Resistenza agli antibiotici: conseguenze, rimedi e cause

Antibiotici: quali sono i batteri resistenti e cosa significa

La resistenza agli antibiotici è un fenomeno che si verifica quando un'infezione batterica non risponde al trattamento con un antibiotico. La prima volta in cui fu isolato un ceppo batterico resistente agli antibiotici era il 1952 e riguardava il genere Shigella che risultò avere una resistenza multipla a più antibiotici, in particolare alle tetracicline, alla streptomicina e ai sulfamidici. Qualche anno più tardi fu scoperto che questo batterio poteva trasferire, attraverso trasmissione genica, i fattori di resistenza antibiotica a E. coli. 

 

 

L'antibiotico resistenza può essere di 2 tipi: quella naturale e quella acquisita. 

La prima è dovuta a caratteristiche intrinseche dei microrganismi che rendono le molecole del farmaco inattive contro di essi. Un esempio sono i micoplasmi, microrganismi privi di parete cellulare e pertanto resistenti agli antibiotici che hanno questa struttura come bersaglio, un esempio di come funziona la penicillina. 

 

 

Altro esempio di resistenza naturale è quella degli enterococchi nei confronti degli antibiotici sulfamidici, a causa delle loro caratteristiche metaboliche. 

La resistenza acquisita, invece, è legata ad un'esposizione da parte del batterio patogeno ad un antibiotico. Questo può determinare una modificazione genetica attraverso mutazioni spontanee o esogene, derivanti cioè da materiale genetico esterno, come i plasmidi o i trasposoni, che possono essere trasmessi da altri batteri. Le modificazioni genetiche comportano cambiamenti nel metabolismo e nei meccanismi biochimici del batterio che controllano la sensibilità al farmaco. Il batterio può, quindi, in questo modo adattarsi e far operare delle modifiche per far fronte all'azione degli antibiotici. Fra queste modifiche abbiamo la produzione di enzimi che inattivano l'antibiotico inibendo quindi la sua azione. Inoltre, i batteri possono ridurre la loro permeabilità alla molecola dell'antibiotico, impedendo o riducendone la capacità di ingresso nella cellula batterica. Talvolta, il batterio può avere un meccanismo di trasporto dell'antibiotico fuori dalla cellula microbica. 

Tra i batteri più comuni considerati resistenti agli antibiotici troviamo la Salmonella, di cui era prima indubbia la sensibilità all'antibiotico cloramfenicolo, e verso cui ora è divenuta resistente. Altro batterio resistente agli antibiotici è lo Staphylococcus aureus, la cui infezione risulta particolarmente importante in ambito ospedaliero. Questi batteri sono meticillino-resistenti per la presenza di una proteina nella superficie batterica che risulta poco affine agli antibiotici beta-lattamici, ossia penicillina e cefalosporine. 

La resistenza all'antibiotico vancomicina da parte degli enterococchi è anch'essa importante. La vancomicina agisce impedendo la sintesi del peptidoglicano, principale componente della parete batterica. La cellula degli enterococchi ha acquisito, attraverso trasposoni, la capacità di inattivare l'azione della vancomicina. 

Situazione attuale e conseguenze

La resistenza agli antibiotici è diventata negli ultimi anni un fenomeno in aumento e che va valutata in base, non solo al singolo patogeno, ma anche all'area geografica di interesse e al tipo di antibiotico considerato. 

Nonostante siano molte le ricerche che riguardano l'antibiotico resistenza, ancora oggi nel 2019 questo fenomeno si verifica più frequentemente rispetto alla scoperta di nuove molecole attive. 

 

 

Ma quali sono le conseguenze della resistenza agli antibiotici? In realtà, essa non è un problema di poco conto, anzi è prioritario a livello mondiale per il mantenimento della salute pubblica. Infatti, ha conseguenze cliniche, come l'aumento della letalità, della durata della malattia, un maggior verificarsi di epidemie e di complicanze in seguito alla patologie.

La resistenza agli antibiotici ha anche implicazioni economiche, perchè si allungano le degenze in ospedale e le malattie in genere, quindi maggiori costi derivanti anche da eventuali verificarsi di situazioni di invalidità e una perdita nella produttività che si stima essere intorno a 1,5 miliardi di euro. Inoltre, si ha come conseguenza anche un maggior costo per lo studio e lo sviluppo di nuovi farmaci.

Spesso si possono verificare le cosiddette "resistenze multiple" o "multidrug resistence", quando, cioè, un patogeno diventa resistente a più farmaci, fenomeno che si verifica sopratutto per infezioni che si hanno all'interno degli ospedali o delle strutture sanitarie in generale. Questo è un ulteriore problema sanitario, in quanto restringe il campo dei possibili trattamenti efficaci. In particolare, le infezioni che si contraggono nelle strutture sanitarie interessano ogni anno 4 milioni di pazienti e sono particolarmente soggette a resistenza antibiotica. 

Una conseguenza importante della resistenza agli antibiotici è nel campo veterinario. Spesso, infatti, i batteri che causano banali infezioni a livello gastrointestinale e respiratorio, proprio perchè comuni, manifestano resistenza agli antibiotici usati di solito. Questo causa maggiori costi di produzione, perdite a livello produttivo, ma anche maggiori rischi per gli operatori del settore.  

Perchè si verifica la resistenza agli antibiotici?

