, compose la favola ‘Il palazzo di gelato' in cui racconta di uno strano palazzo, costruito nella città di Bologna, fatto di gelato.

Un bel giorno - si legge nel testo - l'edificio iniziò a sciogliersi e gli abitanti del luogo iniziarono a "leccare più presto, per non lasciare andare perduta una sola goccia di quel capolavoro. […] Fu un gran giorno, quello e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia".

Oltre che sulle pagine dei libri, il gelato è finito anche nei testi delle canzoni, con i nostri cantanti più importanti che gli hanno dedicato rime e melodie. A partire da Lucio Battisti nel brano "I giardini di Marzo" a Lucio Dalla in "Ciao", da Mina con "Se mi compri un gelato" alla canzone "Anche Fragile" di Elisa, passando per Gianna Nannini, Pino Daniele, Lorenzo Jovanotti e tanti altri.

 

 

La filosofia del gelato in Francia

Fuor di confine, era un grande estimatore del gelato anche il filosofo Voltaire, legato al movimento culturale dell'Illuminismo. Mentre metteva a punto idee e pensieri capaci di ispirare e influenzare grandi politici e pensatori, il francese era solito dedicare le proprie pause a del buon gelato. Una testimonianza di questa passione ce l'ha lasciata anche in una citazione, non priva dell'ironia che lo caratterizzava: "Il gelato è squisito. È un peccato che non sia illegale".

E cosa dire di Marcel Proust? Una penna tanto fine non poteva non amare il gelato. La lode è contenuta nelle pagine dell'opera "La Prigioniera", in cui spiega le mille emozioni che prova quando gusta la sua coppetta preferita: "Quanto ai gelati […], ogni volta che ne mangio, templi e chiese, obelischi e rocce, è innanzitutto una sorta di geografia pittoresca quella che contemplo, salvo poi convertirne i monumenti di lampone o vaniglia in freschezza per la mia gola".

Perché la pausa gelato è esattamente questo: l'apoteosi della serenità, l'esaltazione del gusto, la celebrazione della convivialità. La benzina che permette all'uomo di adempiere nel migliore ai propri doveri. Un po' come credeva Virginia Woolf: "Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si è mangiato bene". E chissà che non facesse riferimento ad un buon pranzo concluso con un gelato…

 

 

 

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