Il fatto che il test venga effettuato su
alimenti
complessi piuttosto che su singole sostanze è un altro
problema molto grave. Non ha alcun senso affermare che un soggetto
è intollerante, supponiamo, al pane, poiché nel pane
sono contenute centinaia di sostanze. L'intolleranza può
essere nei confronti di una molecola o di un gruppo di molecole,
ma mai nei confronti di un alimento specifico, semmai di una molecola
che è contenuta in un determinato alimento. Le sostanze contenute
negli alimenti sono migliaia e attualmente non esiste un test che
ne comprenda più di qualche centinaio o poche migliaia. Non
a caso le intolleranze vere riguardano specifiche molecole di cui
si conosce il destino metabolico e la biochimica alla base del disturbo,
che sono facilmente eliminabili dalla dieta poiché si conoscono
esattamente i cibi che le contengono.
Spesso capita invece che ai soggetti vengano fornite indicazioni
molto generiche, a tal proposito riportiamo due mail significative.
"ho bisogno di alcune delucidazioni: mi è stata riscontrata
una intolleranza al grano e alla farina di frumento e la conseguente
eliminazione di tale cibo dalla mia dieta ma mi hanno dato delle
indicazioni riduttive su quello che posso o meno mangiare."
"Scusate il disturbo ma siamo intenzionati a fare del gelato
senza uova latte
e zucchero a causa di intolleranza alimentare dei prodotti citati.
Come possiamo fare?
Considerate che al momento il latte è stato sostituito con
del latte di riso
e lo zucchero con del fruttosio o aspartame."
Nella prima mail è evidente che non ha senso eliminare il
grano e la farina di frumento, quando
esistono decine di altri
alimenti che contengono le stesse sostanze del grano (glutine
in primis - pensiamo al farro, al kamut, all'avena), è inoltre
evidente che sono state fornite informazioni molto scarse riguardo
i cibi concessi e quelli da evitare.
La seconda mail è semplicemente assurda perché il
saccarosio è l'unico zucchero per il quale non è stata
accertata scientificamente una intolleranza, al contrario del
fruttosio!
Il test più efficace per determinare una intolleranza alimentare
non costa nulla e prevede semplicemente l'eliminazione delle poche
sostanze potenzialmente in grado di generare una intolleranza, come
spiegato nell'articolo sulle
intolleranze
alimentari. Tutti i professionisti seri e i siti di un certo
spessore scientifico propongono questo tipo di approccio e sconsigliano
i test non scientifici, inoltre raccomandano sempre di interpretare
in modo corretto il risultato dei test convenzionali (come il breath
test per gli zuccheri e i test per la
celiachia)
poiché possono sempre verificarsi casi di falsi positivi
o falsi negativi.
I test per le intolleranze alimentari possono essere
divisi in due categorie: quelli
convenzionali, accettati
e utilizzati dalla comunità scientifica e dalla medicina
convenzionale; e quelli non convenzionali, che non hanno dimostrato
di avere sufficiente sensibilità, specificità, ripetibilità.
In due parole: non funzionano, anche se vengono proposti sempre
più spesso da medici e naturopati.
I
test non convenzionali per le intolleranze alimentari più
di moda sono
I
test convenzionali in realtà non sono test per le
intolleranze, ma per le allergie, ovvero sono test che mirano a
determinare reazioni avverse al cibo mediate dal sistema immunitario.
Tuttavia gli ultimi test proposti vanno a ricercare reazioni avverse
al cibo non IgE-mediate (le immunoglobuline tradizionalmente implicate
nelle allergie alimentari), per cui possono essere considerati test
per le intolleranze alimentari, se consideriamo le allergie solamente
le reazioni IgE-mediate. I risultati dei primi studi sono piuttosto
incoraggianti [Morris A. Controversial allergy tests.
www.allergy-clinic.co.uk)].
Listamina è una sostanza che causa
prurito, gonfiore e congestione. A volte, listamina è
liberata senza il coinvolgimento delle IgE, rendendo inutili i test
convenzionali. Lo scopo di questo test è quello di misurare
direttamente listamina rilasciata in una reazione allergica,
misurando il rilascio dellistamina dai basofili (una delle
popolazioni cellulari coinvolte nelle allergie) in vitro. Mescolando
tutte le sostanze possibili con i basofili del paziente è
possibile misurare il rilascio di istamina e in base ad essa la
positività della sostanza incriminata.
Problemi: il test è costoso, va effettuato con sangue
fresco, e genera ancora troppi falsi positivi.
Questo test misura altri mediatori dellallergia
noti come sulfido-leucotrieni, che promuovono la reazione allergica
non mediata dalle IgE e la conseguente infiammazione. Questo test
può essere utilizzato nel caso di allergie non mediate dalle
IgE. Il test CAST è valido soprattutto nel caso di farmaci,
veleno d'api e vespa, additivi e coloranti alimentari.
Problemi: il test ha bisogno di un campione di sangue fresco
ed è costoso.
Il test LTT (Antigen Induced T-Cell Proliferation Test & Lymphocyte
Transformation Test)
L'LTT studia le reazioni da ipersensibilità
ritardata, che impiegano oltre 24 ore a manifestarsi e in cui è
molto difficile trovare lallergene responsabile. Le cellule
T del soggetto vengono incubate con lallergene per 5 giorni,
poi si misurano le citochine (i principali mediatori chimici coinvolti
in questo tipo di reazione avversa).
Problemi: il test rileva troppi falsi positivi e quindi deve
essere sottoposto ad ulteriori valutazioni.