Colesterolo alto e trigliceridi alti: cosa fare?

Il colesterolo alto e i trigliceridi alti sono un problema molto diffuso, ma purtroppo non vengono sempre affrontati nel modo giusto, per vari motivi. In questo articolo cercheremo di capire che rischi si corrono ad avere colesterolo e trigliceridi alti, quali sono le cause di alterazione di colesterolo e trigliceridi e come gestire al meglio la situazione.

L'aterosclerosi è una patologia degenerativa a lento decorso e quando compaiono i primi sintomi in genere è troppo tardi, dunque per controllarne lo sviluppo gli esperti hanno introdotto il concetto di rischio cardiovascolare, al fine di agire per tempo con la prevenzione.

Questo indice rappresenta la probabilità di andare incontro in futuro a una complicanza dell'aterosclerosi (infarto, ictus).





Colesterolo

I fattori di rischio (fumo, ipertensione, colesterolo e trigliceridi alti, diabete, aumentano il rischio cardiovascolare e si potenziano a vicenda. Se sono presenti più fattori di rischio, è poco efficace agire su uno solo di essi.

Se per smettere di fumare e controllare la propria pressione basta la volontà del paziente, non lo è altrettanto controllare i valori di colesterolo e trigliceridi apportando modifiche alla propria alimentazione.

Facciamo un po' di chiarezza in merito.

Colesterolo

Innanzitutto bisogna precisare che avere il colesterolo alto non significa necessariamente andare incontro alla formazione delle placche. Esistono persone con colesterolo alto senza placche e persone con colesterolo a posto con le placche.

Il colesterolo alto non è il fattore di rischio più importante!

Il colesterolo di per sè non è una molecola nociva, anzi svolge importantissime funzioni, per esempio partecipa alla sintesi degli ormoni sessuali maschili.

Il colesterolo viene trasportato nel sangue dalle lipoproteine LDL e HDL. Come mostrato in questo articolo, le prime sono "cattive" perché depositano il colesterolo sulle pareti delle arterie, le seconde sono "buone" perché lo rimuovono.

Il livello di colesterolo totale nel sangue (quello rilevato dalle analisi del sangue) è la somma di quello presente nelle lipoproteine LDL, HDL e VLDL, e quindi non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare, quello che conta infatti è il rapporto tra colesterolo totale e buono, che definisce l'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC).

L'Indice di Rischio Cardiovascolare (IRC) dovrebbe essere sempre inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la donna. Per mettersi sufficientemente al riparo dal rischio di un evento cardiovscolare, è bene che l'IRC sia inferiore a 4 per l'uomo e a 3,7 per la donna.

Ecco come si calcola tale rapporto:

IRC = Colesterolo totale / HDL

Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL (buono) a 80 ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale), mentre un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 40 ha un indice pari a 5 (a rischio).

Alimenti contenenti colesterolo

Il colesterolo che abbiamo nel sangue proviene per il 20% da quello assunto con l'alimentazione mentre per l'80% è autoprodotto dall'organismo. Esiste un meccanismo di regolazione che aumenta il colesterolo autoprodotto in presenza di uno scarso apporto con la dieta.

Ha scarsa importanza eliminare gli alimenti contenenti colesterolo. Basta evitare gli eccessi.

Di fatto, dato che gli alimenti contenenti colesterolo (frattaglie, burro, turli d'uovo, carni e formaggi grassi) sono quasi tutti ipercalorici, un soggetto in peso forma non può assumere troppo colesterolo senza assumere troppe calorie. Quindi il fatto di rimanere in peso forma limita automaticamente l'assunzione di colesterolo.

Gli unici alimenti da controllare (non consumare regolarmente e in quantità importanti) sono i tuorli d'uovo (non gli albumi, infatti le frittate Sì prevedono l'eliminazione di 1/3 dei tuorli!) e alcuni crostacei. E in realtà, a quanto pare, anche il fatto di limitare i tuorli d'uovo è una precauzione probabilmente inutile. Vedi l'articolo sugli alimenti che contengono colesterolo, e l'articolo su uova e colesterolo.

Colesterolo, grassi saturi e grassi trans

Sentiamo continuamente dire che per tenere sotto controllo il colesterolo bisogna limitare i grassi saturi.

Questo consiglio è stato "tradotto" nel consiglio di limitare gli alimenti di origine animale. Ancora oggi molti nutrizionisti continuano a fornire questo inutile consiglio. Negli anni '50 negli Stati Uniti si consigliava addirittura di sostituire il burro (animale) con la margarina (vegetale).

I grassi saturi aumentano il colesterolo totale nel sangue, ma in modo proporzionale tra colesterolo LDL e HDL: il loro rapporto (e quindi il fattore di rischio cardiovascolare) rimane pressoché invariato.

Invece i grassi trans (contenuti nella margarina!) aumentano solo quello cattivo, peggiorando il rapporto e aumentando il rischio cardiovascolare. I nutrizionisti che consigliano di evitare i grassi trans, però, sono ancora molto pochi.

Una corretta alimentazione prevede una ripartizione equa tra grassi saturi (10% delle calorie totali), monoinsaturi (10%) e polinsaturi (10%), per un totale del 30% circa.

Attualmente il problema della maggior parte della popolazione è quello di soddisfare il 10% di grassi polinsaturi, non quello di limitare i saturi!

In un paese come il nostro dove l'uso di olio di semi spremuto a freddo è bassissimo, poiché si preferisce l'olio extravergine di oliva, e anche il consumo di pesce grasso (che apporta i grassi omega 3) è insufficiente, l'apporto di grassi polinsaturi è ridotto. I grassi polinsaturi abbassano il colesterolo cattivo in modo maggiore rispetto alla semplice riduzione dei grassi saturi.

