L'antitrombina III è una glicoproteina del plasma con azione anticoagulante prodotta dal fegato.
È infatti il più importante inibitore della trombina e di altri fattori della cascata coagulativa (VII, IX, X, XI, XII). Inoltre è un fattore che non dipende dalla vitamina K.
Viene anche definito il ''cofattore'' dell'eparina, in quanto questo farmaco potenzia notevolmente l'’azione anticoagulante dell'antitrombina III.
I valori normali di antitrombina, analizzati tramite un semplice prelievo di sangue, si aggirano intorno ai 20 e i 40 mg/dl. Prima del prelievo si consiglia di digiunare per 8 ore e di sospendere tutti i farmaci per 72 ore.
Si riscontrano valori più alti di antitrombina nei pazienti in TAO (terapia anticoagulante orale, tipo il coumadin), con epatiti, colestasi, diabete mellito e uso di steroidi anabolizzanti.
I valori bassi invece di antitrombina possono verificarsi in caso di difetto acquisito o congenito di antitrombina III.
Per quanto riguarda i difetti acquisiti, tra essi annoveriamo le patologie epatiche che comportano quindi un difetto di sintesi di questa proteina (cirrosi o tumore), e le patologie da aumentato consumo, come nel caso della CID (coagulazione intravasale disseminata).
Anche la sepsi da microorganismi Gram positivi o negativi può ridurre i livelli ematici di antitrombina III.
Oltre ai difetti acquisiti di questa proteina, esistono anche i difetti congeniti, di origine ereditaria. Questi pazienti sono a rischio di trombosi artero-venose e le manifestazioni cliniche compaiono già in età giovanile.
Altre manifestazioni cliniche di un deficit di antitrombina III sono la trombosi venosa profonda (TVP), l'embolia polmonare, l'infarto del miocardio (IMA) e l'ictus.
Anche le gravi infezioni e l'assunzione della pillola anticoncezionale possono provocare un abbassamento dei livelli di antitrombina III.