Sindrome da fatica cronica

La sindrome da fatica cronica (Chronic Fatigue Syndrome CFS) è una malattia che determina, come suggerisce il suo nome, uno stato di stanchezza cronica e debilitante non paragonabile alla forte stanchezza che si può provare dopo una giornata particolarmente impegnativa e dura da un punto di vista fisico ed emotivo, ma di tipo invalidante con declino fisico e mentale che non si risolve con il riposo o l’esercizio fisico, ma anzi peggiora con lo stress fisico o psichico. Tutta la condizione per parlare di malattia, deve perdurare da almeno 6 mesi e condizionare pesantemente la vita sociale, affettiva e lavorativa.

 

 

Di questa patologia si conosce ancora poco e anche i dati disponibili in letteratura sono piuttosto discordanti fra di loro, principalmente perché la stanchezza è un sintomo aspecifico che può associarsi a un gran numero di disturbi. Quello che sembra accertato è che la malattia ha un esordio graduale: si stima che circa in un terzo dei casi il disturbo compare dopo il manifestarsi di infezioni respiratorie, gastrointestinali, di influenza o di mononucleosi, ma può comparire anche dopo un trauma emotivo o fisico come un lutto o un intervento chirurgico.

È una condizione più comune nei giovani, nel sesso femminile e ha un'età di insorgenza compresa fra i 35 e i 40 anni, non è mai stata documentata nelle persone anziane cioè oltre i 65-70 anni, mentre ne è stato descritto qualche caso in pediatria. Non esistono cifre precise sul numero dei casi di questo disturbo in Italia, si può ragionevolmente supporre che interessi un numero di pazienti simile a quello stimato per la Gran Bretagna cioè circa 300000 casi. 

 

 

Cause

L'origine della malattia è sconosciuta si pensa però che sia una patologia multifattoriale in cui intervengono squilibri biologici e di tipo psicologico. Poiché la malattia tende a presentarsi dopo un'infezione all'apparto respiratorio o gastroenterico alcuni studiosi ritengono che possa essere scatenata da un virus, in particolare potrebbe essere una conseguenza di una mononucleosi.

Alcuni studiosi ritengono che la sindrome da stanchezza cronica possa essere una manifestazione della depressione o comunque di una situazione di disagio psichico, perché molti dei sintomi della malattia compaiono pur non trovando un riscontro con altre patologie o disfunzioni d’organo: questa ipotesi negli ultimi anni è stata accantonata soprattutto perché gli antidepressivi non sono affatto efficaci nel risolvere almeno la sintomatologia della CFS e poi perché i pazienti con la sindrome non sempre hanno alle spalle una storia di depressione.

Secondo altri studiosi, invece, alla base della patologia vi sarebbe un disordine del sistema immunitario, con un’attivazione anomala del sistema immunitario stesso che determina un cattivo funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene; tutto questo si traduce nell’incapacità di reagire allo stress e con uno stato di fatica cronica; altri studiosi, però, pensano che l’alterazione del sistema immunitario non sia causa bensì conseguenza della CFS.

Sindrome da fatica cronica

Sintomi

Il sintomo principale del disturbo è la stanchezza cronica e invalidante che perdura da almeno 6 mesi e che non migliora con il riposo; a questo sintomo principale si associano altri disturbi purtroppo piuttosto aspecifici come il forte mal di testa, la riduzione della memoria a breve termine e della capacità di concentrazione, il mal di gola ricorrente, i linfonodi ingrossati, il dolore alle ossa in mancanza di altri fattori di infiammazione, un sonno non in grado di migliorare lo stato di profonda fatica, un forte malessere dopo un esercizio fisico, l'incapacità di resistere allo stress, ansia e depressione nella maggioranza dei casi. Si stima che comunque il 20-40% dei pazienti affetti da CFS non soffra di depressione o di disturbi della sfera psichica.

 

 

Gli studi a disposizione però, hanno evidenziato che molti dei pazienti affetti da CFS soffrono di allergie o hanno una storia di allergie nel loro passato; le sindromi allergiche pregresse tendono a riacutizzarsi con la comparsa della CFS.

I sintomi della CFS possono comparire di colpo tutti insieme oppure gradualmente: di solito la sintomatologia è più acuta durante i primi due anni, poi può stabilizzarsi, riacutizzarsi, guarire o può esserci l'alternanza di periodi di riacutizzazione e remissione. Non ci sono dati certi che permettano di stabilire un decorso medio per la malattia come non esistono certezze circa la probabilità che la CFS esponga ad un maggior rischio di sviluppo di neoplasie.

Diagnosi

Non esiste un test diagnostico che permetta di dichiarare che il paziente sia affetto da CFS, di solito la diagnosi si fa per esclusione ovvero bisogna accertare che il paziente non soffra di condizioni che potrebbero determinare lo stato di fatica cronica come può succedere in caso di ipotiroidismo, di apnee notturne, di abuso di alcol o altre sostanze, di sclerosi multipla, lupus, obesità severa, disturbi bipolari, tanto per citarne alcune.

Cure e terapie

Non esiste un farmaco o comunque un protocollo terapeutico in grado di risolvere il quadro sintomatologico o addirittura curare il disturbo. Di solito vengono prescritti farmaci sintomatici per ridurre il dolore muscolo scheletrico e il mal di testa: generalmente si impiegano i FANS (Farmaci Antinfiammatori non Steroidei) e si cerca di evitare l'utilizzo di cortisone anche se a basse dosi poiché questi farmaci anche se possono mitigare la sintomatologia comportano tutta una serie di effetti collaterali che rendono sfavorevole il rapporto beneficio/rischio.

Gli antistaminici non sedativi possono migliorare i sintomi allergici quando presenti; gli antidepressivi spesso si sono rivelati inefficaci: qualche beneficio è stato sortito dalla terapia cognitivo-comportamentale, ma non per tutti i pazienti.

Alcuni medici consigliano ai pazienti di sottoporsi alla terapia GET (dall'inglese Graded Exercise Therapy) ovvero a sedute di esercizi di tipo riabilitativo sotto la supervisione di un terapeuta che si occupa di aumentarne progressivamente e lentamente l’attività. Molte associazioni di pazienti ritengono questo tipo di approccio sia dannoso poiché l’esercizio fisico va ad esacerbare la CFS; secondo alcuni, comunque, il riuscire ad alzarsi dal letto e poter fare riabilitazione significa non essere affetti dalla CFS.

Per il momento non esistono studi che ne confermino l'utilità, ma molti pazienti hanno trovato sollievo dalla loro condizione attraverso la pratica del pacing, una tecnica che consente di controllare i sintomi trovando il giusto equilibrio fra attività e riposo: a decidere quando muoversi e quando riposare è il paziente stesso e nessun altro.

 

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