Eicosanoidi

Gli eicosanoidi sono sostanze che regolano i sistemi ormonali, infatti sono anche chiamati superormoni. Furono isolati per la prima volta nel 1930 nella prostata delle pecore, e per questo furono chiamate prostaglandine. In seguito furono scoperte altre famiglie di eicosaniodi (trombossani, leucotrieni, lipossine, ecc.).

Lo studio degli eicosanoidi è solo agli inizi, ed è uno dei settori più affascinanti della biochimica dei grassi. Infatti, queste sostanze vengono prodotte dall'ossidazione regolata da enzimi dei grassi polinsaturi, in particolare dai derivati degli acidi grassi essenziali.

Eicosanoidi buoni e cattivi

Gli eicosanoidi più studiati sono senz'altro le prostaglandine. Ne esistono più di 30 tipi, suddivise in 3 famiglie: le famiglie PG1 e PG2 derivano dai grassi omega 6 (il cui capostipite è l'acido linoleico), la famiglia PG3 dai grassi omega 3 (il cui capostipite è l'acido linolenico).

Le prostaglandine con i maggiori effetti sulla salute sono le PG1 e le PG2.

Le prime (soprattutto la PGE1) svolgono le seguenti funzioni:

  • abbassano la pressione sanguigna favorendo la rimozione del sodio e combattendo la ritenzione idrica;
  • prevengono l'aggregazione piastrinica, prevenendo l'insorgenza di trombi e infarti;
  • inibisce la risposta infiammatoria;
  • migliora il funzionamento dell'insulina e mantiene la glicemia costante;
  • regola il metabolismo del calcio;
  • migliora il funzionamento del sistema nervoso;
  • migliora il funzionamento del sistema immunitario;

Le prostaglandine PG2 possono essere buone o cattive. La PGE2 causa ritenzione idrica, l'aggregazione piastrinica, le infiammazioni, l'aumento della pressione sanguigna. La PGI2 invece è buona, poiché agisce in modo simile alla PGE1.

Quando l'uomo era un cacciatore, sicuramente la PGE2 poteva salvarlo nelle situazioni difficili (a guarire dalle ferite, per esempio). Nell'epoca del benessere e della sedentarietà, diventa una sostanza nemica.

 

Come si formano gli eicosanoidi

Queste sostanze si formano a partire dai grassi essenziali e dai loro derivati, con l'ausilio di enzimi.

L'alimentazione, quindi, può influenzare la produzione di eicosanoidi.

La dieta a zona di Berry Sears basa la sua teoria proprio sul meccanismo di produzione degli eicosanoidi, che andiamo a illustrare con l'aiuto degli schemi in figura.

Le prostaglandine PG1 vengono prodotte a partire da LA, che si trasforma in GLA grazie all'enzima delta-6-desaturasi. Il GLA si trasforma in DGLA e poi in AA, grazie all'enzima delta-5-desaturasi.

Il DGLA si trasforma in PG1, e l'AA in PG2.

Per favorire la produzione delle PG1 e inibire quella delle PG2 bisogna favorire la trasformazione GLA -> DGLA e inibire la DGLA -> AA.

Per capire il meccanismo, facciamo qualche considerazione.

  1. La trasformazione GLA->DGLA avviene grazie all'enzima delta-6-desaturasi. L'LA e l'LNA entrano in competizione per l'utilizzazione di questo enzima. Quindi l'LNA inibisce la produzione di DGLA e di eicosanoidi buoni.
  2. La trasformazione DGLA->AA avviene grazie all'enzima delta-5-desaturasi. L'EPA utilizza l'enzima per produrre DHA inibendo la produzione di AA (poiché l'AA viene prodotto a partire da DGLA utilizzando lo stesso enzima), e quindi inibendo la produzione di eicosanoidi cattivi. Indirettamente l'LNA, producendo EPA, inibisce anche la produzione di eicosanoidi cattivi.
  3. L'enzima delta-5-desaturasi è favorito da un eccesso di carboidrati.
  4. La produzione di prostaglandine dipende da moltissimi altri fattori, come minerali (soprattutto zinco e magnesio), vitamine (C, B3, B6), e le proporzioni tra i grassi polinsaturi.
Eicosanoidi - PG1 e PG2

 

Eicosanoidi - PG3

Da quanto detto, è chiaro che il sistema è autoregolato ed è abbastanza utopistico sperare di indirizzare la produzione di eicosanoidi in un unica direzione. D'altronde questo non sarebbe nemmeno auspicabile: per assurdo si arriverebbe al collasso a causa dell'eccessiva diminuzione della pressione, o a morire dissanguati per l'incapacità delle piastrine di aggregarsi.

La produzione di eicosanoidi di una persona sana, normopeso e attiva, che segue una alimentazione equilibrata (ovvero non sbilanciata a favore dei carboidrati) è ottimale a patto che vengano fornite la materie prime per produrli (gli acidi grassi essenziali).

La chiave è "accontentarsi" di garantire l'apporto minimo di grassi essenziali.

Il termine è tra virgolette poiché non è banale garantire l'apporto minimo di grassi essenziali, nella dieta degli occidentali.

Invito i sostenitori della dieta a zona a verificare se l'apporto di grassi essenziali della loro dieta è garantito, visto che Sears nel suo libro non fornisce indicazioni precise, si limita a consigliare il consumo di salmone tre volte la settimana, senza specificare le quantità e senza preoccuparsi dell'assunzione di acido linoleico, come se bastassero gli omega 3 per garantire il funzionamento del meccanismo!

 

 

 

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