Sempre più studi stanno demolendo il teorema dei grassi saturi, come l'analisi condotta nel 2014 da Rajiv Chowdhury dell'Università di Cambridge.

Per tenere sotto controllo il colesterolo bisogna eliminare i grassi trans e assumere la giusta ripartizione dei grassi: 10% saturi, 10% monoinsaturi, 10% polinsaturi.

Tutte le autorità sanitarie internazionali sono concordi nel consigliare una tale ripartizione dei grassi della dieta.

Colesterolo e carboidrati ad alto indice glicemico

Il colesterolo endogeno, quello autoprodotto dall'organismo, aumenta se la dieta è ricca di carboidrati, soprattutto se sono ad alto indice glicemico.

Per questo motivo il consiglio di limitare i grassi è inutile, se poi ci si butta sui carboidrati.

Bisogna ridurre le calorie, per evitare il sovrappeso, e assumere la giusta ripartizione di macronutrienti e questo è sufficiente, non occorrono altri consigli.

La % di carboidrati nella dieta non dovrebbe superare il 50%.

Colesterolo e attività fisica

L'attività fisica aerobica (corsa, bici, sci di fondo, nuoto), praticata ad una intensità medio-alta, è in grado di aumentare la frazione HDL e quindi il colesterolo buono.

In questo modo il colesterolo totale aumenta, ma il rapporto LDL/HDL e quindi il rischio cardiovascolare diminuiscono.

Per svolgere questo compito l'attività fisica deve essere praticata a un livello sufficientemente elevato, non basta passeggiare o andare in bicicletta a un ritmo molto blando: l'attività fisica deve essere reale altrimenti i benefici sono minimi.

Possiamo definire un livello minimo di attività fisica per avere reali benefici in termini di innalzamento del colesterolo buono: bisognerebbe essere in grado di superare il fit test. Ovviamente chi non può raggiungere questi livelli di allenamento per problemi di salute dovrà praticare attività fisica alla massima intensità compatibile con il suo stato di salute.

I fitosteroli

Ormai da qualche anno sono in commercio dei prodotti a base di fitosteroli vegetali, come Danacol di Danone.

Questi prodotti apportano una quantità di fitosteroli vegetali compresa tra 1 e 2 g, quantità ben superiore a quella che si può assumere tramite una normale alimentazione quotidiana. Si tratta quindi di alimenti funzionali, veri e propri farmaci che hanno anche controindicazioni (la stessa Danone consiglia di non superare la dose giornaliera consigliata).

Numerosi test scientifici hanno dimostrato che consumare una quantità compresa tra 1 e 3 g di steroli ogni giorno, per almeno 3 settimane, determina una riduzione significativa del tasso di colesterolo. Ovviamente tale riduzione, per essere sostenuta nel tempo, deve essere continuativa, cioè quando si interrompe la terapia, il colesterolo torna ai livelli precedenti.

L'assunzione di questi prodotti, quindi, può essere consigliata a coloro che:

  • stanno cambiando stile di vita, durante la fase di cambiamento (allenamento + dimagrimento) che può durare anche un anno o più;
  • hanno il colesterolo alto per cause genetiche, cioè pur essendo magri, sportivi e con una alimentazione corretta, hanno comunque valori alti.

I farmaci

I farmaci andrebbero utilizzati solamente dopo aver rimosso tutte le cause di aumento del rapporto tra colesterolo LDL e HDL: essere ritornati in peso forma, aver eliminato i grassi trans, aver adottato una alimentazione equilibrata nei macronutrienti, garantire l'apporto minimo di grassi polinsaturi, praticare una regolare attività fisica aerobica.

Purtroppo questo non accade quasi mai, e i farmaci vengono regolarmente utilizzati come compensazione a una alimentazione e uno stile di vita sbagliato.

I farmaci più utilizzati sono le statine, capaci di inibire la sintesi endogena del colesterolo. Altri farmaci utilizzati sono le resine, i fibrati e gli acidi nicotinici.

Trigliceridi

Trigliceridi

I trigliceridi rappresentano la forma più comune di grassi alimentari. Nel sangue il loro valore varia da 50 a 200 mg per dl, ma può arrivare anche a 300 e oltre in alcuni casi. Se i trigliceridi sono alti, cioè se il test dei trigliceridi supera i 150 mg/dl, aumenta il rischio cardiovascolare ed è quindi opportuno agire per abbassare i valori.

Per abbassare il valore dei trigliceridi nel sangue è sufficiente perdere peso. Valori superiori a 110 mg/dl determinano una probabilità molto alta che il soggetto sia sovrappeso, a meno che non siano presenti dislipidemie (valori alterati dei lipidi nel sangue) congenite.

Per ritornare a valori di sicurezza, sotto i 150 mg/dl, nella maggior parte dei casi è sufficiente una alimentazione ipocalorica per rientrare nel peso forma.

Nel caso in cui i trigliceridi alti non siano associati al sovrappeso (inteso come eccesso di peso rispetto al peso forma, non con i parametri tradizionali!), difficilmente l'alimentazione è la causa di questi valori, più facilmente si tratta di una causa congenita, facilmente rilevabile indagando tra i genitori e i nonni del soggetto che spesso presentano o hanno presentato trigliceridi alti e/o predisposizione alle malattie cardiovascolari.

In questi casi bisogna valutare l'indice di rischio prendendo in considerazione i trigliceridi alti insieme agli altri fattori: se i trigliceridi alti sono l'unico indice di rischio, spesso si possono tollerare senza problemi perché non determinano di per sè un elevato fattore di rischio.

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