Da questa erronea convinzione dipenderebbero i numerosi problemi
digestivi di cui soffrono milioni di persone e da cui derivano malattie
più gravi come il cancro al colon.
I punti fondamentali della teoria sono quelli riportati in
questo
articolo, riveduti e corretti secondo una visione a 360 gradi
dell'alimentazione. Come mostreremo in questo articolo, infatti,
è assurdo costruire un modello alimentare solo al fine di
ottimizzare il processo digestivo.
L'errore della teoria delle combinazioni alimentari è
quello di considerare l'evento nutrizionale fondamentalmente
imperniato
sul momento della digestione e di individuare associazioni
corrette o scorrette sulla base del livello di digeribilità
che le varie combinazioni esprimono.
Questo modo di considerare il problema è semplicistico
poiché
le implicazioni della nutrizione non riguardano
solo la digestione, la digeribilità costituisce solo
un parametro parziale.
Da solo offre una visione insufficiente per valutare un pasto
che potrebbe quindi essere facilmente digeribile ma sbilanciato
nutrizionalmente o viceversa.
Affinché il processo metabolico possa avvenire nei migliore
dei modi, è necessario che l'organismo disponga dei vari
principi nutritivi e
questo non è possibile consumando
un unico alimento per pasto, poichè pochissimi alimenti
contengono le giuste proporzioni di carboidrati, proteine e grassi.
Inoltre mantenere separati i macronutrienti può limitare
l'assorbimento di alcuni principi nutritivi contenuti negli alimenti.
Ad esempio spremere un po' di succo di limone su una bistecca
(secondo la teoria delle associazioni alimentari non bisognerebbe
unire acidi e proteine), favorisce l'assorbimento del ferro contenuto
nella carne grazie alla vitamina C presente nel succo del limone.
Combinare i cibi è quindi una necessità.
L'uomo si caratterizza per la sua grande capacità adattiva
e questo vale anche per l'alimentazione. Il nostro apparato digerente
è storicamente adattato alla digestione di qualunque tipo
di cibo.
Non sarebbe plausibile la teoria secondo cui l'uomo possiederebbe
un istinto naturale per l'associazione dei cibi. Da sempre l'uomo
si è adeguato a mangiare secondo la disponibilità
offertagli dell'ambiente circostante e questa disponibilità
si è di volta in volta modificata nel corso dei periodi
storici e dei luoghi dove si è trovato a vivere.
La digeribilità di un cibo è correlata alla
quantità
immessa (contenuto di grassi, proteine e carboidrati) e alle
modalità di preparazione (fritto, bollito, ecc.).
E' ovvio che a seconda della combinazione alimentare, sarà
necessario un tempo digestivo diverso e ci saranno quindi combinazioni
più impegnative di altre, ma il nostro apparato digerente
risponderà comunque in maniera adeguata
a patto che
non si sovrappongano fattori negativi come gli eccessi in genere
(grassi, quantità, alcool, ecc.).
Poi bisogna tenere conto del momento in cui consumiamo un pasto:
di norma è meglio evitare pasti abbondanti prima di uno
sforzo intenso (come un allenamento per esempio), prima di coricarsi
o di un'intensa attività intellettiva.
Così come viene proposta la teoria delle combinazioni alimentari
è pressochè impraticabile, però
è
utile conoscere quali sono le associazioni errate che comunemente
commettiamo a tavola così da evitarli il più possibile.
Dopo aver valutato le associazioni favorevoli e sfavorevoli alla
luce di tutte queste considerazioni, abbiamo stilato un
decalogo
per una corretta digestione.