Ossido di etilene negli alimenti: davvero un pericolo?

L'ossido di etilene, o ossirano, è un prodotto petrolchimico dell'industria in prevalenza petrolifera, usato però anche nelle produzioni alimentari come conservante, disinfestante e sterilizzante per alcuni prodotti che lo necessitano. 

 

 

L'esposizione cronica ha delle probabili conseguenze tossiche per l'uomo con il rischio di sviluppo di patologie come il cancro. Vediamo, però, di fare chiarezza in merito al suo uso in campo alimentare e non, ma anche di spiegare il reale rischio che si nasconde dietro a questo composto, di recente tanto chiacchierato.

Utilizzi principali dell'ossido di etilene

Sono diversi i campi di applicazione di questo composto, non solo nell'industria alimentare ma anche in quella chimica e addirittura bellica. Infatti, l'ossido di etilene è un gas incolore che ha odore dolciastro ed è molto infiammabile a contatto con l'aria. 

 

 

Dall'ossido di etilene si produce il glicole etilenico, che viene usato nelle automobili come antigelo e liquido di raffreddamento. Inoltre, l'ossido di etilene viene usato anche per produrre materiale ad uso odontoiatrico e per la formulazione di detergenti non ionici ed emulsionanti. 

Nell'ambito dell'industria alimentare viene sfruttata la sua capacità di uccidere microrganismi come muffe, batteri e funghi, ma è anche in grado di uccidere insetti. Viene, quindi, sfruttata questa proprietà dell'ossido di etilene circa la sterilizzazione di alimenti che non possono essere sottoposti a pastorizzazione, perchè sensibili alle alte temperature. 

Oltre che per gli alimenti, l'ossido di etilene viene anche usato per la sterilizzazione di materiale ad uso chirurgico e per la restaurazione di libri e materiale di legno. 

Ossido di etilene: rischi e tossicità nell'ambiente

Durante l'utilizzo in ambito industriale, l'ossido di etilene non è pericoloso, in quanto si sfruttano dei sistemi a ciclo chiuso. Il contatto con questo composto può avvenire in seguito alla manutenzione degli impianti, allo scarico e trasporto nei punti di utilizzo e al fatto che permane per alcuni giorni nei prodotti che sono stati sterilizzati con questo composto.

Se immesso nell'acqua, può degradarsi con facilità per idrolisi ed evaporazione, ma per ragioni di sicurezza, laddove si hanno corsi d'acqua con scarichi industriali di ossido di etilene, si usano dei trattamenti biologici che convertono questo composto nel glicole etilenico, i cui limiti di sicurezza hanno valori superiori. 

Nei cibi trattati, l'ossido di etilene è in grado di permanere a lungo, anche se in Europa non è ammesso l'uso di questo composto a scopo alimentare. 

Nell'organismo umano, l'ossido di etilene è altamente solubile nel sangue e può essere facilmente assorbito anche a livello delle vie aeree o ingerito con gli alimenti. Grazie alla sua solubilità, viene trasportato dal sangue in tutti i distretti corporei e trasformato in glicole etilenico, per poi essere eliminato per via renale con le urine. 

Al fine di controllare l'immissione di ossido di etilene nell'ambiente e limitarne quindi l'esposizione, vengono usati diversi sistemi di controllo, come quelle con fiale di carbone con acido bromidico, che valutano la presenza nell'ambiente dell'ossido di etilene. Il campionamento e l'analisi con queste fiale deve essere fatto nei siti di utilizzo dell'ossido di etilene in diversi momenti della giornata, valutando soprattutto la concentrazione del composto nell'aria, al fine di rilevare la concentrazione respirata dai lavoratori esposti a questa sostanza. Il valore soglia di esposizione è fissato a 3 ppm per massimo 10 minuti al giorno, fissato in Italia dal Ministero della Salute.  

Effetti collaterali dell'ossido di etilene

 

 

Se inalato, l'ossido di etilene è irritante per le mucose e può causare, in questi casi, sintomi come nausea, vomito, mal di testa e tosse

I maggiori rischi sono rappresentati da un'esposizione cronica a questa sostanza, ed è quindi tipica dei lavoratori che lo utilizzano nelle industrie o in chi dovesse cibarsi per lunghi periodi con prodotti che lo contengono in alte concentrazioni. 

Se l'esposizione è cronica, infatti, si possono avere neuropatie e anemie. Alcuni studi epidemiologici hanno associato l'uso dell'ossido di etilene con l'aumento di alcune forme tumorali, come quelle ai polmoni, a cervello, ma anche linfomi e leucemie. Inoltre, hanno anche evidenziato effetti all'apparato riproduttivo e teratogeni per il feto. I lavoratori che sono esposti a questo composto hanno una maggior probabilità di sviluppo di tumori a livello della mammella, stomaco e cervello

Visti questi risultati, lo IARC nel 1994 ha classificato l'ossido di etilene come agente cancerogeno, tossico e mutageno per l'uomo. 

