La dieta di Filippo Ongaro

Filippo Ongaro, nato a Milano il 30 giugno del 1970, è un medico specializzato in Medicina dello Sport presso l'università di Ferrara. Ha lavorato presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), occupandosi della salute degli astronauti, in seguito ha ottenuto il Diploma in Medicina Funzionale presso l’Institute for Functional Medicine (AFMCP) e la Board Certification (abilitazione specialistica) in medicina anti-aging (ABAARM). Oggi si occupa di nutrigenomica, medicina e alimentazione anti-invecchiamento, è diventato un personaggio abbastanza conosciuto grazie alle comparsate televisive e a varie rubriche sui mezzi di informazione. L'ultimo sui libro, riguardante la dieta e il dimagrimento (Mangia che dimagrisci), sta avendo un discreto successo, grazie anche alla capillare distribuzione.

Come funziona la dieta di Filippo Ongaro

Nei suoi precedenti libri, Ongaro propone un modello alimentare anti-invecchiamento, e finalizzato alla prevenzione delle patologie legate all'alimentazione. La disciplina che utilizza Ongaro per dimostrare le sue teorie alimentari è la nutrigenomica, la scienza che studia le interazioni tra dieta ed espressione genica. Abbiamo già parlato di nutrigenomica nell'articolo ad essa dedicato, dimostrandone tutti i limiti. Oggi Ongaro propone un metodo di dimagrimento basato sulle stesse teorie.

Nella copertina del nuovo libro "Mangia che dimagrisci" del dott. Ongaro si parla di "un metodo rivoluzionario per perdere peso e guadagnare in forma e in salute". In linea di massima, Ongaro demonizza gli zuccheri e in generale i cibi ad alto indice glicemico, a causa del meccanismo perverso dell'insulina (il nostro articolo in merito è del 2004!), demonizza i cibi industriali ricchi di additivi; quelli ricchi di grassi saturi, e dunque anche il latte e i sui derivati; nonché i cibi di origine animale in genere.

 

 

 

Nella sua dieta, dunque, Ongaro propone di:

  • mangiare molta verdura;
  • includere piccole dosi di cereali, esclusivamente integrali;
  • introdurre proteine ad ogni pasto;
  • utilizzare come condimento solo oli vegetali;
  • assumere adeguate quantità di grassi omega 3;
  • limitare il sale;
  • eliminare o limitare al massimo i cibi ad alto indice glicemico, le carni grasse e processate, le bevande zuccherate, il latte e i derivati.

La dieta di Ongaro non prevede di contare le calorie, ma la quantità dei cibi non è lasciata libera: nell'ultima parte del testo propone un metodo "a occhio" per la ripartizione dei macronutrienti, e poi propone un menù con grammature precise.

Analisi critica della dieta di Filippo Ongaro

Dieta di Filippo Ongaro

La dieta di Filippo Ongaro, descritta nel suo libro "Mangia che dimagrisci" non mi sembra proporre nulla di particolarmente rivoluzionario. La stragrande maggioranza dei suoi consigli sono quelli proposti dalle linee guida ufficiali, come quelle italiane dell'INRAN o quelle americane, redatte ogni 5 anni dalle autorità sanitarie degli Stati Uniti. E fin qui tutto bene, sarebbe una dieta corretta ed equilibrata e dunque sarebbe ingiusto criticarla. E infatti in linea di massima i consigli che fornisce Ongaro sono corretti, anche se non rivoluzionari come si vorrebbe far credere. Ormai proporre qualcosa di veramente rivoluzionario in campo alimentare è impossibile: centinaia sono le diete esistenti e alla fine le novità sono solo sulla carta, per come vengono proposte, poi quando si va a vedere in concreto cosa si propone, si finisce col rimanere delusi. Oggi è di gran moda l'indice glicemico e la demonizzazione degli zuccheri, e lì un po' tutti si buttano, Ongaro incluso. Tuttavia non posso non sottolineare alcuni punti che rendono abbastanza negativo il giudizio complessivo su questa dieta.

