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Cacao, burro di cacao e cacao in polvere
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Valori
nutrizionali del cacao amaro in polvere
Valori
nutrizionali del cacao magro in polvere
Ricette
Sì con cacao
L' albero del cacao, Theobroma cacao, è
una specie tropicale il cui habitat naturale risiede nello
strato inferiore della foresta pluviale, regioni in cui le
piogge sono intense, la temperatura è alta e abbastanza
uniforme, l'umidità è alta e l'ombra è
fitta.
Seminati e poi coltivati in un vivaio, gli alberi del cacao
vengono ripiantati all’età di due anni a una
distanza minima di 2 metri e mezzo gli uni dagli altri. Vicino
al cacao vengono piantati limoni, banani o eritrina (chiamata
dai coltivatori "la madre del cacao") che offrono
ombra e protezione da vento e pioggia.
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Al quarto anno l'albero del cacao comincia a
produrre frutti che si trovano nel tronco centrale e nei rami più
grossi.
La cabosside, il frutto dell’albero pesa
da 400 a 1000 grammi, a seconda della varietà.
Si giudica la maturazione dal cambiamento del colore (dal verde
al giallo o dal rosso all’arancione). Gli strumenti utilizzati,
machete o “ferro da cacao”, devono essere usati con
notevole abilità per non ferire l’albero per non danneggiare
i fiori o le gemme vicine.
In ogni cabosside si trovano da 40 a 70 semi di cacao,
stretti gli uni contro gli altri in cinque file, raggruppati attorno
a una placenta e prigionieri di una polpa biancastra, zuccherina
e leggermente acidula da cui si può ricavare l’aceto
di cacao. Simile ad una mandorla bianca più o meno
panciuta, un seme fresco pesa tra 2,5 e 3,5 grammi e due volte meno
dopo che è stato essiccato; occorrono 20 cabossidi per ottenere
1 chilogrammo di semi utili, ossia la produzione media annua di
un albero di cacao.
Origini e diffusione della pianta del cacao
Non c’è consenso scientifico sull'origine
del cacao, le teorie più accreditate sono 4.
1) Regione dell'Alta Amazzonia: questa regione è ricca di
foreste pluviali ed è un centro primario di biodiversità
ed è possibile che il cacao crebbe qua 10.000-15.000 anni
fa.
2) Regione dell'Alto Orinoco della Colombia nord-orientale e del
Venezuela nord-occidentale. Il ritrovamento di un considerevole
numero di geni di cacao in questa regione potrebbe indicare l'origine
del cacao selvaggio.Il passaggio al Messico sarebbe molto facile
da qui. Le colline ai piedi delle
3) Ande nella Colombia nord-occidentale. Anche qui sono state trovati
numerosi geni.
4) America centrale dal Messico meridionale al Guatemala. Altri
studi danno la foresta Lacandona del Chiapas e l'area del fiume
Usumacinta fra Messico e Guatemala come la culla del cacao.
Attualmente la distribuzione geografica dei produttori
di cacao è così composta: la Costa D’Avorio
è diventata il primo produttore mondiale davanti al Ghana
e all’Indonesia. Poi abbiamo il Brasile, la Nigeria, il Camerum,
l’Ecuador, la Repubblica Domenicana, la Colombia, il Messico
e la Papuasia.
La produzione annuale di cacao raggiunge i 3 milioni
di tonnellate di cacao di cui 2/3 destinati alla produzione di pasta
e burro di cacao; e 1/3 destinato alla produzione di polvere di
cacao.
L'80% del cacao al mondo è coltivato in piantagioni da 1
a 4 ettari. La resa per ettaro è molto variabile: ci sono
piantagioni ad alta tecnologia con rese superiori a 2 tonnellate
e piantagioni con rese inferiori a 100 kg. Una rozza media mondiale
è di circa 500 kg per ettaro all'anno con 25 frutti che forniscono
un kg di prodotto secco e con un optimum di 800 piante per ettaro.
Varietà di cacao
Criollo, Forastero
e Trinitario sono i tre principali tipi di Theobroma
cacao. Questi gruppi si distinguono per struttura dei frutti, colore
delle fave e numero delle fave per frutto.
