Acquacoltura: pesce di allevamento

Il pesce d'allevamento è quello che viene nutrito e coltivato in ambienti circoscritti controllati dall'intervento dell'uomo, questa pratica prende il nome di acquacoltura.

Gli ambienti dove vengono tenuti i pesci si differenziano in peschieri, vivai, bacini, stagni o valli da pesca, e possono essere sia d'acqua salata che d'acqua dolce.

L'acquacoltura, detta fish farming o fishfarm in inglese, è un settore fiorente diffuso in tutto il mondo, che costituisce circa il 31% del mercato mondiale di pesce pescato, con circa 42 milioni di tonnellate annue.

I pesci che meglio si adattano all'acquacoltura e che più vengono allevati sono la carpa (con circa 15 milioni di tonnellate considerando tutte le specie) e il salmone (con 1 milione e 422 tonnellate), ma anche orata, branzino, ombrina, ricciola, anguilla, trota, tonno, storione, muggine, salmerino e ancora crostacei come gamberi e mazzancolle e molluschi come cozze, vongole e ostriche. Soprattutto in Oriente si allevano anche alcuni tipi di alghe.

 

 

Metodi di allevamento

Pesce allevamento

L'acquacoltura si può suddividere in due grandi categorie a seconda del metodo di allevamento dei pesci.

Acquacoltura estensiva

È quella in cui l'intervento umano è molto ridotto e si limita alla preparazione dei bacini destinati all'allevamento. La concimazione e la semina del novellame e delle microalghe sono preventive, dopodichè l'uomo lascia che i pesci si sviluppano e crescano in maniera naturale, non somministrando cibo dall'esterno, controllando di tanto in tanto il loro stato di salute, e compensando l'acqua che se ne va con l'evaporazione. 

I giovani esemplari vengono raccolti in natura oppure comprati nei centri di riproduzione.

L'acquacoltura estensiva è un sistema chiuso e autosufficiente, come una sorta di grande acquario, e tra tutti i metodi di allevamento è quello che ha un impatto negativo minore sull'ambiente, se si escludono i lavori fatti per creare i bacini.
Di questa categoria fanno parte la stagnicoltura e la vallicoltura marina, situate generalmente in zone lagunari o presso le foci a delta dei grandi fiumi. 

Acquacoltura intensiva

È un sistema che prevede un massiccio intervento da parte dell'uomo che crea il bacino e lo popola con le specie di pesci desiderate, quindi somministra loro costantemente cibo, acqua fresca e ossigeno. Gli alimenti somministrati possono essere naturali (altri pesci o cereali), oppure artificiali (mangimi).

Esistono tanti parametri da rispettare e da tenere sotto controllo nel caso dell'acquacoltura intensiva, come ad esempio il tasso di acidità, di calcio, arsenico, cloro, idrogeno, nitrati, nitriti e così via.

La densità di pesci e il livello di produttività sono molto più alti in questo caso, rispetto all'acquacoltura estensiva, ma, per contro, la qualità dei pesci pescati è nettamente inferiore.

Recentemente si è sviluppata una nuova forma di acquacoltura, quella iperintensiva, detta anche RAS (Recirculated Aquaculture System), o sistema a ricircolo, che prevede un sistema di continuo ricircolo dell'acqua, di continua aggiunta di ossigeno nei bacini d'allevamento e di alimentazione a mangimi artificiali. Essendo un sistema molto tecnologico, deve tenere sotto controllo svariati parametri, tra i quali la salinità, il Ph, la temperatura, l'ossigeno, il livello di ammoniaca, il grado di illuminazione etc... Sicuramente è il sistema che ha il più alto impatto sulla natura, poiché controllato costantemente dall'uomo e, per questo, la qualità dei pesci provenienti da questo tipo di allevamento dipende molto dalle scelte più o meno etiche dei gestori.

Rintracciabilità dei pesci d'allevamento

Una garanzia per i consumatori è rappresentata dal processo di rintracciabilità dei pesci d'allevamento: ogni pesce, mollusco o crostaceo viene identificato con un numero di lotto e con un sigillo sulle branchie che consentono di risalire alla storia del pesce fino al momento delle uove deposte nel bacino, di tenere monitorati anche i controlli terapeutici e il tipo di alimentazione somministrata.

La normativa UE prevede anche che si possa risalire alla data di pesca, alla vasca dove è stato pescato, allo stabilimento di produzione e così via, in modo tale da garantire in ogni momento un sistema trasparente tra le aziende che si dedicano all'acquacoltura e i distributori, i punti vendita e, infine, i consumatori. 

Le controversie dell'acquacoltura

Molte associazioni e organizzazioni a difesa dell'ambiente, come Greenpeace e Slow Food, si sono schierate contro i metodi di acquacoltura intensivi ed iperintensivi, definendoli pratiche che causano gravi problemi all'impatto ambientale e che non rispettano i diritti degli animali.

Dall'altra parte gli allevatori di pesce e altre organizzazioni come la Fao ribattono che l'acquacoltura è un'importante risorsa per la popolazione mondiale, sia per i Paesi più poveri, sia per i Paesi occidentali che stanno esaurendo gli stock di prodotti ittici "al naturale".

La Comunità Europea ha cercato di imporre alcuni limiti e di indicare alcuni obiettivi per il futuro sviluppo dell'acquacoltura che deve mirare sia ad essere più competitiva attraverso un sostegno alla ricerca e allo sviluppo, sia ad essere più rispettosa dell'ambiente: "garantirne la sostenibilità mantenendo metodi di produzione rispettosi dell'ambiente ed elevati standard in termini di salute e benessere degli animali e tutela dei consumatori" [Strategia UE per l'acquacoltura - 2009].

 

 

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