Diabete

Il diabete mellito è una malattia nota fin dall'antichità, la cui storia è caratterizzata da un'alternanza di scoperte, teorie abbandonate, e riscoperte.

 

 

La scoperta dell'insulina ha determinato una svolta nel trattamento del diabete, prima di questa scoperta, si possono identificare tre periodi: il periodo antico, durante il quale furono descritte le caratteristiche cliniche della malattia; il periodo diagnostico, dal sedicesimo secolo in poi, durante il quale il diabete mellito fu identificato come patologia; il periodo sperimentale, iniziato alla metà del diciannovesimo secolo, durante il quale fu chiarito il ruolo regolatorio del pancreas e si iniziò a caratterizzare i disordini biochimici della malattia.

Elenco degli articoli sul diabete

Il periodo antico

Il papiro di Ebers, che risale al 1550 a.C. circa, contiene la descrizione di varie malattie, fra cui una situazione di poliuria che ricorda il diabete mellito. Il trattamento consigliato era costituito da una cura di quattro giorni con un decotto di ossa, frumento, grano, granaglie, bacche e terra. La parola "diabete", di derivazione greca, significa "passare attraverso" o "sifone", e fu usata per la prima volta da Areteo di Cappadocia nel secondo secolo d.C. come descrizione generica per quelle condizioni che provocavano un'aumentata emissione di urina. Galeno, medico romano (131-201 d.C.), come Areteo pensava che il diabete fosse una malattia rara e pare che ne abbia incontrati solo due casi. L'associazione di poliuria con una sostanza di sapore dolciastro nell'urina fu per la prima volta riportato nella letteratura sanscrita fin dal quinto-sesto secolo, ai tempi di due eminenti medici indiani, Susruta e Charuka. L'urina dei pazienti poliurici veniva descritta dal sapore di miele, appiccicosa al tatto e capace di attirare le formiche. Il fatto che l'urina diabetica avesse un sapore dolce fu riportato sui trattati medici arabi durante i secoli dal nono all'undicesimo. Avicenna (960-1037) descrisse con precisione le caratteristiche cliniche del diabete ed individuò due complicanze specifiche di questa malattia, la gangrena e il "collasso" della funzione sessuale.

 

 

Il periodo diagnostico

I progressi registrati in questo periodo furono in gran parte ottenuti in Europa, sebbene fossero passati diversi secoli prima che i medici europei facessero la scoperta decisiva che l'urina diabetica sapeva di zucchero.

Il medico svizzero del sedicesimo secolo Von Hohenheim trovò che l'urina diabetica conteneva una sostanza anomala, che dopo l'evaporazione rimaneva come polvere bianca. Concluse però che tale sostanza fosse sale e che il diabete fosse dovuto a deposizione di sale nei reni, che avrebbe causato "sete" del rene e poliuria. Bisogna attendere un secolo, quando Thomas Willis (1621-75) scrisse che il diabete era raro nell'età classica ma "che oggi, per lo stare in compagnia e per il bere vino schietto, si incontrano casi ed esempi di questa malattia, direi quasi ogni giorno... Quindi le urine dei malati sono straordinariamente dolci, o hanno il sapore del miele... Per quanto riguarda la cura, sembra davvero difficile proporre un trattamento, dal momento che le cause sono profondamente oscure e hanno un'origine remota".

Matthew Dobson (1735-84), un medico di Liverpool, trattò nove diabetici e pubblicò nel 1776 una serie di esperimenti che dimostravano che il siero di un paziente diabetico, come del resto l'urina, conteneva una sostanza dal sapore dolce. Dimostrò inoltre che questa sostanza era zucchero e concluse che essa esisteva già nel siero piuttosto che essersi formata nel rene.

Pochi anni dopo l'importante lavoro di Dobson, un altro medico inglese, John Rollo (morto nel 1809) pubblicò uno studio intitolato"Descrizione di due casi di diabete mellito, con riguardo alla loro evoluzione nel corso della cura". Egli fu uno dei primi ad utilizzare l'aggettivo "mellito" (dalla radice greca e latina di "miele") per distinguere questa condizione da altre malattie con poliuria in cui era assente glicosuria e l'urina non aveva sapore (Diabete "insipidus"). Rollo dette altri contributi allo studio del diabete, fra cui la descrizione della cataratta diabetica e dell'odore di acetone (che gli ricordava quello delle mele troppo mature) dell'alito di alcuni pazienti diabetici.

