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Nitriti e nitrati
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Campagna
di sensibilizzazione contro i nitriti.
I nitriti (E249, E250) e i nitrati (E251, E252)
sono sostanze naturalmente presenti negli alimenti animali,
vegetali e nell'acqua.
Vengono aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti, wurstel,
carni in scatola e altri prodotti a base di carne, pesci marinati
e a volte anche in prodotti caseari.
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I nitriti e i nitrati vengono utilizzati per i seguenti motivi:
- mantengono il colore rosso della carne;
- favoriscono lo sviluppo dell'aroma agendo selettivamente
nei confronti dei microorganismi che determinano la stagionatura
dei salumi;
- svolgono azione antimicrobica e antisettica, soprattutto
nei confronti del botulino.
I nitriti e i nitrati non vengono usati come semplici conservanti,
per il cui scopo il dosaggio sarebbe molto inferiore a quelli utilizzati,
ma soprattutto come coadiuvante tecnologico per alterare artificialmente
la qualità dei prodotti (soprattutto il colore delle carni).
Paradossalmente, il consumatore vuole acquistare salumi cotti di
colore rosa, il colore della carne cotta addizionata con nitriti.
Qualunque produttore che non usasse nitriti dovrebbe proporre insaccati
cotti di colore grigio, il colore naturale della carne cotta, andando
fuori mercato!
Tossicità dei nitriti e dei nitrati
I nitriti in ambiente acido (soprattutto
nello stomaco) si trasformano in acido nitroso il quale legandosi
alle ammine da origine alle nitrosammine, composti dimostratesi
cancerogeni.
Inoltre i nitriti si legano all'emoglobina ossidandola a metaemoglobina,
riducendo quindi il trasporto di ossigeno ai tessuti. Questa circostanza
è è particolarmente pericolosa per i neonati (che
assorbono una maggior quantità di nitriti), ai quali infatti
non vengono somministrate verdure ricche di nitrati fino all'ottavo
mese di vita.
Secondo l'AIRC (Ass. It. Ricerca sul Cancro) il consumo di insaccati
con conservanti è una della cause accertate di cancro allo
stomaco. Infatti nello stomaco si trova un ambiente acido molto
favorevole alla formazione di nitrosammine.
I nitrati di per sè sono innocui, ma tendono a trasformarsi
in nitriti dalla flora batterica della saliva, per poi ritornare
nello stomaco, come vedremo, però, in natura esistono alimenti
che contengono grandi quantità di nitrati, molti di più
rispetto a quelli utilizzati negli insaccati.
Un nuovo studio della Columbia University di New York mostra che
il consumo di insaccati conservati con nitriti può
ridurre le funzioni respiratorie del 3%, una sensibile
compromissione che potrebbe avere preoccupanti effetti in soggetti
che presentano già patologie anche leggere come le bronchiti.
Lo studio ha interessato 7500 soggetti: il 20% non aveva mai mangiato
insaccati conservati con nitriti, un altro 20% invece ne consumava
almeno 14 volte al mese. Questi ultimi mostravano una significativa
riduzione della capacità di espellere l'aria, al punto da
far ipotizzare che il consumo di insaccati conservati con nitriti
raddoppi il declino delle capacità polmonari.
Sembra che la causa di questo danno polmonare sia da imputare ai
composti contenenti nitrogeni (nitriti e nitrati), usati nella preparazione
degli insaccati, i quali, una volta ingeriti, attaccano e distruggono
le proteine che contribuiscono all’elasticità dei polmoni.
Necessità dei nitriti e dei nitrati
I salumi sono stati prodotti per secoli utilizzando
solo conservanti naturali: sale, pepe, peperoncino, spezie,
fumo. Il nitrato, o salnitro, è da sempre utilizzato nella
conservazione dei salumi, infatti il salnitro sottoforma di efflorescenze
in ambienti umidi, cantine, grotte, stalle, dove è possibile
l'azione dei batteri nitrificanti.
Purtroppo dal dopoguerra in poi si è diffusa talmente tanto
la pratica dell'utilizzo dei nitriti che alla domanda "perché
usate nitriti?" persino molti laboratori artigianali rispondono
che altrimenti sarebbe impossibile commercializzare il prodotto.
Evidentemente non è così, perché andando a
cercare bene si scopre che esistono piccoli produttori che commercializzano
salumi senza conservanti non solo nel loro punto vendita, ma anche
inviandoli in tutta Italia o addirittura all'estero senza problemi
di conservazione.
Le motivazioni sull'uso di nitriti, quindi, risiedono solamente
nella sicurezza per il produttore e nel vantaggio economico
di avere sempre un prodotto di colore standard anche dopo mesi o
dopo una conservazione non ottimale. Per esempio, i nitriti consentono
di produrre salumi utilizzando scarti di lavorazione, come le rifilature
dei prosciutti, acquistati da diversi salumifici. Le condizioni
igieniche di queste materie prime costringono all'uso di nitriti,
poiché il rischio di contaminazione batterica è molto
alto. Se invece il norcino lavora intere mezzene, magari allevate
nella stessa azienda in cui avviene la macellazione, i nitriti non
servono... E anche la qualità sarà superiore, perché
nella mezzena ci sono anche i tagli di qualità superiore,
nelle rifilature no! Un motivo in più per scegliere prodotti
senza nitriti!
Nitriti e nitrati in natura e negli alimenti conservati
Gli alimenti che contengono più nitriti
e nitrati in assoluto sono le bietole e il sedano,
seguiti dalle rape e dagli spinaci.
Il contenuto in nitrati è elevato (fino a 2700 mg per kg
di prodotto), mentre il contenuto di nitriti è abbastanza
basso (6 mg per kg per le bietole, 2,7 per gli spinaci, meno di
1 mg per kg per gli altri vegetali). Da notare che gli alimenti
contenenti molti nitrati contengono anche molta vitamina C,
che scongiura il pericolo che essi vengano trasformati in nitrosammine.
Come spesso accade, la natura neutralizza da sola le sostanze potenzialmente
pericolose.
La legge consente l'aggiunta negli alimenti di un quantitativo massimo
di nitriti pari a 150 mg per kg di prodotto, 25 volte
quella massima presente nei vegetali.
Mangiare 1 kg di salume conservato con nitrati e vitamina C equivale
a mangiare 100 g di bietole, dal punto di vista dell'ingestione
di nitrati: dunque non ha senso demonizzare i salumi conservati
con tale metodo.
I salumi conservati con nitriti, invece, andrebbero evitati. Conoscendo
le quantità utilizzate si potrebbe discriminare tra salume
e salume, in base al contenuto effettivo di nitriti, ma purtroppo
attualmente nessuno lo fa.
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