Nel 2019, alcuni studi hanno messo in dubbio i risultati ottenuti da quelli precedenti, arrivando a concludere, come nel caso di questo articolo, che la classificazione operata dallo IARC sovrastimi il rischio legato all'esposizione di ossido di etilene, soprattutto per quanto riguarda la sua correlazione con l'aumento di rischio dello sviluppo del cancro. Un'altra review del 2019 arriva alle stesse conclusioni, andando a riportare che non ci sono evidenze così forti in merito all'associazione tra sviluppo di tumori alla mammella e leucemie con l'esposizione all'ossido di etilene. 

Il divieto e l'allarme posti in merito all'utilizzo in campo alimentare di questo prodotto appaiono quindi come misure precauzionali, in virtù soprattutto di una tossicità probabile dovuta all'esposizione cronica. 

Rischi dell'ossido di etilene negli alimenti

L'ossido di etilene è stato usato nell'industria alimentare per lungo tempo, soprattutto come decontaminante e disinfestante dai parassiti nei silos e nelle strutture di conservazione degli alimenti. 

Visti, però, i suoi probabili effetti collaterali e tossici, il suo uso è stato vietato in Europa a scopo alimentare ed è fatto divieto di utilizzo anche come principio attivo nei pesticidi usati all'interno dell'UE. Questo composto è normato dal Regolamento UE 396/2005, in cui vengono definiti anche i valori soglia per gli alimenti in ingresso all'interno dell'Unione Europea. Viene considerato, all'interno di questi limiti, anche il 2-cloro-etanolo, che è metabolita e sottoprodotto dell'ossido di etilene. 

Precisiamo che il rischio sulla salute apportato dall'ossido di etilene è correlato ad un uso a dosaggi elevati e per lunghi periodi di tempo, mentre in piccole dosi non sono associati effetti collaterali. 

Ossido di etilene e semi di sesamo

Nel settembre del 2020 è iniziato lo scandalo dei semi di sesamo contaminato con ossido di etilene. Il sistema di allarme rapido, istituito dall'Unione Europea per il controllo degli alimenti, aveva, infatti, rilevato alcune partite di semi di sesamo contaminate con ossido di etilene. Si tratta di lotti importati da altri paesi al di fuori dell'Unione Europea e messi in vendita in molti paesi europei. 

In prevalenza, questi lotti fuori norma erano stati prodotti in India, paese in cui l'ossido di etilene si può tranquillamente usare. Le partite in questione superavano anche di 1000 volte i limiti imposti dalla legge europea. I limiti europei per i semi di sesamo sono di 0.05 mg/kg. Di conseguenza, erano stati richiamati dal mercato tutti i prodotti appartenenti a questi lotti. Il ritiro dal mercato ha, quindi, interessato non solo i semi di sesamo venduti come tali, ma anche tutti i prodotti che li contenevano, come mix di cereali e semi, legumi, frutta secca, prodotti da forno e snack, compresi anche diversi alimenti biologici. Sembra che in totale la quantità di prodotti interessati fosse pari a 268 tonnellate di semi, tutti con valori anche pari a 186 mg/kg di ossido di etilene. 

Il ritiro dal commercio di questi prodotti è stato effettuato in virtù del rischio cronico potenziale che può essere determinato da un consumo nel lungo periodo di prodotti contaminati. 

I prodotti sono stati richiamati in più volte dal mercato proprio perchè i lotti interessati erano diversi e abbastanza diffusi nel territorio. Il primo paese, che aveva riscontrato questi livelli elevati di ossido di etilene nei semi di sesamo, è il Belgio nell'agosto del 2020: da qui è partito l'allarme rapido, tramite il sistema RASFF, che ha permesso di informare e allertare anche gli altri paesi europei. Anche l'Italia è stata interessata da questi richiami, soprattutto a partire da ottobre 2020. 

Per evitare un nuovo evento simile, l'Unione Europea ha preso un'altra misura precauzionale. Da 26 ottobre 2020, infatti, come stabilito dal nuovo Regolamento UE 1540/2020, ogni importazione di sesamo proveniente dall'India deve essere accompagnata da un certificato ufficiale che attesti che sono state rispettate le norme europee e che i prodotti sono stati analizzati circa i limiti massimi di residui di antiparassitari presenti. Inoltre, sono stati incrementati i controlli degli alimenti alla frontiera, che oggi vanno a coprire il 50% dei lotti di sesamo importati in Europa. 

 

 

 

 

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