Per capirlo, iniziamo dall'analisi dei metodi
di coltivazione di frutta e verdura.
Una buona parte della verdura si coltiva in
serra non riscaldata.
Questo non solo per anticipare la raccolta di qualche settimana
grazie alla maggiore temperatura che si sviluppa in serra, ma anche
per difendere il prodotto da animali, pioggia, grandine, per evitare
che si sporchi oltremodo, per facilitare la raccolta. Poi esistono
le
serre riscaldate, nelle quali si può
coltivare un prodotto tutto l'anno: in queste serre lo scopo principale
è quello di produrre verdura "fuori stagione",
nelle semplici serre la "forzatura" non esiste o è
molto limitata.
Coltivare la frutta in serra è molto più difficile
perché spesso gli alberi da frutto hanno dimensioni tali
da rendere antieconomica la messa in serra: non a caso solo i frutti
che non nascono da alberi si trovano tutto l'anno, soprattutto
fragole
e frutti di bosco che possono essere coltivati in serra. La maggior
parte dei frutti si trovano solo in stagione, altrimenti provengono
dall'emisfero australe (dove sono di stagione!).
Dunque possiamo distinguere tre grandi metodi di coltivazione:
a
pieno campo, in serra e in serra riscaldata. Sull'etichetta
dei prodotti non viene indicato il metodo di coltivazione (non è
obbligatorio), quindi dobbiamo basarci su altri metodi per valutare
come è stato coltivato un prodotto. Questo esclude la possibilità
di distinguere tra pieno campo e serra a meno di non acquistare
dal produttore o in rari casi nei quali è indicato. Dunque
come muoversi, ma soprattutto, cos'è etico e cosa non lo
è?
A mio parere, visto che molti prodotti di moltissimi contadini sono
coltivati in serra, un soggetto che voglia mangiare etico dovrebbe
escludere prodotti coltivati in serre riscaldate.
Se parliamo di frutta e verdura di stagione
senza indicare un limite geografico non stiamo parlando di niente.
In Emilia i pomodori iniziano a maturare a fine luglio, in Sicilia
almeno un mese e mezzo prima. In Sicilia, a inizio Luglio, i pomodori
sono in piena stagione, in Emilia no. I pomodori in genere sono
considerati un ortaggio estivo, reperibile "in stagione"
da Giugno a Settembre. In realtà, se volessi restringere
il campo di reperibilità alla sola regione in cui mi trovo,
allora la stagione dei pomodori si restringerebbe a un solo mese
o poco più. A questo punto dobbiamo decidere quale vogliamo
che sia il bacino di reperibilità dei prodotti che acquistiamo,
affinché esso sia etico cioè che abbia un impatto
ambientale sostenibile.
Se scegliamo come bacino il pianeta terra, tutto
è reperibile sempre, è solo una questione di prezzo.
Se scegliamo l'Europa, molti prodotti non sono
a disposizione sempre e altri non lo sono per niente (i frutti tropicali,
per esempio).
Se scegliamo l'Italia, restringiamo ancora il periodo
di reperibilità di molti prodotti.
Se scegliamo la nostra regione, le stagioni dei
prodotti si riducono a un mese o poco più e alcuni prodotti
addirittura non sono mai disponibili (i fichi d'India in Emilia
non maturano).
Come abbiamo visto, il concetto di
frutta
e di verdura di stagione non è per niente semplice
da definire e quindi può non essere facile fare la scelta
giusta, anche perché non sempre ciò che è vicino
a noi è meno impattante di ciò che arriva da lontano,
come ha dimostrato
questo
studio condotto dal DEFRA, che dimostra come il 48% dei km percorsi
sono attribuibili al compratore. Per non parlare del fatto che nella
stragrande maggioranza dei casi non è possibile distinguere
tra produzione in pieno campo o in serra. Inoltre, il consumo etico
non può prescindere dall'essere pratico, effettivamente perseguibile
a lungo termine senza penalizzare la qualità di vita del
consumatore, anzi se possibile migliorarla.
La prossima settimana proporrò le mie
linee guida
per un consumo consapevole di frutta e verdura di stagione.