Dischi intervertebrali

I dischi intervertebrali si interpongono tra le vertebre fungendo da cuscinetto ammortizzante. Nel loro insieme rappresentano 1/4 dell'intera lunghezza della colonna vertebrale.

 

 

I dischi intervertebrali hanno forma leggermente conica e sono composti da un nucleo polposo di consistenza gelatinosa, e da un anello fibroso.

L'anello fibroso rappresenta la maggior parte del disco ed è costituito da lamelle di fibre collagene e da una sostanza gelatinosa proteoglicanica, le fibre sono disposte in modo concentrico, a spirale, in modo tale da evitare movimenti eccessivi di una vertebra rispetto all'altra. Il disco è saldamente collegato alle vertebre adiacenti grazie al fatto che le lamelle di cartilagine penetrano nelle lamine cartilaginee delle vertebre.

Il nucleo polposo serve a distribuire le forze di compressione in modo uniforme, evitando picchi di tensione sulle strutture vertebrali; non essendo comprimibile, ma solo deformabile, funge da articolazione a sfera, da punto di rotazione nel movimento tra una vertebra e l'altra. Nei movimenti di flessione in avanti, il nucleo si sposta indietro, il contrario nei movimenti di flessione, mentre nelle flessioni laterali si sposta dalla parte opposta al movimento.

Con l'aumento dell'età il nucleo polposo perde la sua naturale idratazione, passando dall'85% al 70% di acqua circa, perdendo capacità di carico.

La degenerazione dei dischi intervertebrali

Dischi intervertebrali

La degenerazione dei dischi intevertebrali è fisiologica e nella maggior parte dei casi è asintomatica, diventa patologica quando insorgono dei sintomi dolorosi. Dopo i 40 anni, molte persone presentano alterazioni strutturali dei dischi, con riduzione di altezza e di idratazione. Queste degenerazioni possono essere asintomatiche o sintomatiche a seconda dei casi.

L'evoluzione delle degenerazioni dei dischi vertebrali inizia con una perdita di idratazione e una diminuzione di altezza del disco, questo porta a una diminuzione di tensione dei legamenti tra le vertebre e una instabilità vertebrale, con conseguente restringimento dei fori intervertebrali per cambiamento della posizione reciproca delle vertebre. Questi restringimenti causano varie sintomatologie dolorose a carico dei nervi che passano nei forami vertebrali.

 

 

Le lesioni dei dischi intervertebrali possono essere di vario livello e provocare sintomatologie più o meno importanti.

Lesioni dei dischi dovute a deviazioni interne o a protrusioni leggere (bulging) o provvisorie provocano dolore reversibile, in genere localizzato a livello lombare (lombalgia o mal di schiena, il cosiddetto colpo della strega).

Se la lesione è più importante, come nel caso del prolasso del nucleo polposo (ernia del disco) le radici dei nervi possono essere infiammate a tal punto da provocare dolore agli arti inferiori fino alla perdita di forza a causa del danno provocato ai nervi.

Se il disco intervertebrale subisce una degenerazione importante, con drastica riduzione in altezza e formazione di osteosclerosi a livello della lamina basale, si parla di osteocondrosi vertebrale, una patologia degenerativa che prelude all'artrosi lombare o cervicale.

 

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