Piedi piatti

I piedi piatti sono caratterizzati dall'appiattimento della volta plantare. Questa è fisiologicamente formata dalla forma delle ossa del piede, dalla maturità del tessuto connettivo che forma le capsule e i legamenti e dal perfetto funzionamento di una serie di muscoli chiamati cavizzanti (tipo i muscoli tibiale posteriore e peroneo lungo).

 

 

Tutti i bambini nascono con il piede piatto, in quanto i muscoli sono deboli e vi è una fisiologica lassità legamentosa che permette ai piedi di compiere ampi movimenti ammortizzanti, appiattendo la volta plantare ad ogni passo eseguito dal bambino. Questo serve al bambino per apprendere nel modo corretto a camminare, in quanto la volta plantare piatta permette di acquisire un maggior numero di afferenze propriocettive che, tramite determinati centri nervosi, attivano riflessi spinali per i muscoli dei piedi.

Il piede, oltre che come organo propulsore, si comporta anche come organo di senso. Fisiologicamente il bambino ha un valgismo di 12-15 gradi all'inizio della deambulazione che si modificherà a 5-7 gradi solo dopo i 5-6 anni. Quindi nei bambini non bisogna preoccuparsi se il piede si presenta piatto e occorre evitare l'uso di calzature rigide e alte, o ancora peggio, calzature correttive. Questo perché solo con lo stimolo del passo, il piede riuscirà a svilupparsi nella maniera corretta.

La calzatura rigida allontana l'informazione dell'ambiente e ne rallenta il normale sviluppo, che si dovrebbe concludere verso i 7-10 anni. Quando si verifica un qualche problema in questo sviluppo del piede, ci troviamo di fronte a un piede piatto che si manterrà tale anche in età adulta.

L'astragalo e il calcagno formano l'articolazione detta sottoastragalica che nel caso in cui si abbia una lassità legamentosa o una immaturità di questi, può far sì che l'astragalo scivoli verso il basso, avanti e internamente, costringendo il calcagno a ruotare. Osservando infatti un piede piatto, si può notare come il tallone risulti deviato verso l'interno e il malleolo tibiale debordi internamente oltre la zona d'appoggio del piede.

 

 

Cause dei piedi piatti

Le cause dei piedi piatti possono essere:

alterazione della formazione delle ossa del tarso (piede piatto embrionario); posizione errata da briglie amniotiche o oligoidroamnios (piede piatto fetale); esiti di fratture (piede piatto post-traumatico); esiti di paralisi, processi infiammatori; insufficienza dei muscoli attivatori del piede (piede piatto statico); sovraccarichi funzionali (piede piatto professionale); deficit delle strutture legamentose durante lo sviluppo corporeo (piede piatto dell'adolescenza).

Inoltre, alcune deformazioni come il ginocchio valgo, alterazioni della colonna vertebrale o il passo intra o extra-rotato, favoriscono la genesi del piede piatto in quanto determinano una cattiva distribuzione del carico del peso corporeo.

Sintomi dei piedi piatti

Il piede piatto non è una patologia altamente sintomatica, almeno all'inizio.

Inizialmente infatti può essere caratterizzata semplicemente da una facile affaticabilità nel camminare ma anche nel mantenimento della stazione eretta.

Col passare del tempo, il piede inizia a fare male, i movimenti diventano più difficoltosi fino a che il piede non diventa rigido con difficoltà a flettere e supinare.

 

 

Un piede piatto, proprio per la deviazione e la modificazione dell'articolazione sotto-astragalica, è più soggetto alla comparsa di fenomeni artrosici con passare degli anni.

Diagnosi dei piedi piatti

La diagnosi si basa sull'esame obiettivo e su indagini strumentali effettuati con l'esame radiografico effettuato sotto carico.

L'impronta plantare, che viene definita podogramma, mostra una riduzione o addirittura scomparsa della zona plantare a forma triangolare che normalmente sotto carico non prende contatto con il suolo.

Terapia dei piedi piatti

Piedi piatti

Sui piedi piatti nei bambini, come già ribadito in precedenza, non va fatto alcun intervento fino ai 10 anni, quando in teoria la deformità dovrebbe essersi risolta.

Il trattamento conservativo nel piede piatto del bambino consiste nell'uso di un plantare correttivo, prescritto dall'ortopedico in base alle esigenze di correzione del piede. Lo scopo fondamentale del plantare è quello di correggere la pronazione del retropiede, sollevando e spingendo verso l'alto l'astragalo, permettendo all'avampiede di ruotare internamente. Esistono diversi tipi di plantare, i più diffusi sono quelli ad elica, quello in metallo di Viladot, quello a conchiglia, ecc? Ma il più frequente ed efficace è quello che ha un quarto di sfera sottoastragalica, che solleva l'astragalo. Eventualmente si può anche aggiungere un cuneo che corregga il valgismo del tallone.

Usare un plantare corretto e personalizzato in base alle esigenze di ogni singolo piede è importante per mantenere un asse corretto dello scheletro e delle articolazioni sovrastanti il piede e ridurre il dolore e l'affaticabilità pronunciata nella deambulazione o nel mantenimento della stazione eretta. Va però tenuto conto che i plantari non risolvono il problema dei piedi piatti, sono come gli occhiali: una volta che vengono tolti, il problema si ripresenta.

Nei casi di piedi piatti particolarmente gravi e sintomatici, si può prendere in considerazione l'idea dell'intervento chirurgico. E' un intervento mininvasivo, si tratta di posizionare una vite che impedisca la rotazione verso l'interno della caviglia. Questo intervento basta a mantenere l'arco plantare e correggere definitivamente il piede piatto. La tecnica chirurgica prevede una piccola incisione di 1 cm circa sotto il malleolo esterno del piede che permetta di inserire una vite tra l'astragalo e il calcagno per evitare che queste due ossa scivolino.

Il paziente dopo l'intervento può subito caricare sull'arto operato al quale verrà confezionato uno stivaletto gessato. Dopo 2 settimane il gesso viene rimosso e si effettua un piccolo ciclo di fisioterapia per i movimenti del piede e della caviglia. Dopo 2 mesi si è pienamente in grado di riprendere appieno la vita quotidiana.

È importante sottolineare che non c'è bisogno di subire un secondo intervento chirurgico per rimuovere la vite. Questa infatti è in un materiale particolare (acido polilattico) tale per cui dopo 3-4 anni, svolta la sua funzione, viene riassorbita dai tessuti circostanti.

È davvero una tecnica innovativa, soprattutto se paragonata alla correzione chirurgica che si faceva prima, che prevedeva la soppressione di alcune ossa del piede, effettuando un intervento di artrodesi che rendeva il piede rigido nel compiere determinati movimenti.

 

 

 

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