Fare sport per vincere: dimostrare il proprio valore

La competizione è un'altro di quei fattori fortemente motivanti, ma che troppo spesso vengono portati all'eccesso diventando negativi. Sicuramente una buona dose di competizione "sana" può aiutare a mantenere alta la motivazione, a patto che l'atleta non si prenda troppo sul serio.

 

 

Il mondo del ciclismo è senz'altro drogato di agonismo. Un mio amico, forte cinquantenne molto appassionato di sport, ma decisamente troppo competitivo, mi ha raccontato degli aneddoti inquietanti. Mi parlava per esempio di gare per dilettanti, che non hanno alcun valore ufficiale, dove non esistono controlli antidoping e dove tutti si presentano imbottiti di anfetamine (il doping più a buon mercato e reperibile con maggior facilità).

Squalificato per doping dopo essere stato beccato durante una competizione nazionale (efedrina), mi disse che probabilmente avrebbe smesso di gareggiare perché di lì a 2 anni (la durata della squalifica) sarebbe passato di categoria e si sarebbe trovato con atleti più forti, e non si sarebbe più piazzato tra i primi. Assurdo.

Non prendiamoci troppo sul serio!

Migliorare sè stessi

Comportarsi come i campioni, fare "vita da atleta", considerare gli allenamenti come una cosa estremamente seria può essere divertente ma alla lunga può diventare frustrante e soprattutto inutile. Trovo che il mondo dello sport dilettantistico sia malato di professionismo.

Lo sportivo professionista può e deve allocare tutte le risorse possibile nella pratica sportiva, perché dal risultato dipende il suo tenore di vita e la possibilità di vivere di rendita una volta che le prestazioni verranno meno, ma chi fa sport per stare bene non può vivere come l'atleta professionista, semplicemente perché non ottiene un successo proporzionale alle risorse spese.

 

 

Ci sono persone che per partecipare alle gare tutte le domeniche fanno centinaia di km, magari trascurando famiglia e figli; altri che spendono migliaia di euro in attrezzature ipertecnologiche per guadagnare qualche secondo sull'avversario; altri ancora che si beano di un piazzamento senza rendersi conto che sono sul podio solo perché nella loro categoria erano in 4 (cioè sono arrivati penultimi...); altri ancora arrivano a disprezzare o peggio ad odiare l'avversario (altro che socializzazione...).

Il rischio dell'esasperazione dell'agonismo è quello di smettere di praticare quando si passa di categoria e si scopre che non ci si riesce più a piazzare; oppure di smettere quando ci si stufa di partecipare a gare tutte le domeniche e non si trovano altri stimoli per continuare a praticare sport.

La giusta dose di agonismo prevede l'utilizzo degli avversari come punti di riferimento, come stimolo per dare il meglio di sè stessi. La competizione è importante anche per mettersi alla prova in un test ufficiale e non in un semplice allenamento, inoltre in alcuni casi è l'unica occasione per sapere in modo preciso quanto si vale in una data distanza, grazie a un cronometraggio di tipo professionale.

 

 

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