Coronarografia: perchè si pratica?

Coronarografia: cos'è e quando si applica

La coronarografia è un esame di tipo radiologico che serve per la visualizzazione e la valutazione della salute delle arterie del cuore, ossia le coronarie. Il test ha origini non proprio recenti: fu realizzato per prima volta nel 1929 da Warner Forssman che l'aveva applicato su un paziente d'eccezione: se stesso. Fu, però, negli anni '60 che altri medici cardiologi completarono e iniziarono ad applicare la tecnica sui pazienti a scopo diagnostico. L'uso della coronarografia per scopi terapeutici, come l'inserimento dello stent coronario o il trattamento dell'infarto cardiaco in atto, è stato messo in pratica negli ultimi anni '70. 

 

 

Questa metodica è un'indagine diagnostica piuttosto invasiva ma necessaria qualora si debba monitorare il flusso sanguigno nelle coronarie, che con essa può essere visualizzato in tempo reale su un monitor. 

Tra le diverse applicazioni di questo esame abbiamo il caso di sindromi angiose o ischemia del miocardio e, in generale, per andare ad escludere le patologie cardiache, comprese quelle alle valvole cardiache. In ogni caso viene usata per monitorare la morfologia e il calibro delle coronarie e valutare l'eventuale presenza di alterazioni in merito, come occlusioni e restringimenti. Inoltre spesso si può usare come tecnica utile per piccoli interventi al cuore. 

 

 

Altra applicazione della coronarografia è per valutare se sia o meno necessario procedere con alcuni interventi successivi come il bypass aorto-coronarico, oppure l'angioplastica coronaria.

Ci sono alcune situazioni in cui è necessario procedere con la coronarografia, in particolare in presenza di determinati sintomi come improvviso e intenso dolore al petto, oppure per dolori sospetti al braccio, allo stomaco e al collo di cui non si capisce la natura. Inoltre, la coronarografia viene in genere effettuata in alcuni casi di difetti congeniti al cuore, quando cioè si hanno delle malformazioni che si presentano fin dalla nascita del soggetto. Altri casi sono quelli di difetti alle valvole cardiache o in caso di insufficienza cardiaca e in generale per tutti i problemi cardiovascolari. Può anche essere effettuata come diagnosi d'urgenza come nel caso di infarto in atto. 

Le situazioni in cui è necessario effettuare la coronarografia vengono valutate di volta in volta dal medico stesso, che andrà a vedere se sia strettamente necessario lo svolgimento di questo invasivo test diagnostico. Prima di effettuarlo, si procede in genere con altre indagini meno invasive che possono comunque fornire, in alcuni casi, delle informazioni, come l'elettrocardiogramma, l'ecocardiogramma e i test sotto-sforzo.

Come si svolge e le indicazioni per la coronarografia?

La coronarografia viene eseguita in laboratori di emodinamica, appositamente dotati di idonea attrezzatura e sterili, in quanto è necessario evitare il rischio di infezioni del paziente. 

Se non viene effettuata come procedura d'emergenza, di solito prima di fare l'esame è necessario attuare una precisa preparazione. Essa consiste in un esame conoscitivo della situazione di salute del paziente da parte del medico, comprese le eventuali terapie farmacologiche in corso. Questo serve anche per valutare se questo test può essere controindicato o meno per il paziente e se è necessario adottare una procedura di sicurezza specifica per il soggetto. 

 

 

Il paziente deve osservare il digiuno per almeno 8 ore prima dell'esame. Il giorno del test deve, inoltre, presentare, al personale sanitario addetto, i farmaci che assume in modo regolare. Sarà quindi il medico a decidere ad esempio se sospendere o meno farmaci come la cardioaspirina in vista della coronarografia.

La durata del test va dai 15 minuti ad 1 ora, ma il paziente viene tenuto sotto osservazione nelle ore successive, talvolta fino al giorno seguente. Il paziente viene dimesso se non si presentano complicanze e se la sua condizione di salute risulta stabile per qualche ora, con i parametri vitali nella norma.

La prima procedura che si fa durante l'esame è la sedazione, che permette al paziente di rilassarsi e facilitare quindi la riuscita dell'esame. Il paziente viene comunque mantenuto cosciente durante il test. 

Monitorando le funzioni vitali, si pratica l'anestesia locale nella zona in cui si deve effettuare l'incisione, di solito a livello inguinale. Altri punti possono essere il polso o il braccio. Nell'arteria femorale si inserisce il catetere, ossia un sottile tubo flessibile. 