Il periodo sperimentale

Storia del diabete

Il diciannovesimo secolo fu della massima importanza per tutti i campi della medicina. Fra i fisiologi di quell'epoca che contribuirono grandemente alla conoscenza del diabete un posto di riguardo spetta a Claude Bernard (1813-78). Bernard fece numerose scoperte, compresa quella che lo zucchero che si ritrovava nell'urina diabetica era accumulato nel fegato sotto forma di glicogeno. Dimostrò poi che il sistema nervoso centrale era direttamente coinvolto nel controllo della glicemia quando, nel tentativo di stimolare i nuclei motori del vago, provocò una iperglicemia e una glicosuria transitorie inserendo un ago smusso nel bulbo encefalico di un coniglio. Bernard condusse molti esperimenti sistematici sul pancreas e, sebbene non gli attribuisse alcuna attività endocrina, sviluppò la tecnica della legatura del dotto pancreatico, che poi altri dimostrarono essere all'origine della degenerazione del tessuto esocrino lasciando intatta la funzione endocrina. Alla metà del diciannovesimo secolo furono fatte altre notevoli scoperte nel corso degli studi sul diabete.

 

 

Il coma fu per la prima volta riconosciuto come complicazione del diabete da W. Prout (1785-1859) del Guy's Hospital.

Nel 1869, un oculista americano, H.D. Noyes, osservò in pazienti glicosurici una forma di retinite e nel 1874 il Prof. A. Kussmaul (1822-1902) dell'università di Friburgo descrisse la "fame d'aria" della chetoacidosi.

Le proprietà endocrine del pancreas, in grado di abbassare i livelli ematici di glucosio, cominciarono ad essere chiarite nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

Nel 1889 a Strasburgo furono condotti importanti studi da Oskar Minkowski (1858-1931) e da Josef Van Mering (1849-1908). Questi autori privarono del pancreas un cane per valutare se l'organo fosse essenziale per la sopravvivenza. Dopo l'intervento, l'animale mostrò i tipici segni del diabete grave, con poliuria e incontinenza, sete insaziabile, iperfagia e deperimento. Minkowski scoprì che il cane aveva glicosuria ed iperglicemia. Questa osservazione stabilì definitivamente il ruolo preminente di un danno pancreatico come causa del diabete e stimolò molti ricercatori a tentare di isolare un principio attivo dal pancreas come possibile trattamento per la malattia. La sede di origine di questa sostanza ipoglicemizzante rimase un mistero per diversi anni. Nel 1869, mentre lavorava a Berlino per il suo Dottorato, Paul Langherans (1847-1888) si accorse di piccoli raggruppamenti di cellule presenti in certi omogenati di pancreas che si differenziavano e potevano essere separati dal restante tessuto esocrino e duttale. Langherans si limitò semplicemente a descrivere tali strutture, senza formulare ipotesi sulla loro possibile funzione. Soltanto nel 1893 Edouard Laguesse (1861-1927) suggerì che questi gruppi di cellule, che chiamò "isole di Langherans", avrebbero potuto rappresentare la parte endocrina del pancreas. Il concetto fu ripreso dal belga Jean de Meyer, che nel 1909 dette il nome di "insulina"(dal latino "insula", isola) all'ormone ipoglicemizzante, la cui esistenza era allora soltanto ipotetica, prodotto, secondo lui, dal tessuto insulare.

La scoperta dell'insulina

La rapida crescita delle conoscenze biologiche verso il ventesimo secolo sfortunamente non vide altrettanti miglioramenti nel campo della terapia del diabete. Il futuro rimaneva ancora piuttosto buio per quegli sfortunati pazienti affetti da diabete insulino-dipendente. Nei primi vent'anni di questo secolo dovettero affrontare infatti una esistenza breve e fatta di sofferenze, non molto diversa da quella descritta da Areteo, comparabile a quella che è oggigiorno la prognosi per una neoplasia maligna avanzata. Quei pazienti che decidevano di farsi curare venivano sottoposti a diete molto strette che prolungavano la sopravvivenza, e quindi la sofferenza, solo per pochi mesi. Pur tuttavia, diversi ricercatori stavano attivamente lavorando alla scoperta della ipotetica insulina. Uno di loro, Georg Zulzer, aveva addirittura sperimentato sull'uomo un estratto pancreatico, ottenendo in America il brevetto per la sua preparazione. Queste prime preparazioni erano però di bassa e variabile efficacia e spesso anche altamente tossiche, e nessuna risultò mai effettivamente utile nel trattamento della malattia.

