Colesterolo alto? Non eliminare il latte (anche intero)!

Il colesterolo alto è un sintomo correlato all'insorgenza delle patologie cardiovascolari. Si tratta dell'esame del sangue che oggi più o meno tutti conoscono, e che rappresenta, a torto o a ragione, un vero e proprio spauracchio letteralmente per milioni di italiani.

 

 

Oggi sappiamo che il colesterolo ha una importanza molto ridimensionata, rispetto a quanto si riteneva anche solo fino a 10-20 anni fa. Purtroppo però, ancora oggi si sente di soggetti preoccupati perché hanno il colesterolo totale a 220, e il colesterolo buono a 60. Soggetti in perfetta salute, avendo un indice di rischio cardiovascolare abbondantemente inferiore a 3,7, ma che di questo non vengono avvisati dal loro medico di base, evidentemente rimasto alle indicazioni che venivano date 20 anni fa.

Senza arrivare alle moderne teorie secondo le quali il colesterolo troppo basso sarebbe correlato ad uno stato di salute più a rischio, oggi sappiamo per certo che non ha molto senso basarsi sul valore del colesterolo totale, ma bisogna sempre riferirsi al rapporto tra colesterolo totale e quello buono. Per approfondire, vedi l'articolo sul colesterolo alto.

Latte e colesterolo

La prima strategia che viene proposta a chi soffre di ipercolesterolemia è quella dietetica: in genere si consiglia di eliminare o ridurre gli alimenti grassi di origine animale: salumi, formaggi, carni rosse, latticini, grassi animali, ecc.

 

 

Per quanto riguarda il latte, in genere si consiglia di eliminarlo, o almeno di passare da quello intero al latte parzialmente scremato o addirittura totalmente scremato.

Se un soggetto beve 300 ml di latte intero al giorno, assume da esso circa 10 g di grassi. Passando a quello parzialmente scremato, si scende a 5 g, mentre passando a quello totalmente scremato, i grassi diventano quasi zero. Le calorie passano da poco meno di 200 (latte intero) a poco più di 130 (latte parzialmente scremato), a circa 90 (latte totalmente scremato). Per quanto riguarda il colesterolo, il latte intero ne contiene 11 mg per 100 g di prodotto, quello parzialmente scremato 7, quello scremato 2. Anche assumendo 300 ml di latte intero tutti i santi giorni, si assumerebbe solamente il 10% della dose giornaliera massima raccomandata per il colesterolo (che è pari a 300 mg).

Il latte, dunque, non è un alimento "pericoloso" per quanto riguarda il contenuto di colesterolo.

Il consiglio di eliminare o ridurre questo o quell'alimento molto raramente genera dei risultati interessanti, perché è ormai dimostrato che sostituire i grassi saturi con quelli insaturi comporta vantaggi tutto sommato non particolarmente degni di nota. Magari il colesterolo si abbassa un po', ma il rischio cardiovascolare spesso rimane tal quale.

 

 

Il consiglio da dare dovrebbe essere quello di perdere peso, avvicinandosi al peso forma (non scrivo nemmeno "se il soggetto è in sovrappeso" perché lo è nella stragrande maggioranza dei casi), e soprattutto iniziare la pratica di un'attività fisica aerobica che porti nel tempo all'esecuzione di allenamenti di intensità medio-alta. Solo in questo modo sarà possibile aumentare il colesterolo HDL, quello buono, riducendo il rischio cardiovascolare.

I risultati di un nuovo studio

Un nuovo studio, pubblicato su Nature nel Maggio del 2021, ha dimostrato una volta di più che l'equazione meno grassi = meno colesterolo è troppo semplicistica e, sostanzialmente, sbagliata. Per abbassare il colesterolo non è necessario assumere meno colesterolo, né ridurre il consumo di latte.

Lo studio ha dimostrato che i soggetti che assumono una maggior quantità di latte hanno un indice di massa corporea superiore (sono più in sovrappeso), ma paradossalmente non hanno una incidenza maggiore per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, e presentano valori di colesterolo totale e LDL relativamente bassi.

Gli autori dello studio hanno ipotizzato che la causa di tutto possa essere imputata a una sorta di "milk factor", ovvero da qualche sostanza contenuta nel latte in grado di "neutralizzare" gli effetti negativi sul profilo lipidico dei consumatori dei grassi saturi in esso contenuti. Per esempio, il calcio e il lattosio contenuti in abbondanza nel latte possono sicuramente influenzare i livelli di colesterolo nel sangue, inoltre il latte potrebbe influire sulla qualità del microbiota, anch'esso responsabile in parte dei livelli di colesterolo nel sangue. O ancora, chi non consuma latte perché intollerante al lattosio, spesso si rivolge ad altri latticini più grassi, che presentano livelli di tolleranza più elevati.

In conclusione, questo studio dimostra una volta di più che la strategia dell'eliminazione o riduzione di determinati cibi "capro espiatorio" non ha senso. Per combattere le malattie cardiovascolari tramite la riduzione dell'indice di rischio cardiovascolare bisogna anzitutto mettere in discussione il proprio stile di vita alimentare e sportivo, cercando di recuperare il peso forma tramite un'alimentazione ipocalorica e un'attività fisica fatta come si deve. 

Per concludere: con colesterolo alto, latte sì o no?

Il latte ovviamente ha una importanza nella dieta, perché quello intero, se assunto in quantità notevoli e con una frequenza alta (tutti i giorni o quasi) può comportare un introito calorico importante, che può essere ridotto passando per esempio da quello intero a quello parzialmente scremato.

Ma questo non va fatto nell'ottica di eliminare o ridurre un alimento che "fa male al colesterolo". Se passiamo dal latte intero a quello scremato senza avere come risultato il dimagrimento, stiamo molto probabilmente penalizzando la nostra qualità di vita a tavola a fronte di un risultato trascurabile, se non nullo.

 

 

 

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