La maggior parte del miele prodotto in Europa è composto da soluzioni soprassature di zucchero, ovvero la quantità di zucchero contenuta nel miele è superiore alla quantità che può rimanere allo stato liquido stabilmente. Dunque, questo miele va incontro naturalmente a un processo di cristallizzazione.
I fattori che determinano la velocità e la facilità con cui un miele va incontro a cristallizzazione sono:
Altri fattori che favoriscono la cristallizzazione sono l'agitazione del miele e il contenuto di particelle solide in sospensione.
La cristallizzazione non è un fenomeno negativo ma rappresenta una evoluzione naturale di quasi tutti i mieli.
L'unico scopo per il quale si eseguono lavorazioni atte a evitare o ritardare tale fenomeno riguarda le richieste dei consumatore che preferisce un miele liquido o completamente cristallizzato. A seconda dei casi, quindi, i produttori devono accelerare o inibire la formazione dei cristalli.
I mieli ad elevato contenuto di fruttosio si mantengono liquidi a lungo naturalmente: castagno, melata di bosco, robinia (acacia) .
Per mantenere il miele allo stato liquido si può agire in tre modi, che contrastano comunque con la flosofia del prodotto fresco, tuttavia la praticità d'uso del miele liquido consente di accettare questo compromesso tra aspetto e gusto.
È sconsigliabile conservare il miele a temperarure maggiori di 25 gradi, poiché le caratteristiche organolettiche scadrebbero velocemente. Sotto i 5 gradi (in frigrifero) il miele diventerebbe troppo denso e si perderebbe comunque la praticità d'uso.
Il consiglio è quello di acquistare miele cristallizzato in modo fine, che conserva una piacevolezza in bocca e una spalmabilità ottimali, oppure puntare su un miele che non cristallizza in tempi brevi come quello di acacia, castagno e melata.
Le tecniche di cristallizzazione guidata consentono di ottenere cristalli molto fini che garantiscono grande spalmabilità e piacevolezza in bocca.