Il 23 Gennaio 1922 però, un estratto pancreatico preparato da Collip, riportò la glicemia di un paziente che stava morendo di diabete nella norma, eliminò la glicosuria e la chetonuria, e rappresentò quindi l'inizio dell'uso dell'insulina nel trattamento del diabete mellito. Collip aveva sviluppato una tecnica di estrazione in grado di eliminare i contaminanti tossici dagli estratti pancreatici grezzi preparati in precedenza, e fu capace di isolare in maniera efficace il principio attivo. Da allora, il gruppo chiamò l'estratto, su suggerimento di Macleod, insulina, nome derivato dalla radice latina che indicava le isole pancreatiche. La tecnica di Collip era rudimentale e talvolta inefficace, ed i problemi dell'equipe nella produzione dell'insulina, che continuava per il gran numero di pazienti diabetici che affluiva a Toronto, non furono risolti fino a quando i chimici della Ely Lilly, con cui il gruppo aveva deciso di collaborare, non svilupparono tecniche di estrazione utilizzabili commercialmente, basate sulla precipitazione isoelettrica. Verso l'Ottobre del '23 l'insulina era ampiamente disponibile nel Nord America e in Europa. Tutto questo fu possibile grazie all'Università di Toronto ed i suoi finanziatori che contribuirono in maniera decisiva alla scoperta fornendo al gruppo tutto quello che, all'epoca, erano materiali e tecnologie d'avanguardia e un notevole numero di animali da esperimento.

Elenco degli articoli sul diabete

Chetoacidosi diabetica

La chetoacidosi diabetica è una grave complicazione del diabete, in particolare del diabete di tipo I, che si verifica quando il corpo produce elevati livelli di acidi, chiamati chetoni, che si accumulano nel sangue. La malattia si sviluppa in seguito ad un’incapacità del corpo di produrre abbastanza insulina...

 

Diabete

Il diabete è la più comune tra le malattie metaboliche, ed è caratterizzata da una condizione d'iperglicemia, in altre parole un aumento del glucosio nel sangue. Nelle società industrializzate questa patologia è in aumento. Le abitudini alimentari non corrette e la sedentarietà, sono due delle cause di questo ...

 

Complicanze del diabete

Alcuni studi di grande importanza condotti negli ultimi quindici anni, hanno dimostrato che le complicanze del diabete non rappresentano affatto un destino inevitabile al quale bisogna prima o poi andare incontro. Se il diabete viene curato bene mantenendo le glicemia vicine ai valori normali è possibile restare in buona salute senza incorrere ...

 

Diabete gestazionale

Il diabete gestazionale è una tipologia di diabete che si sviluppa durante la gravidanza, come altri tipi di diabete, influenza il modo in cui le cellule utilizzano lo zucchero (glucosio). Il diabete porta ad avere un indice glicemico molto alto e questo può provocare problemi durante la gravidanza...

 

Il calcolo dei carboidrati nel diabete (CHO counting)

Il calcolo dei carboidrati è centrato sull'ottimizzazione della glicemia e nel diabete di tipo I viene fatto per regolare il dosaggio insulinico pre-prandiale a seconda della richiesta derivante dagli alimenti. Nei pazienti in terapia insulinica, le dosi possono essere fisse o variabili a seconda di fattori clinici e individuali. La terapia ...

 

Resistenza all'insulina o insulino-resistenza: come combatterla

La resistenza all'insulina, o insulino-resistenza, è una condizione molto frequente nei casi di prediabete, in cui la glicemia è superiore ai normali livelli ma ancora entro i limiti per poter parlare di vero e proprio diabete. L'insulino-resistenza, nella maggior parte dei casi, non provoca sintomi manifesti ed evidenti, ma può essere diagnosticata attraverso gli esami di routine...

 

Sensibilità all’insulina: cos’è e come si aumenta

La sensibilità all'insulina è la condizione fisiologica in cui le cellule sono in grado di recepire e rispondere all'azione esercitata dall'insulina. L'insulina è l'ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas endocrino e svolge un ruolo fondamentale nel controllo della glicemia, ossia dei livelli di glucosio nel sangue. I livelli di insulina aumentano in seguito al pasto, con l'aumentare dell'assorbimento dei carboidrati e della loro metabolizzazione...

 

 

 

 

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