Schizofrenia

Si considera la schizofrenia come uno dei disturbi mentali più gravi e invalidanti. Si stima che il disturbo affligga circa l’1% della popolazione mondiale e secondo il The National Institute of Mental Health solo negli Stati Uniti ogni anno 2 milioni di persone scoprono di esserne colpiti.

 

 

Si ammalano indistintamente uomini e donne, di solito nella seconda-terza decade di vita, anche se nei maschi la malattia si manifesta prima che nelle donne, in media 4 anni prima, ma nelle donne la prognosi è globalmente migliore.

Cause

Per quale motivo si manifesti la schizofrenia non è affatto chiaro: secondo le ultime tesi si eredita il rischio di ammalarsi, ma non la malattia in sé. La probabilità di sviluppare la malattia è condizionata da fattori ambientali, come per esempio la malnutrizione materna durante la gestazione, infezioni durante l’ultimo trimestre di gravidanza, danni perinatali.

Il rischio di malattia è anche su base genetica, ovvero la possibilità di sviluppare la malattia aumenta di 10 volte se un parente di primo grado ne è affetto e i figli di genitori schizofrenici hanno il 50% di probabilità di ammalarsi. Si eredita, dunque, la predisposizione alla malattia e le possibilità di svilupparla sono tanto maggiori quanto peggiori sono le condizioni di vita: l’abuso di droghe, in particolare di cannabis e anfetamine può innescare la comparsa della patologia, come pure eventi fortemente stressanti possono comparire prima della malattia; non è ancora ben chiaro se sia il forte stress a scatenare il disturbo o se la comparsa dei primi segni della malattia inneschino sintomi di forte stress.

Essere ammalati di schizofrenia, purtroppo, comporta anche pesanti complicanze: i malati sono a più alto rischio suicidio, il 58-60% di loro fuma, il 40% dei pazienti evidenzia sindrome metabolica, hanno un’aspettativa di vita fortemente diminuita (è stimata a 56 anni, per i malati particolarmente gravi che muoiono non per la patologia di base, ma per le complicanze cardiovascolari).

 

 

Sintomi

Non esistono sintomi che caratterizzano la schizofrenia in maniera incontrovertibile, molti sintomi, infatti, sono riconducibili anche ad altri disturbi mentali; solitamente i sintomi della schizofrenia si distinguono in positivi, disorganizzati e negativi.

Quando si parla di sintomatologia positiva non si intende che questi sintomi siano buoni, ma ci si riferisce al fatto che sono presenti segni che non dovrebbero esserci come i deliri e le allucinazioni: di solito il paziente riferisce di sentire delle voci, di vedere o assaporare cose che in realtà non esistono.

Schizofrenia

I sintomi disorganizzati comprendono l’incapacità da parte dei pazienti di comunicare attraverso frasi di senso compiuto o coerenti e del non riuscire a comprendere il senso della vita e dei gesti quotidiani sia a livello emozionale che organizzativo.

Con la terminologia sintomi negativi si intende la mancanza di tutte quelle caratteristiche che appartengono alla persona ovvero un’affettività del tutto appiattita con fissità dell’espressione facciale, riduzione dei movimenti spontanei, mancanza delle inflessioni nella voce, insufficiente forza di volontà, scarsa capacità di curare persino la propria igiene personale.

Diagnosi

 

 

Per fare diagnosi di schizofrenia, almeno secondo il DSM-IV, devono essere ravvisabili i sintomi positivi e negativi, vi deve essere una disabilità sociale o di tipo occupazionale, tali evidenze devono essere presenti da più di 6 mesi e non devono essere attribuibili ad altri disturbi dell’umore, all’abuso di sostanze o ad una condizione internistica.

È opinione diffusa che un diagnosi precoce della malattia consente di migliorarne la prognosi, per questo il Ministero della Salute ha emanato un documento con le linee guida sul trattamento precoce della schizofrenia dove si distingue fra intervento ai pazienti a rischio di schizofrenia e pazienti al primo episodio psicotico: per i primi le linee guida propongono le metodologie per prevenirne l’insorgenza o modificarne il decorso. Per quanto riguarda i pazienti al primo episodio le linee guida propongono interventi supportati da un più ampio numero di studi e si propongono di modificare il decorso della malattia con un miglioramento nella sua prognosi.

Terapia

Della malattia non si conoscono ancora le cause precise e poi il disturbo non si manifesta in maniera univoca per questo motivo le cure che si utilizzano si fondano sulla ricerca clinica e sull’esperienza.

La terapia farmacologica è la più utilizzata, ma non sempre i farmaci riescono a controllare completamente la sintomatologia e spesso la loro assunzione comporta pesanti effetti collaterali per il paziente, il loro utilizzo, inoltre, non può in alcun modo aiutare il paziente ad adattarsi alla sua patologia. I farmaci attualmente disponibili riescono ad agire con una buona efficacia sul delirio, le allucinazioni, i disturbi del pensiero e l’agitazione, mentre fanno fatica ad agire sull’apatia, sulla tendenza all’isolamento, sulla depressione e la mancanza di energia. Il dosaggio iniziale e il tipo di farmaco varia da paziente a paziente e da caso a caso: tutti i pazienti, però, devono seguire scrupolosamente i dosaggi e assumere i farmaci secondo prescrizione medica e non interrompere mai il trattamento di loro iniziativa o di colpo, neppure se apparentemente stanno bene o non manifestano più sintomi di sorta. I farmaci utilizzati per la schizofrenia sono gli antipsicotici, e si differenziano tra quelli di prima generazione o tipici (come l'aloperidolo) e quelli di seconda generazione o atipici (risperidone, quietapina, clozapina, olanzapina). Attualmente sono preferiti quelli atipici, almeno nei primi attacchi psicotici.

I farmaci utilizzati, che siano vecchi o di ultima generazione, comportano tutti effetti collaterali pesanti: soprattutto sonnolenza, tremore, rigidità muscolare, vertigini, aumento dell’appetito; la maggior parte di questi effetti si presentano a inizio terapia e possono regredire con il progredire della cura e con l’aggiustamento posologico.

Poiché i pazienti schizofrenici sono ad alto rischio obesità, se i farmaci che assumono ne inducono un pericoloso aumento ponderale può essere utile, a volte, cambiare schema terapeutico per vedere quale farmaco agisce in maniera meno incisiva sull’appetito. Il solo trattamento farmacologico, tuttavia, non riesce a migliorare in maniera efficace la qualità della vita del paziente schizofrenico: quando alla cura farmacologica si accompagna la riabilitazione psico-sociale si ottengono risultati migliori; in questo caso il paziente viene aiutato ad imparare a svolgere le normali piccole incombenze quotidiane, si creano per lui delle situazioni di svago e divertimento, si cercano dei percorsi di addestramento professionale che lo possano portare ad occuparsi o lo possano aiutare a vivere in strutture adeguate per le sue possibilità.

Al percorso terapeutico non può mancare neppure la psicoterapia individuale ovvero regolari colloqui  tra il malato e uno psicologo o psichiatra, come pure nel percorso di cura è fondamentale il sostegno alla famiglia del malato.

 

 

 

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