Sopra il torace del paziente un macchinario fornisce i raggi X necessari alla valutazione diagnostica e fa da guida per permettere all'operatore di visualizzare il catetere e farlo arrivare fino alle coronarie. A questo punto, si rilascia il mezzo di contrasto, ossia il colorante, che andrà a rendere possibile la visualizzazione del lume vasale. Le immagini vengono registrate ma anche visualizzate in tempo reale e quindi permetteranno di osservare la presenza di eventuali alterazioni dei vasi. 

Alla fine della diagnosi, il catetere viene eliminato dal corpo del paziente e viene suturata la ferita praticata. La parte interessata viene poi bendata e tenuta in queste condizioni dalle 6 alle 12 ore. Una volta dimesso, il paziente dovrà comunque stare a riposo fino al giorno successivo all'esame.

Dove si pratica la coronarografia

Spesso alcune persone vanno nei paesi esteri per effettuare questo test ma in realtà questo non è necessario. Vi sono, infatti, centri di eccellenza che praticano la coronarografia anche in Italia. Si stima siano circa 200 i reparti di Emodinamica negli ospedali italiani, che possiedono attrezzature idonee e personale specializzato. Nella maggior parte dei casi, chi pratica questo test è in continuo contatto con personale all'estero, con cui scambia continue informazioni riguardanti nuove scoperte, casi e aggiornamenti in merito. 

Effetti negativi e rischi della coronarografia

In seguito alla coronarografia è possibile avvertire una sensazione di calore o bruciore dovuta al mezzo di contrasto, ma l'esame è in genere considerato indolore

Essendo comunque una procedura invasiva, si valuta sempre il rapporto rischio-beneficio, andando a valutare quindi il rischio che si avrebbe praticando il test e quello che si avrebbe non applicandolo. 

I rischi della coronarografia sono connessi sopratutto alla procedura di inserimento e movimento del catetere lungo le arterie, che possono essere perforate. In alcuni casi, il passaggio del catetere può danneggiare le pareti arteriose e portare alla formazione di un trombo, generando infarto. 

Altri rischi possono essere connessi ad allergie al mezzo di contrasto, che in rari casi di pazienti anziani può generare anche reazioni tossiche a livello renale. 

Effetti negativi del test sono anche la comparsa di ematomi e sanguinamento del punto in cui si inserisce il catetere. Inoltre, per l'utilizzo dei raggi X possono comparire reazioni dovute alla stimolazione del nervo vago, come nausea, bradicardia e ipotensione

In ogni caso, lo sviluppo delle conseguenze più gravi della coronarografia, come infarto e ictus, sono abbastanza rare. Si parla di una mortalità per coronarografia inferiore allo 0,2%, con un'incidenza di infarto tra lo 0,3 e lo 0,4%. Anche l'incidenza di complicazioni di altro genere è molto bassa, massimo dell'1%. 

I maggiori rischi sono connessi ad una scarsa conoscenza dello stato di salute del paziente, comprese eventuali allergie di cui anche il paziente potrebbe non essere a conoscenza. In generale, vanno sempre segnalati al medico che effettua la tecnica diagnostica sia eventuali stati di gravidanza, sia allergie di qualsiasi genere, in particolare quella allo iodio, sia la presenza di eventuali insufficienze renali. 

In genere, i rischi derivanti dalla coronarografia dipendono dalla malattia coronarica in corso, dall'efficienza cardiaca, sopratutto per quanto riguarda la funzionalità del ventricolo sinistro, ma dipende anche dall'età e dalla salute complessiva del soggetto in esame. 

Coronarografia: è davvero utile?

In generale, essendo un test invasivo è il medico che valuta se applicarlo o meno. Viene quasi sempre effettuata in caso di infarto del miocardio e acuzie cardiovascolari, mentre per altre patologie si valuta in modo soggettivo a seconda del paziente e della sua storia clinica. 

Inoltre, talvolta questo test non è necessario né sufficiente in alcune diagnosi in quanto non permette ad esempio di valutare la funzionalità e il grado di efficienza cardiaca. 

Vi sono tecniche certamente meno invasive della coronarografia, come la TAC coronarica, in cui il paziente non viene inciso e si evita quindi l'inserimento del catetere, ma prevede comunque l'uso di un mezzo di contrasto e dei raggi X. Con questa tecnica, però, a differenza della coronarografia, non è possibile fare piccoli interventi ma solo diagnosi. 

 

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