Il capocollo o capicollo, come viene localmente chiamato, di Martina Franca è un salume pugliese ottenuto dalla salagione, affumicatura e stagionatura della parte cervicale del suino, quel muscolo che si trova tra il collo e la costata, chiamato appunto capocollo al Sud, coppa al Nord o lonza al Centro Italia. Nonostante la tradizione norcina in Puglia sia pressochè assente, la zona della Val d'Itria, tra Taranto e Brindisi, e in particolare il comune di Martina Franca fanno eccezione e si distinguono per essere un punto di riferimento della tradizione salumiera italiana fin dal tempo del Regno di Napoli (XVIII secolo). La lavorazione del capocollo di Martina Franca si differenzia da quella degli altri capocolli italiani, magari anche più famosi per aver ottenuto la certificazione DOP o IGP (il capocollo di Calabria o la coppa di Parma), in quanto prevede una tecnica di lavorazione pensata proprio per le condizioni climatiche della Puglia, decisamente non adatte alla conservazione e alla stagionatura dei salumi. I trucchi della tradizione norcina di Martina Franca sono tutti regolamentati da un disciplinare molto rigido, sotto la supervisione del Consorzio del Capocollo di Martina Franca e del Presidio Slow Food.
Il capocollo di Martina Franca si presenta cilindrico, con pezzature che variano da 0,5 a 1 kg. La buccia è di colore giallastro, con macchie più o meno scure dovute alla lunga stagionatura. Al taglio la fetta si presenta morbida e compatta, di colore rosso vivo con venature bianche. Il gusto è molto saporito e speziato, acidulo per via della concia con il vino cotto e fragrante. Si abbina bene ad una fetta di pane pugliese oppure nel classico abbinamento con pecorino e fave.