Leggendo i disciplinari di produzione dei prosciutti italiani ci si rende subito conto di alcune fattori comuni, in particolare:
Le uniche differenze riguardano quindi:
Il prosciutto di Modena è il "fratello" del prosciutto di Parma, in quanto possiede le stesse caratteristiche di quest'ultimo, cambia solamente la zona di stagionatura, compresa nella particolare zona collinare insistente sul bacino oroidrografico del fiume Panaro e sulle valli confluenti, zona compresa tra le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia.
Non contiene additivi.
Quando si passa l'appennino, entrando nel cuore dell'Italia centrale, i salumi si fanno più sapidi. Il pane toscano è insipido proprio perché storicamente accompagnava dei salumi sapidi, molto più salati dei corrispondenti salumi emiliani. Il prosciutto non fa eccezione: il prosciutto toscano è quindi un salume decisamente diverso da quelli del nord Italia.
Purtroppo il disciplinare di produzione è piuttosto blando, in quanto consente l'uso di nitrati di sodio e di potassio, additivo non indispensabile nei prosciutti (non viene utilizzato in nessun'altro prosciutto DOP), e questa caratteristica è indice del fatto che questa DOP non va di certo a tutelare un prodotto di alta qualità.
Questo prosciutto di montagna è prodotto e stagionato nel piccolo comune di Saint Rhemy-en-Bosses, ad una altezza di circa 1.600 m.s.l. È un prosciutto aromatizzato con erbe aromatiche (rosmarino, salvia) e bacche reperibili sul territorio.
Non contiene additivi.
L’area di produzione si estende su 16 comuni posti tra i Colli Berici ed Euganei con Montagnana che ne è il centro più rinomato e sede del Consorzio. Caratteristica peculiare è la stuccatura precoce (la copertura della parte di carne non protetta dalla cotenna con un impasto di strutto e farina), che mantiene più morbide le carni.
Non contiene additivi.