La nutrigenomica

La nutrigenomica, anche chiamata genomica nutrizionale (nutrigenomics in inglese) è lo studio degli effetti dei vari nutrienti e dei vari cibi sull'espressione dei geni. Questa nuova scienza parte dal presupposto che la dieta può avere effetti diversi su geni e funzioni proteiche e in ultima istanza, sul metabolismo e sulle funzioni dell'organismo. In parole povere, ognuno di noi reagirebbe in modo diverso in seguito all'assunzione degli stessi cibi, in base al diverso patrimonio genetico che lo caratterizza. Dunque, la stessa dieta seguita da due persone diverse può dare risultati differenti, e questo dipende dalle diversità individuali, che dipendono dal nostro DNA, che rappresenta il "codice primitivo" che regola la vita di ognuno di noi.

 

 

Il fatto che ogni individuo reagisca in modo diverso agli stessi cibi è cosa nota da tempo: l'ambizioso obiettivo della nutrigenomica sarebbe quello di studiare una dieta super-personalizzata, ottenuta studiando il DNA dei soggetti, e finalizzata al raggiungimento delle massime performance, e alla prevenzione (e alla cura) delle patologie correlate all'alimentazione.

Le discipline della nutrigenomica

Nutrigenomica

L'Institute of Medicine americano ha definito tre branche della nutrigenomica, divise in base agli obiettivi che si propongono di raggiungere.

Genetica della nutrizione: studia gli effetti del genoma sulle variazioni del metabolismo energetico e di altri fenomeni legati all'assunzione dei cibi, come le intolleranze alimentari e le altre reazioni avverse al cibo.

Epigenetica della nutrizione: studia gli effetti dell'alimentazione sull'espressione genica, cioè di come la dieta possa influenzare il metabolismo e le altre funzioni vitali.

Ingegneria della nutrizione: si tratta dell'applicazione pratica della nutrigenomica. Il suo obiettivo è quello di elaborare piani alimentari al fine di modificare l'espressione genica, per risolvere problemi di salute specifici o migliorare le prestazioni degli individui.

Cosa promette la nutrigenomica

 

 

La promessa della nutrigenomica è quella di individuare per ognuno di noi una dieta personalizzata, che ci consenta di sfruttare al massimo il nostro patrimonio genetico, indicandoci quali sono i cibi più adatti al nostro organismo e quali quelli da evitare. Bellissimo, se fosse vero. Purtroppo però, questa è solo la promessa della nutrigenomica, ma se ci limitiamo alle conoscenze attuali, essa non ci dice niente di più di quello che già non sapevamo... Al massimo, ci dimostra quali sono le cause genetiche alla base di determinati fenomeni metabolici o determinate patologie.

Facciamo un esempio: per quanto riguarda l'aterosclerosi, si è dimostrato che una mutazione del gene che codifica per l'enzima metilenetetraidrofolatoreduttasi, causa l'aumento dei livelli di omocisteina nel sangue, sostanza che si pensa essere coinvolta nella formazione dei trombi che ostacolano il flusso arterioso portando ad infarti e ictus. Dato che l'acido folico è fondamentale nel corretto funzionamento di questo enzima, si è pensato di integrare con cibi che ne contengono una grande quantità (le verdure a foglia) per prevenire queste patologie. Ma che la verdura fosse un agente protettivo per il cuore lo si sapeva da decenni, ora al massimo possiamo dire di aver scoperto una delle possibili cause genetiche!

 

 

Sulla carta, la nutrigenomica sembra avere potenzialità enormi. Pensare di risolvere i propri problemi di salute con una semplice dieta personalizzata, evitando gli effetti collaterali dei farmaci e con risultati ancora maggiori, rappresenterebbe un grande passo in avanti per la medicina. Tuttavia, lo ripeto, siamo ancora agli albori di questa scienza e parlare oggi di sfruttamento della nutrigenomica, come fa qualcuno (vedi per esempio la dieta di Filippo Ongaro), significa semplicemente cercare visibilità proponendo un approccio sulla carta molto innovativo e rivoluzionario, ma dove alla fine si scopre non esserci nulla di nuovo sotto il sole.

I test genetici, che sono già disponibili, soprattutto negli USA, sono molto costosi ma la loro affidabilità è ancora tutta da dimostrare. Dunque, ritengo che la nutrigenomica sia una disciplina molto interessante, ma solo dal punto di vista della ricerca scientifica. Tutti i consigli che oggi ci può dare la nutrigenomica si conoscono già, perché empiricamente si è già capito che mangiando poche calorie si vive di più, che la verdura ha un'azione protettiva, che i grassi omega 3 sono utili al cuore, ecc ecc.

Dubito che la nutrigenomica possa essere applicata a breve, e anche in futuro non è detto che le promesse si avverino. Infatti, se è vero che ciò che mangiamo influenza l'espressione di alcuni geni, questo non significa che si possa manipolare il metabolismo a piacimento, consentendo la guarigone da malattie o evitandone l'insorgenza nei soggetti predisposti. Esistono già promesse impossibili basate sulla convinzione di poter pilotare il metabolismo con la dieta, vedi la dieta a zona che con i suoi eicosanoidi promette (ma poi mantiene?) mari e monti.

Francamente dubito che la nutrigenomica possa migliorare di molto l'alimentazione di un soggetto normopeso, che segue una dieta variata ed equilibrata, ed evita i cibi che contengono sostanze nocive (alcuni additivi come in nitriti, i grassi idrogenati, ecc). Il fatto è che mediamente la dieta degli occidentali è decisamente scorretta: basterebbe aggiustarla con semplici accorgimenti di buon senso, senza scomodare le analisi genetiche. Il vero plus (potenziale) della nutrigenomica rappresenta la possibilità di identificare una dieta specifica per ognuno di noi, che vada al di là dei consigli adatti per tutta la popolazione. Siamo lontani anni luce da questo risultato, per il momento dobbiamo limitarci ad approcci empirici, che pure funzionano, come il test per le intolleranze alimentari basato sulla dieta ipoallergenica.

 

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