Una caratteristica importante di tutti i sintomi
da ictus acuto è la loro manifestazione improvvisa.
L'ischemia o l'emorralgia causano una mancata ossigenazione
della parte del cervello nutrita dal vaso ostruito o danneggiato,
che va incontro a necrosi nel giro di qualche decina di minuti.
Di solito la parte coinvolta è localizzata nella parte
destra o nella parte sinistra del cervello, e quindi anche i sintomi
sono lateralizzati. Si va dalla perdita della sensibilità
o la paralisi in un lato del corpo o del viso, la perdita della
vista nel campo visivo sinistro o destro, la visione sdoppiata,
difficoltà del linguaggio, vertigini, vomito e perdita
della coscienza.
In alcuni casi, se l'ischemia avviene in un territorio cerebrale
meno sensibile, l'ictus può non causare sintomi e passare
inosservato.
L'ictus cerebrale è quasi sempre conseguenza
di una patologia dell'apparato cardiocircolatorio, prima fra tutte
l'aterosclerosi.
I vasi sanguigni che alimentano il cervello, soprattutto le carotidi,
possono essere parzialmente occluse da placche aterosclerotiche,
le quali possono lacerarsi all'improvviso formando coaguli che si
staccano andando ad occludere i capillari che nutrono le diverse
aree del cervello. Può anche avvenire la chiusura spontanea
di un vaso aterosclerotico che nutre il cervello.
L'ipertensione, oltre ad essere uno dei fattori di rischio
cardiovascolare, può essere essa stessa causa di emorralgie
cerebrali.
La
terapia acuta dell'ictus si effettua
con farmaci antiaggreganti e trombolitici, purtroppo solo un modesto
numero di pazienti può giovarsi di queste cure, in quanto
si applicano soltanto in unità specializzate, sono efficaci
solo se passano poche ore dall'attacco e possono essere effettuate
solo dopo che una TAC ha escluso una emorralgia cerebrale.
Il più delle volte, purtroppo, l'ictus causa un
danno
permanente del tessuto nervoso con la conseguente permanenza
o l'aggravamento dei sintomi.
La terapia riabilitativa può migliorare la situazione in
quanto altre regioni cerebrali possono attivarsi per sostituire
parzialmente la funzionalità persa.
L'arma più efficace è la prevenzione, che si effettua
nell'arco di tutta la vita seguendo le norme dietetiche e igieniche
per evitare lo sviluppo dell'
aterosclerosi.
È inoltre buona norma, dopo i 60-65 anni, ma anche prima
se in famiglia ci sono molti casi di ictus cerebrale, eseguire una
ecografia delle carotidi per evidenziare le placche aterosclerotiche
e il tasso di occlusione.
Se il restringimento supera il 70% e si sono già verificati
episodi di TIA o ictus, è possibile intervenire con una endoarteriectomia
dell'arteria carotidea, per ripristinare il normale flusso sanguigno
e asportare le placche arteriosclerotiche.
Questo intervento chirurgico può avere complicazioni o può
causare a sua volta un ictus cerebrale, poiché durante l'operazione
può accadere il distacco della placca aterosclerotica che
sta per essere rimossa.
Una serie di studi internazionali ha dimostrato che la endoarteriectomia
dell'arteria carotidea è indicata quando le occlusioni chiudono
più del
70% del vaso e quando il paziente ha avuto
sintomi recenti (ictus o TIA) collegabili alle occlusioni
stesse.
L'intervento, vista la criticità, deve essere eseguito in
centri specializzati con un basso rischio di complicazioni.
Questi interventi chirurgici non sono più possibili se l'occlusione
è totale.
Sono allo studio
farmaci neuroprotettivi che, se assunti
subito dopo il manifestarsi dell'ictus cerebrale, dovrebbero proteggere
il tessuto nervoso limitando l'invalidità permanente, ma
gli studi clinici effettuati hanno dato esito negativo con i farmaci
sperimentali finora utilizzati.