Il Criollo è il cacao probabilmente coltivato
dalle civiltà mesoamericane. La sua fragilità spiega
il fatto che sia raro, c'è chi afferma che rappresenti solo
lo 0,01% della produzione mondiale. Dotato di un potente profumo,
ha un gusto sottile e aromatico, molto diversificato in base ai
terreni.
I "Cru" sono i cacao Criollo coltivati in alcune zone
delimitate, sono particolaemente famosi il Chuao, il Puerto cabello,
il Porcellana del Venezuela, il Saqmbirano di Madagascar e il crollo
dell’Indonesia.
Il tipo Forastero deriva dalla sottospecie Theobroma
cacao sphaerocarpum, è il tipo più coltivato al mondo,
specialmente in Brasile e nell'Africa occidentale.
I cru forasteros africani sono tendenzialmente mediocri, ma esistono
cru fini come Arriba o (national) prodotto in Ecuador e a trifida
e il Maragnan del Brasile o del Venezuela.
Il tipo Trinitario discende da un’ibridazione
fra il Criollo e il Forastero. Esso combina alcune caratteristiche
aromatiche e sensoriali del Criollo con il vigore e l'alta resa
del Forastero. Originario di Trinidad, è ancora oggi coltivato
in America latina, nello Sri Lanka e in Indonesia. I cru migliori
provengono da Trinidad e da Java.
Lavorazione del cacao
Fermentazione. I coltivatori
asportano il frutto maturo e lo aprono per prevelarne il grappolo
di semi avvolti da una polpa zuccherina.
Le fave di cacao sono messe a fermentare a seconda dei Paesi in
canestri, in box di legno, in cilindri al riparo dalla luce. Ogni
giorno il cacao dovrebbe essere ruotato per favorire una fermentazione
uniforme. È durante la fermentazione che si sviluppano i
precursori degli aromi. Lo zucchero, il basso pH, le condizioni
anaerobiche favoriscono l'attività di 16 specie di lieviti.
I lieviti riducono lo zucchero in alcol e biossido di carbonio.
I batteri cominciano a ossidare l'alcol in acido lattico e poi in
acido acetico. Questo produce calore e fa salire la temperatura
fino a 50°C. La fermentazione dura dai 3 giorni (per alcune
varietà di criollo) fino a 7-8 giorni.
Essiccazione. Il principale obiettivo dell'essiccazione
è quello di ridurre l'umidità fino al 6-7% anche se
in questa fase continuano le reazioni chimiche avvenute nella fase
precedente. Può essere solare o artificiale. Quella solare
che avviene in alcuni giorni è migliore perché più
lenta e quindi permette all'acido acetico di fuoriuscire.
A questo punto le fave di cacao vengono messe in sacchi di fibra
vegetale e sono pronte per essere vendute sul mercato.
Frantumazione. Successivamente i semi vengono frantumati
in grossi pezzi e macinati finemente con una macchina detta tararà.
Tostatura. La durata e il grado di tostatura dipendono
dall’origine dei cru e dal prodotto che si desidera ottenere,
mentre lo scopo dell’operazione consiste essenzialmente nello
sviluppare gli aromi preformati nella fermentazione, nell’eliminare
gli ultimi acidi volatili, nell’abbassare il contenuto d’acqua
e ridurre la popolazione batterica.
Macinazione. La granella di cacao viene macinata
finemente e raffinata si ottiene così la pasta di cacao.
Burro di cacao e cacao in polvere
La pasta di cacao può essere impiegata
direttamente nella produzione del cioccolato, oppure può
essere filtrata a caldo separando la parte grassa, il burro
di cacao, dalla parte magra, il pannello o cacao
in polvere.
Per cacao o cacao in polvere si
intende il prodotto ottenuto mediante trasformazione in polvere
di semi di cacao puliti, decorticati e torrefatti e che presenta
un tenore minimo di burro di cacao del 20% ( percentuale calcolata
sul peso della sostanza secca) e un tenore massimo di acqua del
9%.
Il cacao magro in polvere contiene ancora una parte
di grassi, che in genere si attesta sul 10-12%.
Il burro di cacao è costituito in prevalenza
da acido stearico ed acido oleico, ed una piccola parte di acido
palmitico e tracce di altri acidi grassi. Dunque i grassi del cacao
sono in prevalenza saturi, ma dal basso potere aterogenico (essendo
prevalentemente costituiti da grassi saturi a catena media, come
lo stearico).
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