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Il capocollo di Calabria DOP
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Il capocollo di Calabria è
una delle due DOP italiane (l'altra è la coppa piacentina)
riguardanti la produzione di questo salume tipico, ricavato
dai muscoli cervicali del maiale.
Purtroppo questa DOP non delinea un prodotto di alta qualità,
perché come vedremo gli additivi concessi non soddisfano
criteri di genuinità e nemmeno di salubrità.
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Il capocollo di Calabria deve essere ottenuto
dalla lavorazione di carni di suini nati nel territorio delle regioni
Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia e Campania e allevati nel
territorio della regione Calabria dalletà massima di
quattro mesi. Le fasi di macellazione e lavorazione devono aver
luogo nel territorio calabrese.
I suini, al momento della macellazione, debbono essere di peso non
inferiore a kg. 140, di età non inferiore ad otto mesi, aventi
le caratteristiche proprie del suino
pesante italiano.
Come si produce il capocollo di Calabria
Il capocollo di Calabria è preparato
utilizzando le carni della parte superiore del lombo dei suini,
disossato e quindi salato a secco, con sale da cucina macinato.
Il peso del capocollo, allo stato fresco, deve essere compreso
tra i 3,5 ed i 4,5 chilogrammi. Il taglio di carne selezionato dal
lombo, per la confezione del capocollo, deve presentare uno strato
di grasso di circa 3-4 mm per mantenerlo morbido durante le fasi
della stagionatura e migliorarne le caratteristiche organolettiche.
La salatura dura da quattro ad otto giorni, dopo di che il
capocollo viene lavato con acqua, bagnato con aceto di vino e sottoposto
alla operazione di "massaggio" e "pressatura",
aggiunto di pepe nero a grani e quindi avvolto in diaframma parietale
suino. Per la confezione del Capocollo di Calabria è ammesso
luso di sale (cloruro di sodio), pepe nero in grani ed in
polvere, pepe rosso piccante, pepe rosso dolce, aceto di vino. Possono
inoltre essere impiegati: caseinato, acido ascorbico e/o
sale sodico, lattato di sodio, nitrato di sodio e/o di potassio,
nitrito di sodio e/o di potassio. Il loro utilizzo è
limitato a quanto consentito e fintanto che sia previsto dalle vigenti
disposizioni di legge. La presenza di additivi potenzialmente pericolosi
è aggravata dal fatto che, solitamente, le DOP abbassano
i limiti di legge, mentre qui ci si limita a rispettarli.
Infine si procede alla tradizionale legatura, in senso avvolgente,
con spago naturale ed alla foratura dellinvolucro. In seguito
si appende a sgocciolare in locali ben ventilati nei quali si controlla
lumidità relativa e la temperatura.
La stagionatura deve avvenire in locali a temperatura e umidità
controllate, tali da limitare lo sviluppo della flora microbica
e favorire invece la lenta maturazione. La maturazione avviene in
non meno di cento giorni dalla data dellavvenuta salatura.
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