Conoscere questi meccanismi viziosi è importante
poiché consente di tenerli sotto controllo, frenando l'azione
di uno dei "motori" dell'obesità. Ma non si può
sperare di risolvere il problema agendo solo su questa strada, nè
di trovare a breve il farmaco miracoloso.
Di seguito prendiamo in considerazione i due più importanti
fenomeni biochimici che possono favorire l'aumento di peso.
Sono entrambi meccanismi fisiologici del tutto naturali, che in
alcuni soggetti sono alterati e li portano ad essere incapaci di
gestire una situazione di abbondanza di cibo. Questi meccanismi
difficilmente portano da soli all'obesità, ma sicuramente
sono uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo della malattia.
Vogliamo ribadire che solo un caso di obesità su mille
è causato esclusivamente da gravi disfuzioni del metabolismo,
negli altri casi non si può affermare che il problema ha
solamente una causa fisiologica.
Gli esseri umani si sono evoluti lottando contro
la scarsità di cibo e quindi il nostro organismo è
progettato per fronteggiare carestie, non per gestire una offerta
sovrabbondante.
L'organismo ci dà segnali positivi quando stiamo soddisfando
i nostri bisogni primari e di conseguenza quando mangiamo vengono
inviati dei segnali biochimici al cervello che provocano
una sensazione di piacere. Queste sensazioni di piacere vengono
trasmesse con gli stessi meccanismi delle droghe (come l'alcool
o la cocaina), e in alcuni soggetti predisposti possono causare
una vera e propria dipendenza da cibo, che causa stati d'animo
e comportamenti simili a quelli sperimentati dai tossicodipendenti,
come la perdita di controllo tipica delle abbuffate compulsive.
La ricerca scientifica in questo campo è ancora agli albori
ed è sicuramente sbagliato l'atteggiamento di coloro che
utilizzano un approccio estremistico in questo senso consigliando
astinenze da questo o quel nutriente (primo fra tutti lo
zucchero) additandolo come la causa di tutti i mali.
Sappiamo per certo (ci sono sufficienti esperimenti scientifici
a dimostrarlo) che la maggioranza degli obesi reagisce all'assunzione
di zuccheri e grassi in modo anomalo.
Alcuni non riescono a smettere di mangiare determinati alimenti
poiché i messaggi biochimici che regolano la sazietà
non funzionano correttamente. Altri non producono abbastanza endorfine
(droghe autoprodotte dall'organismo) e devono 'compensare' con quelle
prodotte quando mangiamo: essi fanno più fatica a smettere
di mangiare poichè quando si nutrono il loro organismo libera
sostanze che alleviano il dolore, calmano la depressione e l'ansia,
insomma fanno stare bene.
E quando l'uomo scopre qualcosa che lo fa stare bene, tende a ripetere
ancora l'esperienza. È la legge della natura, che in questo
caso, però, ri ritorce contro di noi.
Il nostro organismo consuma energia in continuazione,
anche quando è a riposo, ma si alimenta solo qualche volta
al giorno.
Come un'automobile (che sfrutta il serbatoio di carburante), l'organismo
possiede un
sistema di gestione delle scorte di energia che
consente di avere una certa autonomia: è un sistema a controllo
basato sui due ormoni antagonisti
insulina-glucagone.
Ovviamente questo sistema è progettato per gestire la scarsità
di cibo e quindi esso tende ad
accumulare il più possibile
quando c'è abbondanza e a
sprecare il meno possibile
quando c'è carestia, tutto il contrario di quello che serve
quando il problema è quello di mangiare troppo.
È stato dimostrato nel 1987 da Gerald Raven che il 25% della
popolazione tende ad
immagazzinare energia (sottoforma di
grassi)
in modo molto efficiente.
Questi soggetti avrebbero resistito più degli altri durante
una carestia, ma tendono ad
ingrassare più facilmente
in una situazione di abbondanza di cibo. In particolare questi soggetti
sono sensibili ai
carboidrati
AIG (ad alto
indice
glicemico), che non vengono utilizzati per produrre energia
ma vengono subito trasformati in grassi e provocano una
fame
continua che vanifica ogni tentativo di mantenimento del peso
corporeo.