Vastedda della Valle del Belice DOP

La Vastedda del Belice è l'unico formaggio a pasta filata prodotto con latte ovino, gli altri, i caciocavalli e i provoloni per intenderci, sono tutti prodotti con latte vaccino, perchè la filatura è un processo molto delicato che difficilmente si adatta al latte di pecora. Questa tipicità rende la vastedda un formaggio unico nel suo genere sia in Italia che in Europa e credo di poter affermare nel mondo, tanto da avergli fatto guadagnare due riconoscimenti: la certificazione DOP nell'ottobre del 2010 e il marchio come "presidio slow food". La Vastedda della valle del Belice viene prodotto in Sicilia, nelle zone montane dove confluiscono le province di Agrigento, Trapani e Palermo, e deve il suo nome al piatto di porcellana fondo e di forma ovoidale, localmente chiamato "vastedda", dentro il quale viene modellata durante la lavorazione.

 

 

Dal 2001 alcuni enti statali dell'intera Sicilia si sono attivati per creare il Consorzio di Tutela della Vastedda con l'intenzione di difendere e promuovere il patrimonio storico, culturale e produttivo legato alla lavorazione di questa rarità gastronomica e casearia. 

Caratteristiche

Vastedda

La Vastedda della Valle del Belice è un formaggio a pasta filata ottenuto con latte crudo, intero, ad acidità naturale, delle pecore della zona del Belice, appartenenti alla razza omonima Valle del Belice e suoi incroci. La vastedda si presenta come una focaccina rotonda schiacciata, di circa 15-17 cm di diametro e 3-4 cm di altezza. Il suo peso varia a seconda della pezzatura tra 500 e 700 grammi. La crosta è molto sottile, praticamente assente, liscia e di colore bianco avorio. La pasta è anch'essa di colore bianco, liscia, con occhiatura pressochè assente, al masimo è concessa la presenza di striature dovute al processo di filatura. La consistenza è cremosa ed elastica. Il gusto è fresco, dolce e lievemente acidulo. La vastedda è un formaggio che va consumato fresco, si mantiene per appena 3 giorni dal momento in cui viene messo in commercio. 

Produzione

 

 

La vastedda si ottiene attraverso un processo di produzione arcaico e rudimentale che storicamente i caseari della zona facevano in estate quando la produzione di latte era più scarsa o quando alcune forme di pecorino erano mal riuscite. Per realizzare il processo di filatura occorrevano un tino di legno, il "piddiaturi", un bastone di legno chiamato "rotula", delle fuscelle di giunco dove la vastedda veniva lasciata a riposare per 24-48 ore, una pala di legno apposita per la filatura detta "vaciliatuma", un tavoliere di legno e alcune "vastedde", i piatti fondi di porcellana dove, infine la vastedda assumeva la forma. Oggi la lavorazione del latte fresco viene ancora fatta con questi strumenti che arricchiscono il prodotto finito di una flora microbica che lo rende così particolare e unico. 

 

 

 

 

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