L'antibiotico resistenza ha molte cause. Prima fra tutti l'aumento nell'uso di questi farmaci, spesso in modo non appropriato, attraverso ad esempio l'autoprescrizione di questi farmaci, realizzata sopratutto in passato o promossa oggi da medici non qualificati. In molti casi vengono prescritte cure antibiotiche per infezioni che possono facilmente risolversi da sole. Inoltre, si verifica di frequente la prescrizione di cure antibiotiche per infezioni contro cui questi farmaci non sono efficaci, come il comune raffreddore, che ha origine virale. 

In alcuni casi, non vengono prese in considerazione le caratteristiche del paziente, come il suo peso e l'entità dell'uso di antibiotici nel corso della sua vita, fattori che possono influire sull'efficacia di una cura antibiotica. 

Spesso, la resistenza antibiotica è determinata da cure seguite in modo non appropriato, ad esempio per quanto riguarda l'osservazione degli intervalli giornalieri di assunzione del farmaco. 

Inoltre, specie negli ospedali, è facile che si diffondano infezioni dovute a microrganismi resistenti, spesso poco controllate.

In aggiunta, il maggior scambio di merci e persone, nonchè l'aumento dei viaggi internazionali, facilitano la diffusione di nuovi ceppi, spesso resistenti, ed incrementa la necessità dell'uso di antibiotici. Spesso, in questi casi, si fa un uso eccessivo degli antibiotici come mezzo preventivo delle infezioni che si possono riscontrare in viaggio. 

La resistenza agli antibiotici è stata promossa anche dall'uso smodato di questi farmaci in ambito zootecnico. 

L'aumentata necessità di questo tipo di antibiotici determina una selezione dei ceppi resistenti, gli unici che permangono e si diffondono tra la popolazione. 

Come combattere la resistenza agli antibiotici? 

Sia l''Unione Europea che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno parlato dell'antibiotico resistenza già da diverso tempo, ponendola al centro di provvedimenti specifici a livello internazionale. Lo scopo è quello della prevenzione dell'antibiotico resistenza, promuovendo un uso prudente di questi farmaci. 

Nel 1999, l'Unione Europea ha sottolineato in un documento ufficiale come questo fenomeno sia un problema di sanità pubblica grave e che interessa non solo i singoli paesi, ma la strategia di prevenzione deve essere attuata a livello internazionale. 

Nel 2011, il Parlamento Europeo ha deliberato un piano d'azione in comune accordo con le agenzie che operano nel settore degli antibiotici a livello europeo. Questo piano contiene dei sistemi utili ad attenuare, prevenire e controllare la resistenza antibiotica, preservando l'efficacia di questi farmaci in modo che possano essere usati ancora per combattere le malattie nell'uomo e negli animali. 

A livello europeo, infatti, sono stati istituiti dei sistemi di sorveglianza dell'antibiotico resistenza, che si basano sulla raccolta dei dati, a livello locale e nazionale, da parte di laboratori appositi. Questi sistemi di sorveglianza sono diventati organismi istituzionali. 

Nel 1999, in Italia è stato istituito un sistema di sorveglianza nazionale non finanziato dall'industria farmaceutica, che coinvolge diversi laboratori su tutto il territorio in modo continuo nel tempo. Questi sistemi vanno a raccogliere dati riguardanti l'antibiotico resistenza in alcuni batteri in particolare, sia in quelli che provocano infezioni in ambito comunitario, come lo Streptococcus pneumoniae, che in quelli interessanti dal punto di vista delle infezioni che si verificano in ambito sanitario. come lo S. aereus, l'E. faecium, l'E. faecalis, la K. pneumoniae e l'E. coli. Per ogni microrganismo si vanno a considerare alcune classi di antibiotici importanti nella terapia delle specie batteriche considerate e si monitora l'andamento dell'antibiotico resistenza. Sistemi di sorveglianza simili a quello nazionale, sono stati istituiti anche a livello regionale, sempre in Italia.

Resistenza agli antibiotici: i rimedi dell'UE

La formulazione di nuovi antibiotici è costosa e non è semplice. Inoltre, sopratutto negli ultimi anni si è sviluppata una scarsa compliance da parte del consumatore rispetto al loro uso, sia in ambito veterinario, per la produzione quindi di alimenti, sia in ambito clinico per la salute umana. Per questo motivo è necessario adottare dei rimedi alla resistenza antibiotica, in modo da prevenirla dove è possibile. 

Così come ribadito dal documento dell'Unione Europea, il primo ruolo fondamentale in questo ambito è svolto dai medici e dai farmacisti. I medici, in particolare, devono effettuare delle prescrizioni adeguate e, insieme al farmacista, consigliare il paziente riguardo l'utilizzazione corretta del farmaco. Essi hanno, inoltre, il dovere di sottolineare ed istruire il paziente riguardo l'utilizzo prudente degli antibiotici, al fine di ridurre la selezione dei ceppi batterici resistenti a questi farmaci. 

Inoltre, la popolazione dovrebbe essere sensibilizzata attraverso programmi specifici di istruzione e formazione riguardo un corretto uso degli antibiotici, realizzati ed organizzati dai singoli stati.

In aggiunta, l'Unione Europea invita gli stati a sottoporre la vendita di questi farmaci solo dietro prescrizione medica, così come oggi avviene in Italia. 

 

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