Barolo DOCG

Il Barolo, spesso considerato il re dei vini rossi piemontesi ed italiani, è un vino a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), riconosciuta il 1 luglio 1980.

 

 

Il Barolo è sicuramente uno dei vini maggiormente rappresentativi del panorama enologico d'eccellenza italiano, un vanto per l'Italia, che le permette di competere con i grandi rossi francesi, con un mercato di circa 67 milioni di euro annui.

Il Barolo non è un vino "facile", nè per quello che riguarda la sua produzione, basti pensare al lungo invecchiamento previsto dal disciplinare di almeno 3 anni (e fino a 5 anni per la tipologia "Riserva"), nè per quello che riguarda il suo consumo: è infatti un vino tannico, corposo e robusto che viene venduto a prezzi elevati (da 20 € in su per un buon Barolo, fino anche ai 200-300€ per i baroli più rinomati).

Ma bere una bella bottiglia di Barolo è una di quelle esperienze che si devono fare almeno una volta nella vita, è un vino che ha una lenta e lunga evoluzione nel bicchiere, che ci parla di sè e di tutta la filiera produttiva, che ci regala emozioni, un regalo che possiamo fare a noi stessi o agli amici, che non passerà inosservato e che ci farà fare, senz'altro, bella figura...

 

 

Il territorio di produzione del Barolo DOCG

La zona di produzione del Barolo comprende alcuni comuni in provincia di Cuneo, in Piemonte, nello specifico: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d'Alba, Monforte d'Alba, Diano d'Alba, Cherasco, Grinzane Cavour, La Morra, Novello, Roddi e Verduno.

Sono zone collinari, suddivise in piccoli appezzamenti di terra ben esposti al sole verso sud-ovest, dove i vigneti vengono detti "bricchi" o "sorì", due parole che spesso appaiono anche in etichetta per designare il cru di Barolo della bottiglia selezionata.

L'altitudine prevista dal disciplinare è compresa tra i 170 e i 540 m.

Il terreno è argilloso o calcareo, oppure una commistione dei due tipi.

Barolo

Produzione del Barolo DOCG

Il Barolo viene ottenuto a partire dall'uva nebbiolo, l'unico vitigno ammesso dal disciplinare, scelto tra le sottovarietà lampia, michet o rosè.

Il nebbiolo è un vitigno che trova la sua massima espressione in Piemonte, dove viene usato per quasi tutti i vini rossi di qualità (oltre al Barolo, anche per comporre il Barbaresco, il Roero, il Ghemme o il Gattinara), pur essendo presente anche in altre regioni del Nord Italia quali la Valle d'Aosta o la Lombardia, o il nord dello stesso Piemonte, nella provincia di Novara.

Generalmente vengono scelti cloni di nebbiolo dall'acino piccolo, che garantiscono al vino finale una carica polifenolica e una pigmentazione migliori.

 

 

La resa per ettaro deve essere di massimo 8 t/ha e il tipo di impianto della vite consentito è quello a Guyot.

L'invecchiamento del Barolo DOCG

Il momento più delicato per il Barolo è proprio l'invecchiamento, che deve essere di minimo 38 mesi a decorrere dal 1 novembre dello stesso anno della vendemmia, di questi 38 mesi almeno 18 (cioè 2 anni su 3) devono essere passati in botte di legno.

L'invecchiamento minimo sale a 5 anni in caso si voglia commercializzare un Barolo "Riserva", a decorrere, però, dal 1 gennaio dell'anno successivo alla vendemmia (si pensi che solitamente per un qualsiasi vino bastano 2 anni di invecchiamento in botte perchè possa essere definito "riserva"). 

Questo lungo invecchiamento garantisce, però, una grande longevità al vino Barolo, che può essere di 5-10-15-20 anni e in alcuni casi anche oltre, a patto che sia ben conservato ovvio, con la bottiglia in posizione distesa, senza subire sbalzi di temperatura ed alla giusta umidità.

Bere un Barolo invecchiato e ben conservato significa bere un vino che ha preso gran parte dei suoi tannini verdi e acerbi, che li ha tramutati in tannini maturi e caldi, che si è addolcito e si è arricchito di tante note fruttate, insomma varrebbe la pena aspettare qualche anno per scoprire le evoluzioni di una bottiglia di Barolo!

Tradizionalisti vs modernisti: la nuova sfida del Barolo

Accanto ai tanti produttori storici di Barolo, tra i quali cito Marchesi di Barolo, Borgogno, Damilano, Oddero, Einaudi, Conterno, che hanno iniziato a produrre Barolo fin dall'Ottocento sotto la spinta del conte Camillo Benso di Cavour, negli ultimi decenni sono nate tante altre cantine giovani, dette "moderniste", perchè puntano ad una produzione di Barolo più veloce e più "gentile", di facile beva, tra le quali annovero Vajra, Massolino, Abbona, Sandrone, nate più o meno negli anni Settanta.

La diatriba tra gli storici tradizionalisti e i giovani modernisti è una sfida ancora aperta.

Da un lato troviamo gli irriducibili della tradizione, che usano botti grandi in cantina (da 20 a 100 ettolitri), che puntano sui lunghi invecchiamenti e preferiscono un vino più robusto e tannico, mentre dall'altra ci sono i giovani che hanno una visione più aziendale e commerciale e utilizzano le barrique (piccole botti da 225 litri, quelle che tipicamente si usano in Borgogna o a Bordeaux) per far invecchiare il vino, che grazie alla maggior superficie di contatto col vino rilasciano più aromi e rendono il vino più morbido e fruttato, più accattivante e più facile da bere.

Fece molto parlare di sè uno dei più famosi tradizionalisti, Bartolo Mascarello, che agli inizi del nuovo millennio fece un'etichetta nella quale riportava la dicitura "no barrique - no Berlusconi", sottolineando il suo rifiuto non solo di accettare la nuova tendenza imposta dal mercato (soprattutto americano), ma anche nei confronti del capo del governo Silvio Berlusconi.

Non mi esprimo in merito a quale delle due fazioni preferisco o quale condivido maggiormente, so solo che entrambe producono dei vini di grandissima qualità. Tuttavia mi sento di dire che, se da un lato il barolo tradizionale è più difficile da bere e da capire, e va atteso negli anni, dall'altro lato il gusto vanigliato della barrique fa veramente fatica a sposarsi con i sentori tipici del nebbiolo.

Caratteristiche organolettiche del Barolo

Il Barolo si presenta di colore rosso granato, con riflessi aranciati e mattonati dovuti al lungo invecchiamento. Il profumo è molto intenso, etereo, con sentori di cuoio, tabacco, frutta cotta e matura, frutti di bosco, liquirizia, caffè, cioccolato ed altre spezie.

In bocca è asciutto, avvolgente, vellutato e armonico.

Ha una gradazione minima di 13%.

Si abbina bene a piatti tipici della cucina piemontese come il brasato o la bagna cauda di acciughe alla finanziera, oppure a formaggi molto stagionati (si pensi al locale Castelmagno), a piatti a base di tartufo e funghi, ed anche alle carni rossi in genere, soprattutto cacciagione e selvaggina, è ideale anche come vino da meditazione a fine pasto.

 

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