Il libro di Ongaro contiene una corposissima parte iniziale dove si cerca di smontare il modello a calorie, dicendo che i vecchi metodi che prevedono il calcolo delle calorie non funzionano, che il corpo umano non è una caldaia ma funziona in modo diverso, ecc ecc... Insomma le solite critiche all'assunto (fondamentale e che nessuno è mai riuscito a confutare nei fatti, Ongaro incluso, come vedremo) che per dimagrire bisogna assumere meno calorie di quelle che si consumano. Ongaro afferma che il problema non è quanto si mangia, ma cosa si mangia. Benissimo, tutto bello, finalmente qualcuno che ha capito tutto. Peccato che nell'ultima parte del libro, dove troviamo un esempio di menù settimanale, si propongano giornate tipo da circa 1200 kcal al giorno (ho fatto i conti della giornata 2, ma più o meno siamo su questa falsariga per tutte le giornate)! E questo dopo aver ripetuto fino alla noia che le calorie non servono, che conta il cosa e non il quanto, e che mangiando poco il metabolismo rallenta ed è questa la causa del fallimento delle diete?!?!?!

 

 

Ma perché non dire semplicemente le cose come stanno, e cioè che le calorie hanno sì dei limiti, ma che se non si mangiano poche calorie, non si dimagrisce? Cioè che le calorie sono UNO dei fattori importanti nella dieta, non l'unico (come spiego nella mia dieta ideale), ma senza limitarne l'introito, non si va da nessuna parte? Altrimenti Ongaro mi dovrebbe spiegare perché, visto che le calorie non servono a nulla, le sue giornate tipo apportano TUTTE circa le stesse calorie, in un intorno di 1200 kcal? È forse un caso?

In sostanza, dopo aver detto peste e corna delle "solite" diete, Ongaro propone una normalissima (e francamente un po' triste) dieta ipocalorica, con quantificazione esatta degli ingredienti, arrivando addirittura ad indicare i cucchiaini di olio concessi, come le più classiche diete dei dietologi tradizionali. E che contiene alimenti molto distanti dalla nostra cultura: chi vuol seguire la dieta di Ongaro, dovrà probabilmente stravolgere completamente la sua alimentazione utilizzando cibi a lui sconosciuti... Molto difficile farlo e poi, dopo la dieta, sarà molto difficile trovare la quadra con una dieta di mantenimento, ritornando (almeno in parte) alle abitudini di sempre.

Non mancano poi le contraddizioni: come si fa a demonizzare i cibi industriali e raffinati e poi proporre, come fa Ongaro, l'utilizzo di panna vegetale... Ma Ongaro non sa che la panna vegetale è fatta con i grassi vegetali raffinati, che vengono estratti utilizzando un idrocarburo (l'esano)?!?! Lo stesso vale per l'olio di sesamo: in commercio si trova quello raffinato o quello estratto a freddo: non era il caso di dirlo?

Pensare che la soluzione ai problemi (alimentari) del mondo sia quella di assumere cereali integrali al posto di quelli raffinati, o quella di eliminare gli zuccheri, è pura utopia: in realtà il vero problema è assumerne la giusta quantità. Del resto, eccedendo con i cereali integrali si va incontro agli stessi problemi che si hanno con l'eccesso di quelli raffinati, così come esistono cibi proposti da Ongaro che hanno una quantità di zucchero per 100 g notevole (come il succo di mela). E lo stesso vale per i cibi di origine animale: eliminandoli si castra inutilmente il piacere di mangiare, senza ottenere grandi vantaggi. Molto meglio imparare a mangiarne le giuste quantità.

Concludendo, due parole sulla nutrigenomica, la disciplina utilizzata da Ongaro per giustificare molte delle sue proposte. Si tratta, come spieghiamo nel nostro articolo, di una scienza ancora agli albori, interessante dal punto di vista della ricerca, ma che dal punto di vista pratico sta solamente dando delle spiegazioni più dettagliate a fenomeni arcinoti. Il fatto che la si proponga come "metodo rivoluzionario" per migliorare la nostra salute è fuorviante e decisamente eccessivo. Spesso si gioca sull'ignoranza collettiva e a volte le si spara anche grosse: per esempio quando si dice che gli astronauti in orbita invecchiano più rapidamente... Una sorta di "bufala", in quanto gli astronauti in realtà perdono semplicemente il tono muscolare in quanto vivono in assenza di gravità, dunque non invecchia proprio nulla, semplicemente i muscoli si atrofizzano: basta tornare sulla terra e sottoporre l'organismo alla gravità per far tornare il tono muscolare ai livelli di prima. Se veramente gli astronauti invecchiassero, non riuscirebbero a ripristinare il tono muscolare così come un ottantenne non può, andando in palestra, recuperare il tono muscolare dei 30 anni. Cosa ci sia di rivoluzionario e cosa c'entri l'alimentazione e la nutrigenomica in questo fenomeno (se non a far colpo sui soggetti privi di spirito critico), sinceramente non riesco a capirlo.

 

 

 

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