Marsala

Il Marsala è il vino liquoroso italiano più conosciuto al mondo e viene prodotto in Sicilia in provincia di Trapani.

 

 

Il nome Marsala deriva dalla città omonima, fondata dagli arabi e chiamata originariamente Mars'Ali (porto del profeta) o Mars-el-Allah (porto di Dio).

Il Marsala può essere impiegato in cucina e a tavola con innumerevoli ruoli, non solo come vino da meditazione a fine pasto, o come abbinamento per dessert a base di cioccolata, ma anche per cucinare certi tipi di carne o per preparare delle farce e creme, oppure può essere abbinato ad alcuni formaggi erborinati o al foie gras, può essere accostato al pesce o bevuto fresco come aperitivo.

Personalmente ho partecipato ad una cena in cui tutte le 4 portate erano abbinate a 4 tipi diversi di Marsala e l'abbinamento davvero più strano e più riuscito è stato quello iniziale con le ostriche.

Le origini del Marsala

Marsala

Le origini del Marsala possono essere fatte risalire addirittura ai Fenici e ai Cartaginesi, ai quali spetta il merito di aver introdotto e diffuso la coltivazione della vite nel bacino del Mediterraneo. Già all'epoca il vino era trasportato per mare in anfore di terracotta, quelle con la tipica base appuntita che facilitava la stabilità nelle stive delle navi.

Ma la vera invenzione del vino Marsala la si deve agli inglesi: nel 1770, l'armatore John Woodhouse che commerciava con la Sicilia in carbonato di potassio, capì che il vino prodotto a Marsala, così ricco di alcool e struttura, sarebbe potuto piacere ai suoi concittadini ed iniziò ad esportarlo in Inghilterra addizionandolo di un poco di Whisky per far sì che non si alterasse durante il viaggio.

 

 

Quando, durante l'epoca napoleonica, le spedizioni dalla Sicilia dovettero cessare del tutto, Woodhouse decise di stabilire la sua cantina direttamente a Marsala e nacque il primo baglio di Marsala con le botti di quercia bianca portate dall'Inghilterra. Il successo che il Marsala aveva nel Regno Unito si espase a tal punto che altri inglesi seguirono l'esempio di Woodhouse e si trasferirono a Marsala per produrre il proprio vino, gli Ingham, gli Hopps, i Whitaker, fino a creare un vero e proprio monopolio inglese del Marsala.

Il successo del Marsala iniziò a tentennare quando gli inglesi scoprirono il Porto e il Madeira, alla fine dell'Ottocento e decisero di abbandonare la produzione del Marsala che passò in mano a famiglie italiane, come la Florio, tutt'oggi una delle più famose cantine di Marsala, che nel 1895 comprò il primo stabilimento di Woodhouse e anche le vigne e le cantine degli Ingham ed ebbe l'intuizione di esportare in Brasile, Argentina e USA. Attualmente esistono circa una decina di baglio ancora vocati alla produzione del Marsala: Florio, Buffa, Pellegrino, Alagna, Curatolo, Rallo tra le più conosciute.

La produzione del Marsala: il metodo soleras

Le uve usate per la produzione del Marsala DOC sono principalmente le uve bianche autoctone siciliane quali il grillo, il cataratto, il damaschino e l'inzolia per le tipologie Oro e Ambra, e le uve rosse autoctone siciliane quali il perricone, il nero d'avola e il nerello mascalese per la tipologia Rubino, la versione rossa del Marsala, più rara di quella bianca e che per diciplinare deve contenere almeno un 70% di vitigni a bacca rossa. La vendemmia viene effettuata a fine estate e la vinificazione viene svolta in bianco, tranne che per la tipologia Rubino, quindi al vino base viene aggiunto alcool sotto forma di mistella o acquavite, più mosto cotto o concentrato. Il vino così ottenuto viene posto in botti da 300-400 litri, preferibilmente di legno di rovere o di ciliegio, e lasciate scolme, come avviene anche per lo Sherry, cioè riempite solo per i 2/3 per favorire il rabboccamento e una serie di processi ossidativi che andranno ad influenzare il profumo e il sapore del vino. I migliori Marsala vengono sottoposti ad un particolare processo di invecchiamento chiamato metodo soleras, che consiste nel sistemare le botti accatastate in file di tre o cinque in verticale. Il vino nuovo si mette nelle prime in alto e ogni tot mesi lo si fa scendere di una fila, infine dalle botti appoggiate al pavimento (solera) viene prelevato il vino che si ritiene ormai pronto. Ad ogni successiva vendemmia il vino viene reintegrato così che, se il processo fosse iniziato 100 anni fa, nelle botti sul suolo ci sarebbe sempre presente una parte, anche piccolissima, del vino di quella prima vendemmia di un secolo fa. Il Marsala è un vino molto longevo, anche una volta imbottigliato può resistere per decenni.

 

 

Il vino Marsala elabora negli anni un bouquet tipico ed originale, con quei sentori legati alla lenta ossigenazione, che qualora fosse percepito in altri vini sarebbe da considerarsi un difetto, i cosiddetti vini marsalati o maderizzati. 

Classificazioni del Marsala

Esistono diversi tipi di classificazione per il Marsala, quella in base al colore (Oro, Ambra e Rubino), di cui ho detto in precedenza, che indica con precisione i tipi di vitigni da utilizzare, quella in base al residuo zuccherino, quella in base al titolo alcolometrico e quella in base agli anni di invecchiamento.

Residuo Zuccherino

Tipologia di Marsala Zuccheri in g/l
Secco < 40
Semisecco 40-100
Dolce > 100

 

Invecchiamento e titolo alcolometrico

Tipologia di Marsala Invecchiamento minimo in anni Alcol etilico minimo in %
Fine 1 17
Superiore 2 18
Superiore Riserva 4 18
Vergine e/o Soleras 5 18

Vergine e/o Soleras

Stravecchio

10 18

 

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