Il basilico è coltivato in Liguria fin
dai tempi dei romani, ne parlano infatti Plinio, Teofrasto, Avicenna,
Alessandro Petronio e Galeno. Il pesto però nasce recentemente,
ne parlano per primi nel corso del XVII secolo i gastronomi Giovanni
Battista Ratto e Emanuele Rossi. Nel 1910 Amarico Romano Calvetti
esegue una sintesi delle due ricette, e descrive il pesto alla genovese
come "battuto o sapore all'aglio": uno spicchio d'aglio,
basilico (baxaicò), formaggio sardo e parmigiano, grattuggiati
e mescolati insieme; pestare il tutto con poco burro fino a ridurlo
in pasta, sciogliere quindi il tutto con olio fino in abbondanza.
Il
pesto deriverebbe quindi dall'
aggiadda (agliata);
una salsa a base d'aglio pestato con aceto, olio d'oliva e sale,
risalente al 1200, che serviva per conservare meglio i cibi cotti
e per coprire gli aromi e sapori di carni troppo frollate o già
con inizio di putrefazione.
Non tutta la Liguria è valida per la coltivazione del basilico
per produrre il pesto genovese. La zona considerata ideale per coltivare
la qualita' di basilico migliore in assoluto, e' quella che va da
Genova Pra a Pegli e che si estende a Ponente sino a Palmaro e,
a Levante, sino a Coronata. Il basilico ideale per produrre il pesto
genovese non deve avere la nota di menta che caratterizza invece
altre varietà di basilico.
Secondo i puristi, anche il modo di preparare il pesto ne condiziona
il sapore: il basilico va amalgamato al resto degli ingredienti
pestandolo in un mortaio in marmo con un pestello di legno, e non
frullandolo con un mixer, per sfibrare le foglie che in questo modo
sprigionerebbero un aroma più intenso, inoltre le lame del
cutter ossiderebbero il ferro contenuto nel basilico peggiorandone
le caratteristiche.
Sia il
basilico genovese che il
pesto genovese sono
in attesa di riconoscimento della
DOP,
la richiesta è già stata inoltrata e dovrebbe essere
approvata nel giro di qualche mese.
In questo modo i liguri si vogliono tutelare dalle innumerevoli
imitazioni di scarsa qualità che molte industrie propongono,
con olio di girasole o peggio oli vegetali al posto dell'olio extravergine
di oliva.
La pasta al pesto è un piatto No, in quanto
abbina un ingrediente ipercalorico (la pasta) con un altro ancor
più calorico. Tuttavia il pesto può essere facilmente
utilizzato per preparare un piatto di pasta Sì. Se poi si
usa un pesto pronto, scegliendone uno che utilizzi solo olio extravergine
di oliva, senza conservanti, il piatto diventa velocissimo:
insalata
di pasta al pesto con i fagiolini.
Visto che il pesto alla genovese possiede già
un disciplinare di produzione che molto probabilmente diventerà
ufficiale a breve, avremmo potuto presentare la ricetta del futuro
pesto genovese DOP come da disciplinare.
C'è da rilevare che, dovendo comunque rispettare le esigenze
delle industrie alimentari, il disciplinare non può essere
troppo vincolante. Per esempio, l'uso del mortaio non è imposto,
come anche l'uso di olio extravergine DOP ligure (il cui costo sarebbe
eccessivo in quanto la produzione è limitata), anche le altre
materie prime non sono regolamentate in modo particolarmente rigido.
Questo vale soprattutto per i
formaggi: un pesto veramente
originale dovrebbe prevedere l'uso di fiore sardo DOP, invece il
disciplinare fa riferimento
a un generico pecorino DOP, che
quindi può essere romano, siciliano, toscano, o sardo!
Riportiamo quindi una ricetta più restrittiva negli ingredienti
e nella preparazione, sicuramente più rispettosa della tradizione
e sicuramente più buona: il
fiore
sardo DOP è un formaggio del tutto particolare che sicuramente
lascia il segno nel pesto genovese molto più dei suoi "cugini"
previsti dal disciplinare.
Ingredienti per 4 persone:
- 30 foglie di basilico appena colto;
- 120 g di fiore sardo DOP grattuggiato;
- 100 g di parmigiano reggiano DOP grattuggiato;
- 2 spicchi d'aglio;
- 1/2 bicchiere di olio extra-vergine d'oliva ligure;
- 50 g. di pinoli
- sale
Preparazione: lavare accuratamente in acqua fredda corrente
le foglie di basilico e farle asciugare all'aria, stese su una salvietta.
Metterle nel mortaio con gli spicchi d'aglio e i pinoli e iniziare
a pestare con il pestello di legno. Schiacciare con forza, senza
dare colpi nel mortaio. Unire quindi poco formaggio per volta alternando
i due tipi e, quando il composto sarà omogeneo, far scendere
l'olio d'oliva a filo mescolando con una spatola di legno fino ad
ottenere un composto omogeneo e cremoso. E' un errore togliere il
pesto dal mortaio per aggiungere l'olio, infatti parte della fragranza
del basilico rimane sulle pareti del mortaio; aggiungendo quindi
l'olio nello stesso recipiente, questo ne assorbe tutto l'aroma.
Il pesto si conserva per qualche giorno in frigorifero, ricoprendo
la superficie con olio d'oliva. Al momento dell'utilizzo deve essere
stemperato con l'acqua di cottura della pasta e volendo un po' di
burro.
Il pesto va usato per condire 400 g di pasta di semola fresca o
80 g secca, preferibilmente le trofie liguri, oppure degli spaghetti.
Calorie per porzione della pasta al pesto: 770
Calorie totali del pesto: 1600 - 500 per porzione