Il fico d'India (ficus indica) è una pianta grassa appartenente alla famiglia dei Cactus originaria del Messico ma, data la sua grande adattabilità e la sua capacità di resistere alla siccità, si è nel tempo diffusa nei terreni aridi di tutto il mondo. Durante la colonizzazione spagnola dell'America Centrale, nel Quattrocento, il fico d'India era considerato una delle merci più pregiate. In talia il fico d'India (scritto anche ficodindia) ha trovato il suo habitat naturale in Sicilia, Calabria, Sardegna, Basilicata e Puglia, tanto che negli anni si è affermato come prodotto tradizionale di queste terre.
Il fico d'India è una bacca che cresce ai bordi dei cladodi (le foglie grosse e carnose del cactus) molto variabile per dimensione (tondeggiante o ovale) e colore (dal giallo al rosso), dotata di spine esterne e tanti semi all'interno. La polpa è molto dolce e gustosa.
Le varietà più coltivate in Italia sono la Gialla, la Bianca e la Sanguigna, a seconda del colore del fico d'India, per dare un effetto cromatico più attraente sul mercato.
Il fico d'India può essere mangiato in numerosi modi: fresco, in salamoia, candito, in infusione per realizzare liquori e sciroppi, o cotto in marmellata. In Messico con il fico d'India si ottengono anche un miele ed un formaggio (queso de tuna). Si consiglia di consumare i fichi d'India con moderazione perchè i semi contenuti nella polpa possono essere causa di occlusioni intestinali, meglio se accompagnati dal pane la cui mollica assorbe i semini.
La polpa delle foglie e dei frutti del fico d'India viene usata anche dall'industria cosmetica e farmaceutica per realizzare creme, shampoo, lozioni per il corpo, rossetti. Le proprietà riconosciute al fico d'India sono quelle di mantenere il buono stato di salute, prevenire lo stress e l'invecchiamento cellulare, essere diuretico e cicatrizzante.
Infine, la pianta del fico d'India è usata anche per realizzare gomme, fibre e adesivi.