Miele di manuka

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare del miele di manuka, un miele monofloreale prodotto da una pianta, la manuka -Leptospermum scoparium- originaria dell'Australia e della Nuova Zelanda.

Ultimamente il miele di manuka viene venduto in Italia a prezzi altissimi (da 20€ a 40€ per un barattolino da 250 g), giustificando questo esborso alla luce di tutte le proprietà benefiche presunte di questo miele.

Vi può essere capitato di sentire che il miele di manuka svolge attività antibatteriche e antinfiammatorie, che è in grado di curare tante patologie del sistema gastrointestinale (ulcera, candida, reflusso gastroesofageo, bruciore di stomaco, colite e diarrea), che usato come crema topica favorisce la cicatrizzazione di ferite, lacerazioni e piaghe da decubito, che è efficace anche contro acne, psoriasi, dermatiti ed eczemi. E magari altro ancora.

Insomma il miele di manuka sembra essere diventato la panacea per tutti i mali, come spesso accade con alcuni alimenti nuovi, per lo più esotici (ricordate qualche anno fa come venivano sponsorizzate le bacche di goji o, ancora più recentemente, il caffè verde?).

Però occorre tenere presente un presupposto scientifico assodato: non esistono alimenti miracolosi. Inoltre, come sosteniamo da anni, il miele non è una medicina. Anche se comunemente viene considerato alla stregua di uno sciroppo per la tosse, mancano le dimostrazioni scientifiche in grado di supportare questa credenza.

 

 

L'attività antibatterica del miele di manuka

Miele manuka

Quello che è successo con il miele di manuka è lievemente diverso. Un team di ricerca guidato dal professore Thomas Henle dell’Università di Dresda, Germania, nel 2008 ha effettuato studi mirati sull'attività antibatterica di questo miele. Gli studi condotti hanno portato alla luce come una una sostanza, il Methylglyoxal (MGO), contenuta in questo alimento, sia “responsabile dell’attività antibatterica del miele di Manuka”. Nello specifico questi studi hanno dimostrato la sua efficacia contro infezioni o ulcere da Stafilococco cutanee. Niente di più, niente di meno.

Il miele di manuka sarebbe un antibatterico più potente di altri mieli in quanto contiene un quantitativo maggiore di MGO, i dati riportano però un range di variazione altissimo, tra i 100 e i 900 mg per ogni kg di prodotto, a differenza degli altri mieli che ne contengono solo 50 mg/kg.

Ok. A questo punto viene spontaneo fare un commento.
Perché possa esplicare la sua attività batterica, il miele di manuka andrebbe usato come crema cutanea, su ulcere o ferite. Dovremmo, quindi, spendere circa 20-40€ per comprare un miele da usare come crema antibatterica, quando una classica crema ad uso topico con la stessa funzione in farmacia può essere acquistata per 5€?
E per di più non avendo la certezza che sia efficace, così come sarà, invece, sicuramente, il prodotto farmaceutico?

La nostra conclusione sul miele di Manuka

Noi crediamo che il miele di manuka sia un miele come tanti altri, certo, lo assaggiamo volentieri per carpirne le peculiarità organolettiche, magari per confrontarlo con un miele nazionale, ma lo trattiamo come alimento e non giustifichiamo un prezzo così alto dovuto solo a una estrema speculazione sulle sue proprietà benefiche. Come se i consumatori fossero tutti dei creduloni...

Per di più che molto spesso il miele di manuka viene contraffatto, non è puro al 100%, ma mescolato con altri mieli derivati da altre piante che, dunque, hanno proprietà benefiche ridotte e di conseguenza riducono anche le proprietà benefiche di tutto il miele contenuto in quel barattolino.

Questo capita molto più spesso di quanto crediamo, è un problema comune, tipico della matrice miele. Esistono mieli monofloreali, ovviamente, ma è molto difficile avere la sicurezza che le api che li hanno prodotti abbiano succhiato solo ed esclusivamente il polline di quella pianta.

In Australia e in Nuova Zelanda questa criticità è talmente sentita che è nata un'Associazione dei Produttori di Miele di Manuka che certifica con il bollino di qualità UMF (Unique Manuka Factor) solo quei mieli in cui è stata controllata la presenza effettiva del principio attivo MGO (ma il bollino non è un riconoscimento né legale né scientifico).

 

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