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Colesterolo e trigliceridi
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L'aterosclerosi è una patologia
degenerativa a lento decorso e quando compaiono i primi sintomi
in genere è troppo tardi, dunque per controllarne lo
sviluppo gli esperti hanno introdotto il concetto di rischio
cardiovascolare, al fine di agire per tempo con la prevenzione.
Questo indice rappresenta la probabilità di
andare incontro in futuro a una complicanza dell'aterosclerosi
(infarto, ictus).
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I fattori di rischio (fumo, ipertensione,
colesterolo e trigliceridi alti, diabete, aumentano il rischio cardiovascolare
e si potenziano a vicenda. Se sono presenti più fattori di
rischio, è poco efficace agire su uno solo di essi.
Se per smettere di fumare e controllare la propria pressione basta
la volontà del paziente, non lo è altrettanto controllare
i valori di colesterolo e trigliceridi apportando
modifiche alla propria alimentazione.
Facciamo un po' di chiarezza in merito.
Colesterolo
Innanzitutto bisogna precisare che avere il colesterolo
alto non significa necessariamente andare incontro alla formazione
delle placche. Esistono persone con colesterolo alto senza placche
e persone con colesterolo a posto con le placche.
Il colesterolo alto non è il fattore
di rischio più importante
Il colesterolo di per sè non è una molecola nociva,
anzi svolge importantissime funzioni, per esempio partecipa alla
sintesi degli ormoni sessuali maschili.
Il colesterolo viene trasportato nel sangue dalle lipoproteine
LDL e HDL. Come mostrato in questo
articolo, le prime sono "cattive" perché depositano
il colesterolo sulle pareti delle arterie, le seconde sono "buone"
perché lo rimuovono.
Il livello di colesterolo totale nel sangue è la somma
di quello presente nelle lipoproteine LDL, HDL e VLDL, e quindi
non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare,
quello che conta infatti è il rapporto tra colesterolo cattivo
e buono, che definisce l'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC).
L'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC)
dovrebbe essere sempre inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la
donna.
Per mettersi sufficientemente al riparo dal rischio di un evento
cardiovscolare, è bene che l'IRC sia inferiore a 4 per
l'uomo e a 3,7 per la donna.
Ecco come si calcola tale rapporto:
IRC = Colesterolo totale / HDL
Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL (buono)
a 80 ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale),
mentre un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 40 ha un
indice pari a 5 (a rischio).
Alimenti contenenti colesterolo
Il colesterolo che abbiamo nel sangue proviene
per il 20% da quello assunto con l'alimentazione mentre per l'80%
è autoprodotto dall'organismo. Esiste un meccanismo di regolazione
che aumenta il colesterolo autoprodotto in presenza di uno scarso
apporto con la dieta.
Ha scarsa importanza eliminare gli alimenti
contenenti colesterolo. Basta evitare gli eccessi.
Di fatto, dato che gli alimenti contenenti colesterolo (frattaglie,
burro, turli d'uovo, carni e formaggi grassi) sono quasi tutti ipercalorici,
un soggetto in peso forma non può assumere troppo colesterolo
senza assumere troppe calorie. Quindi il fatto di rimanere in peso
forma limita automaticamente l'assunzione di colesterolo.
Gli unici alimenti da controllare (si legga: da non mangiare tutti
i giorni) sono i tuorli d'uovo (non gli albumi, infatti le
frittate Sì prevedono
l'eliminazione di 1/3 dei tuorli!) e alcuni crostacei.
Colesterolo, grassi saturi e grassi trans
Sentiamo continuamente dire che per tenere sotto
controllo il colesterolo bisogna limitare i grassi saturi.
Questo consiglio è stato "tradotto" nel consiglio
di limitare gli alimenti di origine animale. Ancora oggi molti nutrizionisti
continuano a fornire questo inutile consiglio. Negli anni 50 in
USA si consigliava addirittura di sostituire il burro (animale)
con la margarina (vegetale).
I grassi saturi aumentano il colesterolo totale nel sangue, ma in
modo proporzionale tra colesterolo LDL e HDL: il loro rapporto
(e quindi il fattore di rischio cardiovascolare) rimane pressoché
invariato.
Invece i
grassi trans (contenuti nella margarina!) aumentano solo quello
cattivo, peggiorando il rapporto e aumentando il rischio cardiovascolare.
I nutrizionisti che consigliano di evitare i grassi trans, però,
sono ancora molto pochi.
Una corretta alimentazione prevede una ripartizione equa tra grassi
saturi (10% delle calorie totali), monoinsaturi (10%) e polinsaturi
(10%), per un totale di 30%.
Attualmente il problema della maggior parte della popolazione è
quello di soddisfare il 10% di grassi polinsaturi, non quello
di limitare i saturi!
In un paese come il nostro dove l'uso di olio di semi spremuto a
freddo è bassissimo, poiché si preferisce l'olio extravergine
di oliva, e anche il consumo di pesce grasso è insufficiente,
l'apporto di grassi polinsaturi è ridotto. I grassi polinsaturi
abbassano il colesterolo cattivo in modo maggiore rispetto alla
semplice riduzione dei grassi saturi.
