Il disturbo primario della celiachia è l'
intolleranza
al glutine, una componente proteica (gliadina) presente nel
grano e nei cereali affini (avena, orzo, segale, farro). La malattia
consiste in una
infiammazione cronica con una
componente
autoimmune. Il sistema immunitario intestinale non riconosce
la gliadina e scatena contro di essa una risposta infiammatoria
cronica, che danneggia le cellule dell'epitelio intestinale causando
malassorbimento
e degenerazione progressiva dell'epitelio.
La
patogenesi della celiachia è incentrata sull'interrelazione
tra fattori genetici predisponenti, risposta immunitaria dell'ospite
e fattori ambientali.
L'importanza della familiarità è conosciuta da tempo:
quasi tutti i malati di celiachia possiedono il complesso maggiore
di istocompatibilità HLA-DQ2 o HLA-DQ8.
All'esame endoscopico la mucosa dell'intestino
tenue si presenta piatta, mammellonata o normale, con enterite diffusa
e ipertrofia marcata o completa atrofia dei villi. Tale situazione
non è specifica della celiachia, ma si può presentare
anche in altre patologie.
I
sintomi della celiachia variano molto da paziente a paziente,
da una diarrea sintomatica evidente fino dall'infanzia, con ritardo
di crescita evidente, fino a situazioni che spingono il paziente
dal medico solo dopo decenni. Il classico quadro clinico prevede
diarrea, flatulenza, calo di peso e affaticabilità. Occasionalmente,
si può avere dermatite erpetiforme (una particolare lesione
bollosa della cute) e problemi neurologici.
La
diagnosi della celiachia si effettua riscontrando nel
sangue gli anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio o contro la transglutaminasi
tissutale; tuttavia la diagnosi definitiva si effettua considerando:
- la documentazione clinica del malassorbimento;
- la dimostrazione tramite biopsia delle lesioni dell'intestino
tenue;
- l'inequivocabile miglioramento dei sintomi e del quadro istologico
dopo deprivazione dal glutine.
La maggior parte dei pazienti affetti da celiachia che segue una
dieta priva di glutine rimane in buona salute indefinitamente
e muore per causa non correlate. Esiste un rischio a lungo termine
di tumori maligni all'esofago e all'intestino, con una frequenza
50-100 volte più elevata rispetto ai soggetti sani.
Una volta diagnosticata, la
celiachia è
una patologia che si cura in modo definitivo eliminando dalla dieta
il glutine. Le alterazioni dell'intestino regrediscono
nella maggior parte dei casi una volta eliminata la causa dell'infiammazione,
ovvero il contatto della mucosa intestinale con la gliadina.
Il
glutine
è una proteine contenuta in moltissimi alimenti, poiché
il
frumento
è il cereale più utilizzato per la produzione dei
prodoti da forno e della pasta, quindi può non essere semplice
eliminarlo dalla dieta. Fino a qualche anno fa il malato di celiachia
era costretto ad eliminare quasi totalmente alcuni alimenti come
la pizza, il pane, la pasta. Oggi esistono molte aziende che producono
cibi compatibili con la dieta del malato di celiachia, e molti ristoranti
che propongono piatti senza glutine, pertanto la qualità
di vita del malato si è innalzata di molto.