Per tenere sotto controllo il colesterolo
bisogna eliminare i grassi trans e assumere la giusta ripartizione
dei grassi: 10% saturi, 10% monoinsaturi, 10% polinsaturi
Tutte le autorità sanitarie internazionali sono concordi nel consigliare una tale
ripartizione dei grassi della dieta.
Colesterolo e carboidrati ad alto indice glicemico
Il colesterolo endogeno, quello autoprodotto
dall'organismo, aumenta se la dieta è ricca di carboidrati,
soprattutto se sono ad alto indice glicemico.
Per questo motivo il consiglio di limitare i grassi è inutile,
se poi ci si butta sui carboidrati.
Bisogna ridurre le calorie, per evitare il sovrappeso, e assumere
la giusta ripartizione di macronutrienti e questo è sufficiente,
non occorrono altri consigli.
La % di carboidrati nella dieta non dovrebbe
superare il 50%.
Colesterolo e attività fisica
L'attività fisica aerobica (corsa, bici,
sci di fondo, nuoto), praticata ad una intensità medio-alta,
è in grado di aumentare la frazione HDL e quindi il colesterolo
buono.
In questo modo il colesterolo totale aumenta, ma il rapporto LDL/HDL
e quindi il rischio cardiovascolare diminuiscono.
Per svolgere questo compito l'attività fisica deve essere
praticata a un livello sufficientemente elavato, non basta passeggiare
o andare in bicicletta a un ritmo molto blando: l'attività
fisica deve essere reale altrimenti i benefici sono minimi.
I fitosteroli
Ormai da qualche anno sono in commercio dei prodotti
a base di fitosteroli vegetali, come Danacol di Danone.
Questi prodotti apportano una quantità di fitosteroli vegetali
compresa tra 1 e 2 g, quantità ben superiore a quella che
si può assumere tramite una normale alimentazione quotidiana.
Si tratta quindi di alimenti funzionali, veri e propri farmaci che
hanno anche controindicazioni (la stessa Danone consiglia di non
superare la dose giornaliera consigliata).
Numerosi test scientifici hanno dimostrato che consumare una quantità
compresa tra 1 e 3 g di steroli ogni giorno, per almeno 3 settimane,
determina una riduzione significativa del tasso di colesterolo.
Ovviamente tale riduzione, per essere sostenuta nel tempo, deve
essere continuativa, cioè quando si interrompe la terapia,
il colesterolo torna ai livelli precedenti.
L'assunzione di questi prodotti, quindi, può essere consigliata
a coloro che:
- stanno cambiando stile di vita, durante
la fase di cambiamento (allenamento + dimagrimento) che può
durare anche un anno o più;
- hanno il colesterolo alto per cause genetiche, cioè pur
essendo magri, sportivi e con una alimentazione corretta, hanno
comunque valori alti.
I farmaci
I farmaci andrebbero utilizzati solamente dopo
aver rimosso tutte le cause di aumento del rapporto tra colesterolo
LDL e HDL: essere ritornati in peso
forma, aver eliminato i grassi trans, aver adottato una alimentazione
equilibrata nei macronutrienti, garantire l'apporto minimo di grassi
polinsaturi, praticare una regolare attività fisica aerobica.
Purtroppo questo non accade quasi mai, e i farmaci vengono regolarmente
utilizzati come compensazione a una alimentazione e uno stile
di vita sbagliato.
I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di
inibire la sintesi endogena del colesterolo. Altri farmaci utilizzati
sono le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.
Trigliceridi
I trigliceridi
rappresentano la forma più comune di grassi alimentari.
Nel sangue il loro valore varia da 50 a 200 mg per dl,
ma può arrivare anche a 300 e oltre in alcuni casi.
Se i trigliceridi sono alti, cioè se il test dei trigliceridi
supera i 150 mg/dl, aumenta il rischio cardiovascolare
ed è quindi opportuno agire per abbassare i valori. |
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Per abbassare il valore dei trigliceridi
nel sangue è sufficiente perdere peso. Valori superiori
a 110 mg/dl determinano una probabilità molto alta che il
soggetto sia sovrappeso, a meno che non siano presenti dislipidemie
(valori alterati dei lipidi nel sangue) congenite.
Per ritornare a valori di sicurezza, sotto i 150 mg/dl, nella maggior
parte dei casi è sufficiente una alimentazione ipocalorica
per rientrare nel peso forma.
Nel caso in cui i trigliceridi alti non siano associati al sovrappeso
(inteso come eccesso di peso rispetto al peso
forma, non con i parametri tradizionali!), difficilmente l'alimentazione
è la causa di questi valori, più facilmente si tratta
di una causa congenita, facilmente rilevabile indagando tra i genitori
e i nonni del soggetto che spesso presentano o hanno presentato
trigliceridi alti e/o predisposizione alle malattie cardiovascolari.
In questi casi bisogna valutare l' indice di
rischio prendendo in considerazione i trigliceridi alti insieme
agli altri fattori: se i trigliceridi alti sono l'unico indice di
rischio, spesso si possono tollerare senza problemi perché
non determinano di per sè un elevato fattore di rischio.
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